28 febbraio 2011

Indovina chi si imbuca a cena

E’ giovedì pomeriggio.
I programmi della Poison prevedono una lezione di pilates in palestra e una serata casalinga corredata dagli immancabili scazzi con la poison.mamma. Non invidiatemi, se potete.
Poi, incredibilmente, il cellulare della Poison suona. Sul display appare un numero noto, ed ella risponde.
Il telefono della Poison suona talmente di rado che risponderebbe anche ai testimoni di Geova, se usassero il telefono per far proseliti e non l’antiquato metodo di attaccarsi al citofono alle ore più improbabili e improponibili della domenica mattina.
Comunque, la voce amica, dopo i saluti e i convenevoli in uso fra personcine civili ed educate, le chiede quali sono i suoi eventuali programmi per la serata, che non vi starò a ripetere onde evitare di farvi precipitare nel tedio più profondo e inesorabile.
Mi spiega che ci sarebbe una cena in un locale cittadino a cui lui non può partecipare, e aveva quindi pensato di “cedermi” il posto, estendendo l’invito anche a sua bionditudine. Che andare ad una cena da soli, non so voi, ma io lo trovo un po’ triste.
Mi consulto con s.b. che ovviamente accetta, anche perchè uno dei dogmi su cui si basa la nostra religione è che gratis – a parte rare e selezionate eccezioni, come ad esempio il concerto di Mariano Apicella e/o un comizio di Cota – non si rifiuta nulla.
E quindi, accettiamo.
Recupero S.B. e ci dirigiamo alla Macelleria, (botta di culo strepitosa a trovar parcheggio all’ora di cena nei pressi di piazza Vittorio a 20 metri dall’ingresso del ristorante) dove, a discapito del nome, la serata, grazie anche allo sponsor, vedrà il trionfo del carboidrato spinto.
Aperitivo a base di un delizioso prosecco di Planeta e poi, dopo l’antipasto (un insalata di pollo e verdure che, per i miei standard, era sufficiente come cena completa) abbiamo potuto gustare:
- orecchiette in salsa di cime di rapa;
- tortiglioni ai porri (i miei preferiti)
- mafaldine tricolori con cardo, gorgonzola e pepe rosa.
Dopo che hai ingurgitato in una sera la stessa quantità di carboidrati che solitamente mangi in un mese vuoi star lì a far la figura della t(R)op model che rinuncia al dolce? Non sia mai. E quindi prendi anche il bunet.
E quando esci, mentre ti porgono anche l’omaggio, saluti, sorridi e rotoli via...

24 febbraio 2011

Black Swan e/o Il cigno nero e/o che due maroni

Pensavo ieri sera, mentre guardavo il film (che in qualche modo bisogna pure farlo passare il tempo, no?) che non ricordo se da piccola mi abbiano mai rivolto la fatidica domanda “cosa vuoi fare da grande?”. Ma so per certo che mai (e quando dico mai intedo proprio mai) e poi mai avrei risposto “la ballerina”. Sarà che quando ti ritrovi col fisico esile ed aggraziato di un fustino del Dash sei conscia dei tuoi limiti, ed eviti di farti guardare con stupore e commiserazione dagli astanti. Non credo di aver mai risposto nemmeno la maestra e/o l’astronauta, anzi, per dirla tutta forse non l’ho mai saputo cosa avrei voluto fare da grande. Considerato che non ho fatto un cazzo, alla fine ho fatto bene a non sbilanciarmi.
Comunque, l’unico pregio del film di ieri sera era di essere in inglese. Vuoi mettere il culo di sentir piagnucolare la Portman per tutto il film senza doppiaggio?
Posso dire che Vincent Cassel (uno dei tanti motivi per cui invidio la Bellucci, che, oltre ad avere la mia stessa età, ha in comune con me anche il fatto di non saper recitare) in inglese non se la cava male. A parte essere comprensibilissimo (cosa che capita quasi sempre quando a parlare è uno straniero, infatti sono riuscita a capire anche l’intervista di Nicole Minetti rilasciata alla CNN) non parla inglese come fosse un francese, e questo me l’ha fatto apprezzare ancora di più. 
Comunque, per farla breve, Nina (la Portman) viene scelta per interpretare la regina dei cigni ne “il lago dei cigni”. Solo che la povera ragazza, che vive con una madre leggermente ansiosa/oppressiva/ossessiva, inizia a manifestare qualche vago segno di squilibrio mentale. Che va bene lo stress, la tensione e tutto il resto, ma quando inizi ad avere le allucinazioni non sarebbe il caso di farsi curare?
Nonostante il film non valga i soldi del biglietto, la Portman è effettivamente brava, e la candidatura all’Oscar ci sta tutta.
(Postilla per il Dottor Piazza: Mila Kunis è una gran gnocca)

23 febbraio 2011

L'importante, nella vita, è essere coerenti.

