19 marzo 2010

Mine vaganti


Ozpetek è una certezza.
Tu entri in sala e già sai che troverai gente diversamente eterosessuale seduta a tavola che mangia.A questo giro siamo a Lecce, a casa della famiglia Cantone, proprietaria di uno dei più importanti pastifici della zona.In vista di una fusione societaria, l’autoritario capofamiglia convoca per l’occasione il figlio minore Tommaso, da anni trasferitosi a Roma per studiare, secondo loro, economia e commercio.Tommaso però non ha studiato economia e commercio, si è iscritto a lettere, sogna di diventare scrittore e vuole approfittare della riunione di famiglia per confessare di essere gay. Peccato che nel corso del pranzo, il fratello Antonio, che ha sempre lavorato nella fabbrica di famiglia, lo anticipi sul tempo, dichiarando a sua volta la sua omosessualità, di fronte ad una famiglia che lo ascolta incredula, prima divertita pensando si tratti di uno scherzo, poi terrorizzata per il disonore che si abbatterà sulla famiglia quando la cosa si verrà a sapere e il padre (quell’Ennio Fantastichini che sempre per Ozpetek in “saturno contro” dichiarava, alla disorientata madre di Lorenzo – Lunetta Savino – “Gay io? No, io sono frocio”) rimane talmente scioccato dalla rivelazione da avere un infarto, il che costringe Tommaso a rivedere i suoi progetti, e a prolungare il suo soggiorno in Puglia.Frequentando da anni quasi esclusivamente amici gay, ho riso parecchio. Mi sono emozionata con Ilaria Occhini, bella con tutte le sue rughe che non ne nascondono il fascino, mi sono commossa di fronte a tutti quei dolci, e ho invidiato la collezione di scarpe che sfoggia Nicole Grimaudo.

Non farti mai dire dagli altri
chi devi amare e chi devi odiare.
Sbaglia per conto tuo, sempre.

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