26 marzo 2010

Donne senza uomini


Anche in sala, che sembrava di essere ad una proiezione in un circolo vetero-femminista. Il film, vincitore del leone d’argento all'ultimo festival di Venezia, ci porta in Iran nel 1953, alla vigilia della caduta di Mossadeq e ci racconta la vita di quattro donne, tutte, anche se in modo diverso, oppresse da un maschilismo ottuso e prepotente. Munis, segregata in casa dal fratello che le impedisce di partecipare alla lotta per la libertà del suo paese; Fakhri, sposata ad un colonnello dell’esercito che le ha impedito di continuare a cantare, e solo quando ritroverà un vecchio amico troverà il coraggio di lasciarlo; Zarin, prostituta anoressica che non vede nemmeno più i volti dei suoi clienti e quando va all’hammam si lava a sangue cercando di togliersi di dosso lo strato di sporcizia invisibile; l’ingenua Faezeh, amica di Munis, che verrà stuprata da due uomini. Si ritroveranno in una tenuta isolata, quasi irreale, dove si sentiranno protette. A tratti sembra un “amabili resti in medio oriente”, ed è proprio in questi momenti che il film diventa leggermente pesante.


2 commenti:

  1. Non ho visto Amabili Resti, però questo l'ho apprezzato parecchio. E proprio quei momenti, per esempio quando una di loro (la prostituta se non sbaglio) arriva alla tenuta e viene poi ritrovata nel giardino, li ritengo personalmente i migliori. Naturalmente è il mio punto di vista, infatti vedi su che articolo sono venuto a cercarti, mi dispiaceva lasciare vuoto questo spazio ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E io apprezzo molto che qualcuno si prenda "la briga" di spulciare negli arretrati.
      Il film era indubbiamente interessante.

      Elimina