Ricordate l’altro giorno quando mi autoincensavo per la mia morigeratezza nei confronti dello shopping nell’ultimo periodo?
Ecco. Io non l’ho mai detto. E, se l’ho detto, sono stata fraintesa.
Oggi a Torino c’è il sole. E la sottoscritta ha deciso di prolungare la pausa pranzo e spingersi fino al mercato di Corso Palestro.
Ella è tornata in ufficio carica come un venditore ambulante di tappeti, corredata di: numero una maglia blu, numero un vestito color prugna, numero un cappotto color panna, numero una borsa color tortora e numero un’arancia tarocco.
Oltre all’immediata ed effimera gratificazione da shopping inutile und inaspettato, adesso sono anche vagamente pervasa da un lievissimo senso di colpa: non avrei dovuto comprarla, quell’arancia.

di quella volta che venni abbordata per strada.

Perchè anche la Poison è stata un bel donnino, a suo tempo. E, come a tutti i bei donnini che si rispettino, anche a lei è successo di venire abbordata per strada. Questo episodio accadde nel lontano  2007, e all'epoca dei fatti ne parlai sul blog. Non questo, che nel 2007 non esisteva ancora, l'altro.  Che all'epoca non leggeva nessuno. Quindi è come se non l'avessi mai scritto. Vabbè, per farla breve, ripropongo:

...mentre indicavo a due turisti da che parte dirigersi per raggiungere la zona del “quadrilatero romano” sono stata abbordata (v.tr. fig., avvicinare qcn. con l’intento di attaccare discorso: abbordare uno sconosciuto per strada) da un maschio bianco di razza caucasica verosimilmente eterosessuale.
Questo è il dialogo che mi ha vista interprete stupefatta.
Maschio Bianco: “Sei impegnata?”
La sottoscritta, che, per simpatia, chiameremo Zitella Acida: “Sì, abbastanza.”
M.B. “non intendevo adesso, ma in generale”
Z.A., colta alla sprovvista: “bah, boh, mah, sì, insomma, non so. scusa ma sono un po’ di fretta, devo arrivare alla feltrinelli prima che chiuda”
M.B. “sì, capisco, ma senti, è che prima ti sei girata e… sei carina, mi piacerebbe conoscerti. ho 30 anni, non sono un ragazzino”
Z.A. “senti, faccio uso regolare di specchi da più di 40 anni e ho poche certezze nella vita: una di queste è che io NON sono carina”.
M.B. “no, ti assicuro, non è vero. Sei molto carina.”
Z.A. “lascia perdere, ho avuto una giornata infernale e non è davvero il caso che tu insista”
M.B. “ah, non mi parlare di lavoro, pensavamo che dopo le feste calasse un po’ il ritmo e invece c’è sempre un sacco da fare. Io lavoro da Fiorio. (ndr : famoso caffè/gelateria torinese, che fa parte dei locali storici d’italia) Io invece sto cercando un dvd un po’ particolare”
Z.A. “ah”
M.B. “non pensare male, non sto cercando un fim porno”
Z.A. “ti assicuro che se anche tu fossi alla ricerca dell’opera omnia di teresa orlowsky io non penserei nulla comunque”
M.B. “no, io sono appassionato di operetta”
Z.A. “capisco” (forse era meglio teresa orlowsky?) “sono totalmente ignorante in materia.”
M.B. ha iniziato uno spiegone appassionato sugli splendori dell’operetta, che ad una profana come la sottoscritta sono risultati interessanti quanto un simposio sull’elettrodermocoagulazione dei peli inguinali nel suino nero dei nebrodi…
Z.A. “hai provato nel negozio in via viotti ?”
M.B. “arrivo proprio da lì, niente”
Z.A. “internet?”
M.B. “macchè”
Z.A. “viaggio in austria?”
M.B. “no no, adesso parlo con una mia amica che forse riesce tramite sua nonna che è in contatto con la zia del cugino del fruttivendolo della governante della nonna del vicino di casa del portinaio………
Z.A. “buona fortuna”
M.B. “ma da fiorio non vieni mai?”
Z.A. “scherzi? sono una frequentatrice storica, quasi come Cavour.”
M.B. “non ti ho mai visto”
Z.A. “non so che dirti”
M.B. “mi chiamo alberto”
Z.A. “ciao alberto, piacere”
M.B. “mi farebbe davvero piacere rivederti
Z.A. “…”
M.B. “potresti venire a bere qualcosa da fiorio”
Z.A. “sì, potrei.”

