4 dicembre 2011

Innocent Saturday

Come sabato scorso ti ritrovi a far le corse. 
Porta la poison-mamma dalla pettinatrice, abbandonala a casa e scappa al cinema. Il film inizia alle 11.15, è quello che chiuderà la kermesse nella serata ad inviti, e quindi alla proiezione di stamattina si prevede parecchia affluenza. Dev’essere per questo che invece di proiettarlo nella sala 3, la più grande, hanno scelto la 1, dalla capienza decisamente inferiore.
Decido di parcheggiare in corso Francia e di prendere la metropolitana alla stazione Bernini.
Parcheggio. Scendo dall’auto. Se il buongiorno si vede dal mattino pesto un’enorme merda di cane nascosta dalle foglie, bestemmio un po’ mentre cerco il solito parchimetro e/o parcometro, torno all’auto, facendo attenzione a non ripestare la merda, e mi dirigo alla fermata. Dove cazzo è la fermata? Non la vedo. Decido di andare in Principi d’Acaja e sono certa che alla Stratorino ci sia stata gente che correva più adagio. Arrivo al cinema e, come da previsioni, c’è coda. Per fortuna riusciamo a sederci. 


E ci gustiamo Albert Nobbs, interpretato da una grande Glenn Close che si finge uomo per poter lavorare come cameriere in un prestigioso hotel di Dublino. Albert è impeccabile e irreprensibile, lavora e risparmia perchè sogna di aprire presto una sua attività. Nessuno sospetta della sua vera identità, fino al giorno in cui la proprietaria dell’hotel gli dice di ospitare in camera sua Mr. Page, l’imbianchino. 
La pigrizia prende il sopravvento, e invece di spostarmi al Greenwich per vedere Tayeb, Khalas, Yalla / Ok, Enough, Goodbye, resto al reposi per Healt, un inedito di Robert Altman, satira sulla politica degli Stati Uniti, vista attraverso le elezioni del nuovo presidente della Health potente compagnia di cibi macrobiotici e salutisti, durante una convention in un grande hotel della Florida. Fra saltimbanchi, truffatori, imbonitori nani e ballerine si scontrano l’83enne vergine (Dimostro venti anni di meno. E perché? Perché sono vergine. Ogni orgasmo porta via ventotto giorni di vita.) Esther Brill (Lauren Bacall) e la profetica Isabella Garnell (Glenda Jackson). Indubbiamente interessante, ma inevitabilmente datato. 

Doverosa dose di caffeina e di nuovo in coda, per l’attesissimo ultimo film, l’anteprima di Twixt, di Francis Ford Coppola. Un inutile pastrocchio gotico con alcune inutili scene in 3D, in cui uno scrittore di romanzi inutili, un Val Kilmer imbolsito (deve aver seguito la stessa dieta di Alec Baldwin, suppongo) si ritrova in un misterioso paesino con un campanile con sette orologi che indicano sette ore diverse, a presentare il suo ultimo libro. Siccome nel paese non c’è una libreria, l’inutile presentazione avviene in ferramenta, alla presenza dello sceriffo Bobby La Grange, a cui si deve l’unica battuta degna di nota del film: “cosa si prova ad essere lo Stephen King dei poveri?”. Ecco. Il film avrebbe potuto concludersi in quel preciso istante, perchè tutto quello che segue è inutile. Quindi, quando il film uscirà nelle sale (perchè questo uscirà, statene certi), fate una bella cosa: evitatelo, e andate a mangiarvi una pizza. Cosa che io e la bionda abbiamo fatto comunque, ma soltanto dopo.

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