31 maggio 2011

ogni volta che sento questa canzone

mi rimane fissa in testa. ogni volta. dal 1989. per non parlare del video.


The world was on fire and no one could save me but you,
It's strange what desire will make foolish people do.
I never dreamed that I'd meet somebody like you
I never dreamed that I'd lose somebody like you
No, I don't want to fall in love,
[This world is only gonna break your heart]
No, I don't want to fall in love,
[This world is only gonna break your heart]
With you
With you
What a wicked game to play,
To make me feel this way.
What a wicked thing to do,
To let me dream of you.
What a wicked thing to say,
You never felt this way.
What a wicked thing to do,
To make me dream of you !
And I don't want to fall in love,
[This world is only gonna break your heart]
No I don't want to fall in love,
[This world is only gonna break your heart]
With you
The world was on fire and no one could save me but you,
It's strange what desire will make foolish people do.
I never dreamed that I'd love somebody like you
I never dreamed that I'd lose somebody like you
No I don't want to fall in love,
[This world is only gonna break your heart]
No I don't want to fall in love,
[This world is only gonna break your heart]
With you
With you

Nobody loves no one.

30 maggio 2011

Because the night

...take me now baby here as I am
pull me close, try and understand
desire is hunger is the fire I breathe
love is a banquet on which we feed


Sabato sera sono andata al cinema, per “the housemaid”. Film sudcoreano, rifacimento dell’omonimo film del 1960 di Kim-ki Young, racconta la storia di Eun-y, che trova lavoro come domestica nella sterminata casa (splendida la vasca da bagno circondata da un “tappeto” di ghiaia) della ricca famiglia di Hoon e Hae-ra, incinta di due gemelli. Il suo compito è quello di badare alla piccola Nami, la primogenita, ma ben presto si ritroverà a soddisfare anche i desideri del padrone di casa. Rimanendo incinta. Ancor prima che la stessa Eun-y se ne renda conto, è la governante anziana a scoprire la gravidanza, informando l’ambiziosa madre della padrona di casa. Le donne di famiglia si coalizzeranno contro Eun-y, a cui non resterà altro che la vendetta. Particolare. No, non il film, la vendetta.



Domenica sono andata a conoscere Rodolfo e Valentino, i due Maine Coon della mia amica S, che roba fantastica. Mentre Rodolfo non mi ha dato confidenza, Valentino, superata la fase iniziale di indifferenza e sospetto, ha iniziato a... leccarmi i piedi con evidente piacere. Era dai tempi in cui frequentavo A. che nessuno si era più appassionato in questo modo alle mie estremità... con la differenza che A. non era un gatto. Dopo un piacevole pomeriggio di sole e giri per il basso Monferrato mi sono diretta in città, dove avevo un appuntamento con tre fanciulle. Puntualissime, all’ora X eravamo tutte presenti e allineate, e, dopo un giro per il centro, per far ammirare alcuni scorci cittadini alla Princi, abbiamo fatto il nostro trionfale ingresso al ristorante argentino, dove, dopo tre ore abbondanti trascorse fra chiacchiere, risate, vino, carnazza e patate bisunte, siamo riuscite ad uscire, tutte sulle nostre gambe. Anche se, forse, quando il cameriere mi ha chiesto come volessi il caffè, visto che alla mia risposta “come viene” ha replicato “viene come vuole che venga” avrei dovuto evitare di dire “e allora facciamolo venire lungo...”

26 maggio 2011

This blog has no brain, please use your own.