21 febbraio 2011

perchè sanremo è sanremo?

Dopo aver visto i primi 5 minuti della serata inaugurale, sabato sera sono riuscita anche – dati i tempi biblici – a vedere la premiazione.
Se consideri che sono andata al cinema, sono uscita dal cinema alle 0.30, e son tornata a casa, situata a circa 40km dal cinema, fai un po’ tu che ora si era fatta.

Comunque ha vinto Vecchioni Roberto, aka “il professore”.

La canzone è carina, ma, a onor del vero, è anche l’unica che ho sentito.
E ogni volta che la ascolto la strofa iniziale mi ricorda qualcosa di déjà senti, ma non riesco a ricordare quale altra canzone mi ricordi.
Comunque, essendo appunto Vecchioni un professore (di grego e latino, mica di estimo o disegno tecnico), perchè alla fine, rivolgendosi a Gianni Morandi è riuscito a dirgli: “Se non era per te NON CI VENIVO MAI?”
Azzardare un “NON CI SAREI MAI VENUTO” gli sembrava brutto?

20 febbraio 2011

Il grinta

Casa poison, domenica mattina.
Interno cucina, durante la colazione:
“Sai, poison-mamma, ieri sera sono andata a vedere un film western, il grinta”
“Il grinta? Ma è un film vecchio!”
“Ma no, mica quello con gion uein, questo è nuovo, è un rifacimento, ed è candidato ad un sacco di oscar!”
“Ah.”



Comunque la storia è praticamente la stessa: la giovane Mattie Ross vuole vendicare la morte del padre, ucciso da Tom Chaney e, giunta in città, ingaggia il vecchio sceriffo "Rooster" Cogburn (Jeff Bridges, maestrale) per dare la caccia all’assassino del padre. Alla bizzarra coppia si unirà il Texas Ranger Le Boeuf, a caccia di Chaney per l’omicidio di un senatore.
Meno “Coeniano” del solito, il film ha tutti gli ingredienti per diventare un classico del genere. 
Non so se porterà a casa qualche statuetta, ma di sicuro quella per la fotografia sarebbe strameritata.

18 febbraio 2011

Rabbit hole

“Adorami, ed io ti tratterò di merda”
(Rebecca, parlando di Dio al telefono con la madre)

Confesso che ero abbastanza prevenuta nei confronti del film, che tratta un argomento talmente delicato che cadere nel melodrammone patetico era un gioco da ragazzi.
E invece, fortunatamente, non succede.
Rebecca (Nicole Kidman, che all’inizio io ho fatto fatica a riconoscere, mannaggia al botox) e Howie (Aaron Eckart) affrontano – ognuno a suo modo – la più crudele, devastante e destabilizzante perdita che possa esistere: quella di un figlio. Mentre lui sembra trovare conforto partecipando agli incontri di un gruppo di ascolto, lei reagisce in maniera apparentemente più “razionale”, arrivando ad instaurare un rapporto empatico con Jason, responsabile dell’incidente che ha causato la morte del piccolo Danny. 
 

17 febbraio 2011

avevo giurato che

questo mese (il "mese" inizia il 12 e finisce l'11 del mese successivo, come da estratto conto del signor Visa) mi sarei tenuta alla larga dallo shopping compulsivo.
E, invece, oggi ho ceduto.
Se consideri che oggi è il 17, son stata brava: ho resistito 5 giorni.
Ma quando vedi un delizioso vestitino nero di cui non hai assolutamente bisogno, ma ti viene voglia di provarlo anche se c'è scritto che è una 42 e quando lo provi ti rendi conto che le tue tette ci stanno tutte e due contemporaneamente e riesci pure a respirare e pensi che starà benissimo con quelle scarpe che hai comprato in un attimo di euforia e che non hai ancora messo perchè non c'è mai stata l'occasione, cosa fai? Lo lasci lì?
Certo che no.
E infatti adesso è qui, in un sacchetto sotto la scrivania.
E se non ci sarà l'occasione per metterlo... beh, la creo io.


