21 settembre 2009

La custode di mia sorella


I film del sabato sera vengono selezionati fra la programmazione delle sale raggiungibili senza che si renda necessario disturbare santi, madonne e stuoli di parenti trapassati e non durante la ricerca del parcheggio. Quindi vengono evitati accuratamente tutti i cinema del centro, per ovvi motivi.In corso giulio cesare, dove una volta sorgeva il cinema adua, c’è un cratere. Non perché sia caduto un meteorite in città, ma perché probabilmente un condominio è più utile di una sala cinematografica. Lo studio ritz, altra sala decentrata e con facilità di parcheggio è chiuso per lavori. Non è dato sapere se e quando i lavori termineranno verrà riaperto in veste di cinema oppure no. Nelle altre sale frequentabili c’era l’ultimo film di Woody Allen, appena uscito e, all’Alfieri, abbastanza centrale ma con parcheggi a profusione, “la custode di mia sorella”, appunto. E quindi ci siamo dirette all’Alfieri. Che la vettura nuova è più ingombrante della precedente, e non c’ho ancora né la mano né l’occhio per i parcheggi. Con non poco stupore abbiamo pagato l’ingresso 2.50€. Poi abbiamo capito perché.Il film, contrariamente alle aspettative, non è stato un mattone strappalacrime. Narra la vicenda della famiglia Fitzgerald, marito, moglie e tre figli: Kate, Jesse e Anna. Alla maggiore, Kate, viene diagnosticata una grave forma di leucemia in tenera età. Siccome né il padre né la madre né il fratello sono compatibili per la donazione di midollo osseo, viene concepita in provetta Anna che, giunta all’età di 11 anni si rivolge a un famoso avvocato per chiedere l’emancipazione medica e i diritti sul suo corpo...

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