La proprietaria del blog stamattina ha scoperto di essere senza cervello. Che, detto da uno a cui tutta la colla che usa per tenere attaccati i capelli deve averlo fatto evaporare da un tot di anni, lascia un po’ il tempo che trova. Insomma, niente di nuovo sotto il sole. 
Per confermare il “niente di nuovo”, ieri pomeriggio la sarta mi ha rimbalzato per l’ennesima volta. Che farmi prendere per il culo mi può anche piacere, ma fino a un certo punto. Poi mi ha telefonato l’imbianchino per un acconto. Gli ho detto di passare dopo cena, che l’avrei aspettato per il caffè. Che poi mi addormento a fatica e mi sveglio alle 5, ma non importa. Ad esempio stamattina ho scoperto l’esistenza di Damien Mercier, un highliner. Sarà che non soffro di vertigini, ma sono rimasta affascinata. No, non al punto di voler provare, comunque.
Tornando all’imbianchino, in attesa che arrivasse sono riuscita ad addormentarmi sul divano, nonostante un Paul Newman in bianco e nero in TV. 
E con questa fanno tre sere consecutive che ci si vede. Che nemmeno un fidanzato l’ho mai visto tre sere di fila. Alla fine parliamo di lavoro 5 minuti, poi ci mettiamo in veranda a parlare di tutt’altro. Ieri, visto che quando è arrivato gli ho accarezzato il costato, mi ha fatto vedere il suo ultimo tatuaggio. Sul costato, appunto. Splendido. Disegnato da lui. Così ho potuto scoprire che, oltre a quello sulla lingua, ha anche un piercing sul capezzolo. Siccome sto pensando al prossimo tatuaggio, e che a questo punto, visto che in teoria andrebbero dispari, me ne serve ancora uno, gli ho chiesto di disegnarmi qualcosa. E adesso aspetto. 
Tanto, essendo senza cervello, non mi rendo nemmeno conto del tempo che passa.

24 maggio 2011

A nightmare of you of death in the pool I see no further now than this dream the trembling hand of the trembling man hold my mouth to hold in a scream

Tutte le sere, appena la porta basculante del garage si chiude alle mie spalle, la carogna è lì, ad attendermi. Dove l’avevo lasciata la mattina, uscendo. So di essere fortunata, perchè riesco a separarmene per buona parte della giornata, e non è poco. Ci guardiamo senza parlare, e lei, con i suoi modi sbrigativi (del resto è la “mia” carogna, un po’ mi assomiglia), si arrampica e si sistema sulle mie spalle, avvolgendomi in un abbraccio indesiderato.
Quando rincaso mi assale l’angoscia. Mentre aziono il telecomando del cancello il mio umore cambia in maniera repentina. Sono lì, e vorrei essere da un’altra parte. Qualsiasi altra parte. Ma non lì. Perchè l’idea di entrare in casa e trovarmi faccia a faccia con lo sguardo sempre più spento di mia madre mi fa male. Perchè non so reagire. Perchè, di fatto, sono impotente.
E, quando reagisco, lo faccio nel modo sbagliato. Amesso che ne esista uno giusto. E per la prima mezz’ora cerco di distrarmi facendo qualsiasi altra cosa, fosse anche depilare il gatto con le pinzette. Poi subentra, forse perchè si innesca un meccanismo di autodifesa, uno stato di semi-indolenza in cui cerco di comportarmi nel modo più normale possibile. Mi ostino a parlarle, anche se quello che ne esce non è mai un dialogo, ma un monologo con farcitura doppia di bestemmie.
Poi ieri sera è arrivato l’imbianchino, a prendere le misure, e lei, incredibilmente, è rimasta in veranda con noi e gli ha addirittura portato il caffè... Lui, adorabile, continuava a riempirla di complimenti, e lei si scherniva, come una verginella d’altri tempi. Mi ha fatto tenerezza. E per un momento sono stata bene (poi quando mi sono addormentata ho avuto un incubo, ma questa è un’altra storia).
So che stasera, quando l’imbianchino tornerà col preventivo, non starò altrettanto bene.
Ma mi tocca.
Il preventivo, non l’imbianchino.
Aggiungerei purtroppo, perchè quel piercing sulla lingua... vabbè, non importa (e comunque, ha 35 anni. Vale a dire l’età del mio ultimo ex moroso).