Ma, soprattutto, quando il vestitino in questione, che, come potete vedere ha un prezzo abbastanza vergognoso, alla fine lo paghi BEN € 39.50... vuoi mettere la soddisfazione?

16 febbraio 2011

scoperte traumatizzanti

L'altra sera, come tutti i lunedì, sono andata a fare il mio massaggio settimanale.
Prima di me c’è l’Adelaide.
Non l’ho mai vista, perchè quando arrivo è nella sua cabina, e quando lei va via io sono ignuda sul lettino intenta a farmi massaggiare – cellula per cellula – i miei strati di cellulite, che curo con passione da una ventina d’anni, mese più, mese meno.
Adelaide ha un'età variabile fra gli 80 e gli 85 anni, e io la invidio, per il fatto che tutte le settimane abbia ancora la voglia di andare dalla massaggiatrice, e che alla fine di ogni massaggio salga sulla bilancia e si indigni se non ha perso peso. Capita che ogni tanto durante il massaggio si addormenti e si metta a russare, ma il più delle volte parla con la massaggiatrice che, dalla mia cabina, le risponde.
Ieri sera ha detto qualcosa relativamente alla lunghezza delle dita: parrebbe che, se l’indice è più lungo dell’anulare (o viceversa) è perchè la madre, durante la gravidanza, ha prodotto più testosterone o il diavolo sa cosa (prendetela con tutte le dovute cautele: l’Adelaide non è propriamente Rita Levi Montalcini).
Fatto sta che, non avendo niente da fare, mi sono guardata le dita.
Ed è stato in quell’istante che l’ho scoperto.
Che ancora mi chiedo come ho fatto a non accorgermene prima.
Come ho potuto essere così superficiale e indifferente.
Come ho potuto non rendermene conto.
Come ho fatto a non capire, a non voler vedere, a negare l’evidenza, a fingere con me stessa che tutto andasse bene: cazzo, ho l’indice destro più corto del sinistro, vi rendete conto?

15 febbraio 2011

orgoglio e pregiudizio (pochissimo orgoglio)

“signo’, l’orgoglio l’abbiamo finito ieri con tutte quelle fanatiche che son scese in piazza, m’è rimasto un mezzo chilo di qualunquismo, che faccio, glielo incarto?”
E mi dia il qualunquismo, su. Tanto chi vuole che se ne accorga?
La prima volta che ho visto in tv Manuela Arcuri che pubblicizzava il libro di Alfonso Luigi Marra ho pensato ad uno scherzo. Perchè il libro ha una copertina brutta. Talmente brutta che nemmeno io – che di copertine notoriamente non capisco una fava – sarei riuscita a farla così brutta, nemmeno impegnandomi.
Che se io entro in libreria senza idee a volte mi faccio attrarre anche dalle copertine, per dire. E di sicuro “Il labirinto femminile”, col faccione di A.L.M. che ammicca sornione come fosse il protagonista di un fotoromanzo del 1978, non attirerebbe la mia attenzione nemmeno fosse l’unico libro esposto.
Manuela Arcuri – che a me sta pure simpatica, pensa un po’ – poi ne parla con lo stesso vibrante entusiasmo che io riservo solitamente alla lettiera del gatto quando la devo pulire. Anche se lo “strateg(gggg)ismo sentimentale” devo dire che fa effetto. Soprattutto pronunciato da lei.
Personalmente il libro non l’ho mai visto in nessuna libreria, in nessuna edicola, in nessun lago, in nessun luogo... ma Alfonso Luigi Marra, simpatico come un’isterectomia, è superiore a queste cose. Lui se ne frega. Probabilmente il fine ultimo è quello di entrare nel guinness dei primati per il trittico di spot più brutti di tutti i tempi. Così, dopo Manuela Arcuri, passa a Lele Mora. Che gli puoi mettere in mano di tutto, ma un libro no, dai.
Siccome non c’è due senza tre, adesso pare sia il turno di Karima El Mahroug (Ruby per gli amici).
Dallo strategismo sentimentale al signoraggio bancario.
Proprio vero che al peggio non c’è mai fine.

