29 marzo 2010

Il profeta


Che poi non si dica che io ce l’ho coi traduttori di titoli, ma.
Per quale motivo un film il cui titolo originale è “UN prophète” nella traduzione deve diventare “IL profeta”?
Che per caso mi sono distratta mentre approvavano una legge sull’abolizione dell’articolo indeterminativo?
A parte questo, nella visione tardo-pomeridiana del film, come temevo, la sala era gremita da pensionati e madaminchie che non hanno taciuto un istante, peggio dei ragazzini coi pop corn, che per fortuna loro, per sopraggiunti limiti dentali, non sgranocchiavano. Anche questo film andrebbe visto in lingua originale, per cogliere meglio le differenze fra il francese parlato dai corsi rispetto a quello parlato dai francesi piuttosto che dagli arabi. Ma siccome non si può avere tutto dalla vita, ci siamo dovuti accontentare della versione doppiata. Nonostante la sua durata (150minuti) il film non fa pesare la sua lunghezza, mai. Malik, senza famiglia e affetti, analfabeta, entra in carcere per scontare una condanna a 6 anni. Verrà subito adocchiato da Luciani, leader dei corsi, che spadroneggia nel carcere e ne farà – dopo che Malik, quasi come un rito di iniziazione, eliminerà un “nemico” – il suo protetto. Ma Malik impara in fretta, e, frequentando la scuola del carcere, impara a leggere e scrivere, diventa amico di Ryiad, stringe altre alleanze e alla fine si affrancherà dal suo protettore . Potente.

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