5 febbraio 2011

Il discorso del re (The King's Speech)

Non andavo al cinema Centrale da una vita.
Il cinema Centrale è – incredibile – in centro, vicino a piazza san Carlo, vicino a piazza Carlo Alberto, vicino a piazza Carignano. Il cinema Centrale, oltre ad essere in centro, è piccolo. La sala è lunga e stretta. Una trentina di file da sette posti, lo schermo mediamente piccolo, le poltrone mediamente imbottite. E una programmazione assolutamente dignitosa, fra l’altro. Infatti era l’unica sala cittadina in cui hanno proiettato Precious, e io, non per vantarmi, me lo sono perso. Questa settimana danno “il discorso del Re”, che, per essere precisi, è uscito in altre cinque sale. Ma al Centrale lo danno in versione originale coi sottotitoli. Che va bene essere snob, e tirarsela fino a strapparsela, ma senza sottotitoli probabilmente avrei qualche lieve difficoltà a vedere un film in inglese. Più che altro a capirlo completamente, ecco. A mio parere The King’s speech è proprio uno di quei film che doppiati perdono buona parte del loro fascino, e quindi, avendone la possibilità, lo si è visto in inglese. 
Il duca di York, Albert Frederick Arthur George, Bertie per gli intimi, secondogenito di Re Giorgio V, è affetto fin dall'infanzia dalla balbuzie, e nessun medico riesce a trovare un rimedio all'imbarazzante problema. Dopo un disastroso discorso durante la cerimonia di chiusura dell’Empire Exhibition al Wembley Stadium, la moglie Elisabeth (la futura regina madre) si rivolge al signor Logue, specializzato in problemi del linguaggio, per cercare di aiutare il marito. Che all'inizio si mostrerà contrariato per i metodi poco ortodossi di Logue ma, col tempo, si renderà conto che l’insolita “terapia” sembra l’unica in grado di dare risultati positivi. Alla morte di Giorgio V salirà al trono il fratello (Edward Albert Christian George Andrew Patrick) David, ma la sua relazione con l’americana e pluridivorziata Wallis Simpson non viene vista di buon occhio, e, mentre al 10 di Downing Street si discute se sia ammissibile che il Re d’Inghilterra possa tenere separate la vita pubblica da quella privata (questa cosa mi ricorda qualcosa... a voi?) il Re abdicherà in favore del fratello. Che, oltre alla balbuzie, dovrà affrontare anche l’entrata in guerra contro la Germania, che annuncerà alla nazione con un discorso radiofonico tenuto a Buckingham Palace, con Logue che lo supporta. 
La scena dell’incontro – a casa di Logue - fra la regina e la signora Logue vale il film, forse un po' ruffiano. Colin Firth in odore di oscar, Helena Bonham Carter (per una volta vestita e pettinata normalmente, e non come se uscisse da un incubo di Tim Burton dopo una doppia porzione di peperonata a cena) e Geoffrey Rush convincenti. 

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