11 febbraio 2011

Giovedì gnocchi. E film

La serata cinema scatta al giovedì.
Ieri sera avevamo programmato di andare a vedere l’ultimo film di Mike Leigh, “Another Year”. Che, a dirla tutta, a me ispirava come una puntata di Voyager sottotitolata in urdu. E, se vogliamo pure rincarare la dose, l’ultimo film del regista, “Happy Go Lucky”, l’avevo abbastanza patito, a cominciare dalla protagonista, quella Poppy ottimista sempre e comunque che se la incontri una mattina che hai i cazzi inchianati ti vien voglia di prenderla a roncolate sul coppino.
Comunque, il film iniziava alle 19.45 e io non ce l’ho fatta ad arrivare in tempo.
Vuoi perchè sono uscita dalla palestra alle 19.10, vuoi perchè attorno al cinema era la festa nazionale del divieto di sosta causa riprese cinematografiche, vuoi perchè quando la sfiga si accanisce la donna soccombe ecc.ecc.
Ma, essendo furba come una faina, avevo già pronto il piano B: recuperare “We Want Sex”, che non avevo ancora visto e che al Massimo ieri sera proiettavano in lingua originale. Quindi, per essere pignoli io ho visto “Made in Dagenham”.
Per una strana coincidenza la protagonista del film è Sally Hawkins , che, guarda caso, ha interpretato anche l’odiosa Poppy di cui parlavo prima.
Il film si ispira a fatti reali, e narra dello sciopero messo in atto sul finire degli anni ’60 dalle 187 operaie della ford di Dagenham che iniziarono la loro protesta a seguito del declassamento ad operaie non qualificate, proseguendo ad oltranza lo sciopero, rivendicando la parità di livello salariale per le donne, fino ad allora fortemente discriminate.
Nonostante i rappresentanti sindacali vagamente doppiogiochisti le donne riuscirono ad attirare l’attenzione del ministro del lavoro Barbara Castle, che due anni dopo varò l'equality pay act, la legge che sancisce il diritto all'uguaglianza salariale.

10 febbraio 2011

Maître(sse) à penser

Ieri sera mentre guardavo il tg su la7 mi sono ritrovata ad ascoltare un’intervista telefonica a Sara Tommasi, che fra le altre minchiate cose, concludeva la telefonata dicendo che auspicava di svegliarsi “cessa” in modo che nessuno gliela chiedesse più.
Sara, ascoltami: non funziona così.
Se no a quest’ora tutte le donne diversamente gnocche, a partire dalla sottoscritta, sarebbero ancora illibate.
Ma non è questo il punto.
Benedetta zocc ragazza, ma perchè porre dei limiti? Già che c’eri, invece di limitarti a pensare a svegliarti “cessa”, non potevi pisciare un po’ più lungo e desiderare, che so, di svegliarti intelligente???

5 febbraio 2011

Il discorso del re (The King's Speech)