testiamoci

SCUOLA
Il voto più alto che hai preso: 10, in disegno. Vale?
Il voto più basso che hai preso 0 meno meno meno meno (meno) in un compito in classe di francese.
Ti hanno mai sbattuto fuori dalla classe: Hai voglia
Sei mai stata in presidenza: vedi sopra
Sei mai stata sospesa: No
Hai mai fugato (bruciato, marinato): Che domande, certo.
Materia preferita: Inglese, disegno, geografia
Materia odiata: Storia
Prof simpatico: Quello di educazione fisica alle medie
DOMANDE VARIE
A che ora ti alzi? la sveglia suona alle 6.00, ma alle 5.00 sono già sveglia. Stamattina alle 4, per dire,
A che ora pranzi? Se uno yogurt può essere considerato pranzo, verso le 13.00
Favorevole all’aborto? Assolutamente sì
Sei figlio unico? Purtroppo
Hai un calendario? Più di uno
Com’è il tuo pigiama? Nuovo, mai usato.
Meglio un giorno da leone o cento da pecora? facciamo 50 da orsacchiotto?
Porti cappelli? Sì
Le scarpe che hai messo oggi? Un sandalo in suede nero tacco 12
Vuoi sposarti? No, grazie.
Vai d’accordo con i tuoi genitori? Con mia madre, che è l’unica a disposizione, c’è un tacito accordo di non belligeranza. Se riuscissi ad ignorarla ancora di più sarebbe perfetto.
Hai accanto a te persone speciali? In questo instante? Sono in ufficio, fai un po’ tu.
Hai mai desiderato avere un altro nome? No, il mio non è così terribile in fondo.
Il tuo primo pensiero quando ti svegli? Andiamo.
Il ricordo che ti manca di più? Mi manca e basta.
Adidas o Converse? Converse. E Adidas.
Cioccolato o vaniglia? Cioccolato. Fondente
Colori? Nero, nero, nero, nero, grigio, blu, verde
HAI MAI…
Tinto i capelli? Certo. Neri, blu, viola, bordeaux...
Preso l’aereo? Devo rispondere?
Detto ad un ragazzo che ti piaceva? Sì. Nemmeno molto tempo fa.. Ragazzo, oddio...
Pianto durante un film? Certo. Se sono al cinema cerco di non farmi vedere, però. perchè mi vergogno.
Mai pensato che il personaggio di un cartone fosse bello? Secondo te perchè guardavo Capitan Harlock?
Preso una cotta per un insegnante? Si. Sempre quello di educazione fisica delle medie…
Ricevuto tante di quelle botte da svenire? Ancora no.
IL FUTURO
Età in cui speri di sposarti: Spero???
Quanti figli vorresti? Sono fuori tempo massimo.
Come vuoi morire? Nel sonno, potendo scegliere.
Cosa vuoi fare da grande? L’idiota. Mi sto allenando giorno dopo giorno.
NELLE ULTIME 24 ORE HAI…
Pianto? Nì
Incontrato qualcuno? Ovvio.
Abbracciato qualcuno? Il mio imbianchino, ieri sera..
CREDI
In te stesso: A volte pure troppo.
E i tuoi amici? probabilmente anche loro.
In Babbo Natale? Come no?
Nella fatina dei denti? Soprattutto.
Negli angeli? No
Nei fantasmi? Nemmeno
In Dio? Solo se lui, quando ha fatto questo test, ha ammesso di credere in me.

23 maggio 2011

So need your love, so fuck you all.

