1 aprile 2011

Never let me go (Non lasciarmi)

"Non volevamo scavarvi nell’anima.
Volevamo vedere se ce l’avevate, un’anima."

Sai quando esci dalla sala pervasa da una tristezza che ti avvolge come la coperta di pile con cui passi le domeniche d’inverno sul divano? Ecco. La sensazione che ho provato ieri sera era quella, con la differenza che non avevo la coperta di pile. E nemmeno il divano.
Kathy H. dall’altra parte del vetro di una sala operatoria dove si sta per effettuare un espianto di organi racconta la sua storia. Che è anche quella di Ruth e di Tommy, e di tutti gli altri “ospiti” del collegio di Hailsham: non sono figli di nessuno, non sono orfani, non hanno un cognome, ma solo una lettera, non hanno un passato e, siccome sono stati creati esclusivamente per fornire organi per i trapianti quando saranno adulti, soprattutto non hanno un futuro, se non quello che è stato programmato a favore della scienza.
A cui non potranno opporsi, ma soltanto subire.
Fantascienza dal passato, che ti mette addosso tristezza ed inquietudine. Ma non commozione.

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