Non andavo al cinema Centrale da una vita.
Il cinema Centrale è – incredibile – in centro, vicino a piazza san Carlo, vicino a piazza Carlo Alberto, vicino a piazza Carignano. Il cinema Centrale, oltre ad essere in centro, è piccolo. La sala è lunga e stretta. Una trentina di file da sette posti, lo schermo mediamente piccolo, le poltrone mediamente imbottite. E una programmazione assolutamente dignitosa, fra l’altro. Infatti era l’unica sala cittadina in cui hanno proiettato Precious, e io, non per vantarmi, me lo sono perso. Questa settimana danno “il discorso del Re”, che, per essere precisi, è uscito in altre cinque sale. Ma al Centrale lo danno in versione originale coi sottotitoli. Che va bene essere snob, e tirarsela fino a strapparsela, ma senza sottotitoli probabilmente avrei qualche lieve difficoltà a vedere un film in inglese. Più che altro a capirlo completamente, ecco. A mio parere The King’s speech è proprio uno di quei film che doppiati perdono buona parte del loro fascino, e quindi, avendone la possibilità, lo si è visto in inglese. 
Il duca di York, Albert Frederick Arthur George, Bertie per gli intimi, secondogenito di Re Giorgio V, è affetto fin dall'infanzia dalla balbuzie, e nessun medico riesce a trovare un rimedio all'imbarazzante problema. Dopo un disastroso discorso durante la cerimonia di chiusura dell’Empire Exhibition al Wembley Stadium, la moglie Elisabeth (la futura regina madre) si rivolge al signor Logue, specializzato in problemi del linguaggio, per cercare di aiutare il marito. Che all'inizio si mostrerà contrariato per i metodi poco ortodossi di Logue ma, col tempo, si renderà conto che l’insolita “terapia” sembra l’unica in grado di dare risultati positivi. Alla morte di Giorgio V salirà al trono il fratello (Edward Albert Christian George Andrew Patrick) David, ma la sua relazione con l’americana e pluridivorziata Wallis Simpson non viene vista di buon occhio, e, mentre al 10 di Downing Street si discute se sia ammissibile che il Re d’Inghilterra possa tenere separate la vita pubblica da quella privata (questa cosa mi ricorda qualcosa... a voi?) il Re abdicherà in favore del fratello. Che, oltre alla balbuzie, dovrà affrontare anche l’entrata in guerra contro la Germania, che annuncerà alla nazione con un discorso radiofonico tenuto a Buckingham Palace, con Logue che lo supporta. 
La scena dell’incontro – a casa di Logue - fra la regina e la signora Logue vale il film, forse un po' ruffiano. Colin Firth in odore di oscar, Helena Bonham Carter (per una volta vestita e pettinata normalmente, e non come se uscisse da un incubo di Tim Burton dopo una doppia porzione di peperonata a cena) e Geoffrey Rush convincenti. 

4 febbraio 2011

DONNA CHE RIVENDICHI IL TUO DIRITTO A ESSER DONNA, SEI SICURA DI ESSERE DONNA?

Il test, che non ha valore scientifico e non potrà essere usato contro di voi in tribunale, è stato partorito dalla mente malata di quel genio di non.sono.io.
Visto che la mia, di mente, è solo malata ma non geniale, mi sono limitata a sottrarglielo con destrezza. Cosa che non mi riesce nemmeno molto bene, considerato che sono mancina.
Lui ha creato solo le risposte a) b) e c).
Quindi, in molte ipotesi, voi troverete anche la risposta dee.

1 - Di fronte ad una vetrina imbandita di scarpe voi:
a) Cercate di mettere in vendita il rene sinistro per comprarvi quel modello composto di una suola di caucciù color finta pelle, con due laccetti addobbati da due brillantini rigorosamente falsi, del valore di appena duecentocinquanta euro, perché ce l’ha anche Ilary Blasi.
b) A voi sta sulle palle Ilary Blasi per questo la vostra scelta cade sull’altro modello, quello che assomiglia agli stivali degli esquimesi, anche se è agosto, perché amate la tendenza è vero, ma in fondo in fondo siete sobrie.
c) Passate oltre perché siete piene di scarpe e non avete necessità di un
nuovo ridicolo modello.
dee) delle scarpe di Ilary Blasi non me ne può fregar di meno. Se mi piacciono e mi stanno bene le compro. E’ inutile che tu mi chieda se ne ho bisogno. Avrei scarpe in eccesso anche se avessi 20 paia di piedi.

2 – Considerate il rito di rifare il letto la mattina prima di uscire:
a) Una necessità vitale.
b) Una tossicodipendenza.
c) Un’inutile perdita di tempo visto che tanto domani mattina dovrete rifarlo.
dee) più che una perdita di tempo al mattino non se ne parla per assoluta mancanza dello stesso.

3 – Se un uomo vi invita al ristorante:
a) Ordinate il piatto più costoso affiancandoci un vino di cui berrete solo un sorso ma il quale costa più del piatto più costoso moltiplicato per il prodotto interno lordo del Belgio, perché tanto siete sicure che non pagherete voi.
b) Alla fine della cena proporrete un pagamento alla romana, sicure che tanto l’uomo non vi permetterà di pagare.
c) Pagate voi insistendo sull’eguaglianza dei sessi in tutti i campi (vabbè questa è una cazzata utopica, ma non sapevo che mettere come terza opzione).
dee) ordino quello che mi piace a prescindere dal prezzo. E il vino, non piacendomi particolarmente e non capendone una beata minchia, lo lascio scegliere a lui. E se un uomo MI INVITA do per scontato che sia lui a pagare.