Venerdì sera, mentre mi osservavo riflessa nei pannelli della cabina abbronzante dove cercavo di dare un colorito meno cadaverico al mio corpicino, che odio fare il mio esordio in spiaggia abbagliando gli astanti, ripensavo alle chiappe di semper, che - beate loro - stanno su da sole. La mia situazione, seppur non sia poi così drammatica, e' abbastanza differente. Diventa tragica se ci si sposta a livello tette: l'unico modo per farle star su ormai si ottiene facendo la verticale. Ma, non essendo capace a camminare sulle mani, lascerò che la forza di gravita' faccia il suo corso...
Sabato mattina ho espletato il turno casalinga in tempi brevi. Mentre la poison mamma era dalla pettinatrice sono andata a comprare la pappa per settechilidigatto, che avevo scordato di comprare la sera prima. Dove, in compenso, sono riuscita a comprare il DVD di "il vento fa il suo giro" che non sono mai riuscita a vedere al cinema.
Mentre ero alla cassa con le mie scatolette non sono riuscita a resistere al richiamo degli ovetti lindt, perché se in "quei giorni" c'e chi si veste di bianco facendo la ruota per poi buttarsi col paracadute, la sottoscritta, che non ha velleità così estreme, sviluppa un desiderio di cioccolato tale che riuscirebbe a divorare un barattolo di nutella delle dimensioni di Giuliano Ferrara.
Visto che siamo in par condicio ne ho presi 6: due oro, due blu e due rossi, i miei preferiti. Che non sara' una colazione molto equilibrata, ma sti cazzi.
Per pranzo ho mangiato 3 pomodori piccadilly e poi sono andata da sua bionditudine, che oggi ci attendono le mostre alle OGR. “Fare gli italiani” e' maestosamente avvincente e... sterminata. Al punto che io - che ho una soglia di attenzione abbastanza limitata - dopo un po' inizio a distrarmi, perché e' davvero tanta roba. Che mi sa che ci dovrò tornare... Stazione futuro e' meno impegnativa, ma altrettanto stimolante. Nella stazione in cui si disquisiva degli insetti come futura alimentazione, in quanto altamente proteici, io ho deciso che non mi sento pronta. Mai dire mai, ma, se posso permettermi di scegliere, anche no, ecco.
La terza parte l'abbiamo saltata, in quanto avevamo una visita prenotata a palazzo Carignano. Ci siamo anche fatte un tratto di strada col corteo del gay pride, dove abbiamo incontrato la Tiz e il belluomo. Ho saputo che c'era anche Michi, che e' la mia gaia passione da più di 20 anni, perché chi di noi, femmine frociare, non si e' mai invaghita di un gay? Ecco, a me e' successo con Michi la prima volta che l'ho visto. Abbastanza curioso, considerato che, tralasciando il fatto che è diversamente eterosessuale, è biondo e con gli occhi azzurri. Misteri della vita. Comunque, ancora oggi, lo adoro. Purtroppo non sono riuscita a vederlo, ma c'era davvero un sacco di gente, e non era facile.
Siamo arrivate a palazzo Carignano e abbiamo aspettato che arrivasse l'ora di visita, ingannando l'attesa in compagnia di un sorbetto al maracuja. Interessante. Il palazzo. Ma anche il sorbetto. Fra i quadri del Legnanino esposti c'e anche un San Sebastiano incredibilmente vivo e vegeto. L'ho sempre solo visto raffigurato infilzato. La visita finisce in due stanze così dorate, così stuccate, così barocche che se restavo li altri 5 minuti mi sarebbe venuta la sindrome di Sthendal, quella di Stoccolma e, probabilmente, anche un attacco di labirintite.
Prima di affrontare il capitolo cena mi sono dedicata anche ad un po' di shopping, che c'ho pur sempre una reputazione da difendere... E poi, con nostro sommo godimento, abbiamo ufficialmente inaugurato la stagione della granita siciliana.
Caffè, mandorla e panna montata, più brioche regolamentare. Che anche il palato ogni tanto deve raggiungere l’orgasmo.
Domenica. Alle 5.30 spalancavo gli occhietti, e non ci sarebbe più stato verso di chiuderli. Mi son messa in veranda a leggere, che la curiosità di sapere come va a finire l'ultimo Landsdale non mi molla. Poi mi sono diretta in città, perché avevo un appuntamento con S., che l'altro giorno, dopo aver parlato di lei con R,, mi e' venuta voglia di rivederla. E ci siamo organizzate per stamattina, che lei sarebbe stata al Valentino a distribuire pettorali per la mezza maratona. Baci e abbracci, e ci siamo messe a parlare come se ci fossimo lasciate la sera prima... Alla fine, non so bene come, mi sono ritrovata a distribuire acqua e sali al punto di ristoro del 14° km.
Sono tornata a casa e mi sono fatta una pennica. Quando mi sono svegliata mi sono cotta (pochissimo) una signora tagliata che si scioglieva in bocca... Quindi mi sono spalmata in veranda a prendere il sole e a finire il libro. E adesso mi toccherà aspettare che Landsdale mi tiri fuori – spero presto - un'altra avventura di Hap e Leonard.
Quindi sono uscita a fare 4 passi. Visto che sono rientrata dopo 2 ore forse ne ho fatti un po' di più. Ho trovato frankestein junior in tv. E, ovviamente, mi son messa a guardarlo. (Si. Può. Fare!!!)
Se e' possibile, ho un po' male agli stinchi. Forse camminare per 8 km con le infradito comprate il giorno prima non e' stata una grande mossa.
E, se un complimento al giorno leva l’analista di torno, stamattina siamo partite con un “sei raggiante”.
Sarà.




20 maggio 2011

R E D

Che la cuRtura non è tutto nella vita.
E così ieri pomeriggio, dopo essermi imbucata (grazie capo!) ad una visita privata alle OGR per la mostra “Fare gli italiani” (con me c'era pure quest'italiano qui), che domani pomeriggio guarderò meno superficialmente, mi sono fatta prelevare da sua bionditudine e – come ogni giovedì – siamo andate al cinema.
E, siccome aver visto Machete la settimana scorsa non ci è bastato, ieri sera è stata la volta di RED (che, si scoprirà più o meno a metà film, è l’acronimo di Reduce Estremamente Distruttivo).
Che meraviglia. Entrare al cinema, scollegare i neuroni e ridere per quasi due ore.
Il film inizia con la sveglia di Frank Moses, (un Bruce Willis in forma strepitosa, con quell'espressione a cazzo di uno che non si prende troppo sul serio) che suona alle 6.00.
Anche la mia suona alla stessa ora, così, tanto per dire.
Il nostro eroe è un agente della CIA ormai in pensione, e, mentre intrattiene una liaison telefonica con Sarah, un’impiegata dell’ufficio pensioni, i segreti di cui è a conoscenza sembra abbiano iniziato a dare fastidio a qualcuno, che cerca di ucciderlo.
Così, dopo aver sterminato un commando di mercenari che gli ha distrutto casa, si presenta a casa di Sarah, che è appena rientrata da quella che aveva tutti i presupposti per essere una serata romantica (“Sarah, posso salire da te?” “No” “Ma come? Ti ho pure pagato la cena!!!”) e, sfuggendo nuovamente ad un altro manipolo di killer, inizia la fuga…
Dopo aver collegato i tentativi di eliminarlo all’omicidio di una giornalista, ricontatta i componenti della sua vecchia squadra e, mentre tutti i nodi vengono al pettine, sulla scena si susseguono, da Chicago a New Orleans passando per New York e Pensacola, sparatorie, esplosioni, inseguimenti…
Dite quello che volete, ma a me questi film cazzoni piacciono un sacco.
E da grande voglio diventare come Helen Mirren nel film.

19 maggio 2011

so confused

La sarta, che ieri a pranzo mi ha detto “passa oggi”, mi ha nuovamente rimbalzato.
Ieri pomeriggio, in cardinalizia compagnia telefonica, mi sono incamminata verso il negozietto, per trovarmi di fronte al cartello “torno subito”. Ecco, quando torni vedi di ripartire per andartene a fare in culo, magari.
Torno sui miei passi e salgo in macchina. Quando ripasso lì davanti la vedo (sta uscendo dal bar, che la cirrosi la strafulmini), lei mi vede e mi dice “Fatto niente!”. Ma non mi dire!
Non la degno di una risposta e mi avvio verso lo studio della dietologa, che mi aspetta per la visita di controllo.
Sono in anticipo, ne approfitto per divorare qualche pagina dell’ultimo Lansdale, che Hap e Leonard mi fanno impazzire. Che quei due mi creano assuefazione, lasciandomi in bilico tra la voglia di finire immediatamente il libro – cosa che succede regolarmente - o concedermi il lusso di leggerne poche pagine alla volta (praticamente impossibile) per gustarmi più a lungo le loro avventure.
Arriva il mio turno, mi chiede come va. Le rispondo “...bene?” e lei si mette a ridere, dicendo che non riesce a capacitarsi di come, coi risultati che ho ottenuto, io riesca sempre a mostrare un entusiasmo così scarso. Le dico che sono fatta così, mi chiede se mangio, poi mi fa salire sulla bilancia, mi misura, mi chiede se mi manca qualcosa relativamente al cibo, rispondo che va tutto bene, mi ispeziona i tatuaggi, mi dice che la settimana prossima andrà a farsi l’ottavo o forse il nono, non ricorda bene, mi prescrive gli esami del sangue, che è meglio fare un controllo, mi fissa l’appuntamento successivo al 14 settembre, pago e me ne vado. Visto che non sono molto distante decido di spingermi fino ad Eataly, che sto finendo l’olio. Per non farmi mancare nulla oltre a quello che mi serve (?) compro anche una tavoletta di cioccolato gianduia con le nocciole, poi torno a casa.
Alla radio sento che Lars Von Trier a Cannes ha perso un’ottima occasione per tacere, la difesa di Strauss-kahn tenta il tutto per tutto affermando che la cameriera era consenziente. Che ci vuole un bel coraggio, di fronte a uno con questa faccia. Un padre di Teramo si è “dimenticato” la bambina in auto invece di portarla all’asilo. Ti chiedi come sia possibile non vedere una bimba sul sedile nel momento in cui scendi dall’auto, ma, se è successo – e non è la prima volta – evidentemente si può.
Arrivi a casa, ti prepari un’insalata e ti addormenti sul divano.
Domani è un altro giorno. E io non so se infischiarmene o meno.
Nel dubbio io e la bionda abbiamo prenotato l'hotel per la nostra settimana di vacanza a giugno.