4 – Sempre al ristorante:
a) Vi abbandonate ai piaceri del palato pagando questo peccato con sei mesi di insalata scondita.
b) Ordinate un’insalatina a cui accompagnate due grissini integrali costringendo il vostro accompagnatore a domandarsi che cazzo ci siete venuti a fare al ristorante.
c) Mangiate come farebbe qualsiasi mammifero davanti a del buon cibo senza sensi di colpa e senza far notare agli astanti che “oggi non so cosa mi è preso di solito non mangio così tanto” (questa ha fatto ridere pure a me)
c – senza se e senza ma.

5 – Le scarpe con il tacco sono:
a) Un indispensabile strumento di seduzione.
b) Un obbligo, visto che siete alte un metro e cinquanta.
c) Un modo come un altro per farvi prendere per il culo quando camminate per strada, a causa dei tentativi disperati di rimanere in equilibrio a cui vi sottoponete inutilmente dato che mentre voi credete di attirare l’attenzione per l’altezza del tacco, gli uomini stanno tutti concentrati sulla vostra scollatura.
dee) un indispensabile strumento, visto che siete alte poco più di un metro e cinquanta, e, per fortuna, riuscite a camminarci senza sembrare Pollyanna reduce da Lourdes.

6 – Di solito sotto la gonna portate:
a) Gli slip rosa di Snoopy capaci di far passare la libido pure a Berlusconi
b) Due elastici che tentano di contenere inutilmente due chiappe grosse come la pancia di Ferrara.
c) Mutande pizzate modello “mia nonna con queste ci ha fatto sette figli”.
dee) slip brasiliani, a prescindere. gonna o pantaloni non fa differenza. Se c’è in programma la serata maiala (ti piacerebbe, eh?) anche niente.

7) Per dormire indossate:
a) Pigiama rosa di Snoopy per non rischiare che qualcuno si ecciti nonostante gli slip dello stesso tipo.
b) Completino comprato su E-bay di cui si dice appartenesse a Ilona Staller anche se addosso a voi sembra più l’immagine di una campagna contro la vivisezione.
c) Tuta proveniente dal Bangladesh come vi ha certificato il venditore ambulante.
dee) tutone felpato d’inverno, di provenienza ignota, t.shirt in estate. Le mezze stagioni? Non esistono.

8) Sesso in automobile:
a) No per carità che mi si rompono le unghie dove ho appena finito di pitturare l’Urlo di Munch.
b) Mai prima del quinto cocktail.
c) Perché no.
dee) non più. C’ho un’età!

9) Il vostro uomo ideale:
a) Simpatico, anche se dotato di fisico in vistosa decadenza
b) Bello e muscoloso, anche se esentato dalla facoltà di pensare
c) Un portafoglio di coccodrillo.
dee) non l’hanno ancora inventato

10) Quanto provate un orgasmo:
a) Infierite sul vostro amante con morsi, unghiate e calci sulle palle come le foche artiche.
b) Urlate come se qualcuno vi stia infliggendo la tortura dell’impalatura.
c) Orgasmo?
la b. ma con classe.

11) Al semaforo:
a) Aspettate il violetto chiaro perché il verde non si abbina alla borsetta.
b) Approfittate del semaforo rosso per mettervi i capelli in piega.
c) Cosa è il semaforo?
dee) parto quando scatta il verde. Cosa che dovrebbero fare anche quelli davanti a me.

Soluzioni:
Prevalenza risposte “A”: Complimenti siete una vera donna! Però per favore non fatevi vedere in piazza il 13…
Prevalenza risposte “B”: Non vi spaventate: non avete niente che non possa passare con due o tre anni di Prozac.
Prevalenza risposte “C”: Sareste pure persone normali, se la natura non vi avesse costretto a nascere donna.
Prevalenza di risposte “DEE”: Sei mia sorella.

3 febbraio 2011

u pilu è per sempre

A differenza di Cetto Laqualunque a me u pilu non piace.
Quindi, oltre a depilarmi con una certa regolarità, evito di comprare maglie pelose che siano d’angora piuttosto che di mohair piuttosto che di qualsiasi filato che non sia rasato.
Quasi sempre.
Ieri in pausa pranzo ho fatto un giro nel negozio che, durante i saldi, mi dà sempre un sacco di soddisfazioni. E, oltre a una tunica in seta che - se si esclude il fatto che mi fa due tette spropositate - mi sta abbastanza bene, ho comprato un cardigan grigio e nero, bordato avorio.
Come? La tunica non c’entra, sono io che HO due tette spropositate? Ah, d’accordo.
Comunque ieri sera torno a casa e, nel mostrare gli acquisti alla poison.mamma butto un occhio alla composizione dei capi. E’ stato lì che ho scoperto:
a) che la tunica è in seta.
b) che il cardigan è un misto lana, cotone, nylon e... angora.
Mi stupisco della presenza dell’angora, anche se in percentuale infinitesimale, e mi dico che, visto che siamo appena entrati nell’anno del coniglio, un po’ d’angora ci può stare, tanto nemmeno si nota.
Errore.
Stamattina mi metto il cardigan (che per la tunica di seta fa ancora troppo freddo) sopra a un paio di pantaloni neri.
Se c’è una cosa che non sopporto (fra le millemila cose che non sopporto) sono i peli sui vestiti, infatti sono un’utilizzatrice seriale di spazzole adesive.
Che dovrò ricordarmi di mettere in borsetta.
Perchè ho passato la mattina (e credo che mi ci dedicherò anche per buona parte del pomeriggio) a togliere pelucchi angorosi dai pantaloni.

2 febbraio 2011

Minchia, che problema!



Sempre sabato, sempre a Milano, visto che con la cultura non abbiamo avuto troppa fortuna, ci siamo dedicate allo shopping.
Lo so, son drammi che segnano.
Per farla breve, son tornata a casa con un delizioso tailleur blu di Les Copains, che sua bionditudine ha definito da "vecchia signora".
Per poi ricredersi quando l'ha visto indossato.
Ma veniamo al problema.
Di che colore metto le calze???

1 febbraio 2011

e va bene non ricordarsi i sogni. ma perchè quelli orribili sì?

Si mormora che tutti noi sogniamo. Quindi diamo per certo che sia vero.
Io – salvo rari casi – difficilmente ricordo quello che ho sognato. E, le rare volte in cui me lo ricordo, ad esclusione di quella volta che ero in un letto con Johnny Depp e mi sono svegliata esattamente un nanosecondo prima che il buon Johnny iniziasse a ravanarmi nelle mutande, sono sogni orribili.
Che poi se ci pensi anche il fatto che non saprai mai come possa essere Johnny Depp mentre ti ravana nelle mutande di per sé è orribile, ma tant’è. Per saperlo mi toccherà scrivere a Vanessa Paradis, immagino.
Stamattina, al risveglio, ricordavo perfettamente quello che ho sognato.
Ero in macchina, e dovevo andare a recuperare la biondina da qualche parte, perchè dovevamo andare in qualche posto (ok, forse quel “perfettamente” che ho scritto prima era un po’ eccessivo). Per raggiungere l’autostrada ho preso una stradina secondaria, che da ragazzina percorrevo in bicicletta con le amiche. Passa attraverso boschi, vigne e puttane, e sbuca su una strada provinciale mediamente trafficata. Nel sogno la stradina era identica, ma sbucava su una specie di piazzola di sosta di una tangenziale.
Dove io sono sbucata. E, nel preciso istante in cui arrivavo nella piazzola mi accorgevo che nella mia auto erano entrati due insetti.
Orribili.
Enormi.
Uno era lungo una dozzina di centimetri, a forma di pannocchia, con gli occhi e le zampe. L’altro era un terribile incrocio fra uno scorpione e una farfalla, pieno di zampette, che in Alien 27 avrebbe sicuramente fatto la sua porca figura.
Potrei acarezzare una pantegana bagnata, ma di fronte a un qualunque insetto un po’ più elaborato di una mosca io perdo il controllo. Anche nei sogni.
Quindi sono uscita dall’auto di corsa, agitandomi come una danzatrice del ventre epilettica.
Essendo la piazzola di sosta in questione adusa allo stazionamento più o meno temporaneo di battone, alla vista della sottoscritta in preda al ballo di san vito due vetture si fermavano immediatamente, chiedendomi quale fosse la mia tariffa.
Dopo aver mandato garbatamente a fare in culo il primo automobilista mi avvicino al secondo, spiegandogli, in italiano aulico, che deve assolutamente aiutarmi a liberarmi dagli insetti.
A questo punto – siccome un vaffanculo - a differenza di un diamante - non è per sempre, interviene il primo automobilista, chiedendomi per quale motivo non avessi scelto lui.
E poi dicono che le donne son complicate.