18 maggio 2011

That's why I keep on running before I 've arrived I can see myself coming

Da quando la poison mamma si è dichiarata inabile al lavoro (ad ogni tipo di lavoro), la sottoscritta ha dovuto cercarsi una sarta. E l’aveva pure trovata. Comoda, vicino all’ufficio, brava, puntuale, precisa ed onesta.
Ma, siccome la fortuna è cieca e la sfiga ci vede benissimo, a fine anno la sarta è tornata in Romania. E così la Poison, che il giorno di Pasqua si è sistemata davanti all’armadio e ha iniziato a provare tutti i pantaloni in esso contenuti, si è resa conto che erano tutti drammaticamente larghi. Una quindicina sono finiti in mansarda, quattro paia sono finiti in distribuzione alle amiche, e altri quattro, appunto, alla ricerca di una nuova sarta.
La trovi. Anche questa relativamente vicino al tuo ufficio. Non propriamente economica, ma decidi comunque che comprarti altri quattro paia di pantaloni ti costerebbe di più. Provi, metti, togli, infili, sfili, misuri, lasci un acconto e lei ti dice: “passa mercoledì”.
Tu mercoledì passi, e lei non ha fatto un cazzo.
Nel mentre vieni anche abbordata da un ultra degli Arditi, che ti vuole conoscere a tutti i costi perchè sei una bella donna (che se continuano a ripetermelo tutti i giorni, va a finire che inizio a crederci pure io). Ritieni che non sia il caso, che di andare allo stadio ti sei rotta i coglioni un po’ di anni fa. Ripassi il giorno dopo, e lei è chiusa.
Il venerdì la trovi, ti dice che ha dei problemi e ti ordina di passare lunedì alle 15.30. Le fai notare che non sei una libera professionista e che a quell’ora sei in ufficio.
Allora eccezionalmente ti dice di passare lunedì nella pausa pranzo, che lei ci sarà.
Lunedì era l'altro ieri. E in pausa pranzo io ero davanti al suo negozietto. Da sola. Davanti ad una serranda abbassata.
Decidi di uscire un po’ prima martedì mattina, così sei sicura di beccarla.
E’ fuori dal negozio che fuma. Lavorare sembra brutto, evidentemente.
Ti guarda e dice “e chi sa quante maledizione tu mi ha tirato ieri! Però proprio non ce l’ho fatta a arrivare. E non avevo numero (e allora che cazzo me lo hai chiesto a fare quando ti ho lasciato i pantaloni?) e ho pensato pazienza, che tanto non ho fatto tempo di fare niente”.
Inutile dire che tu la pazienza l’hai persa da un pezzo. Ma, invece di darle una testata ti esibisci in un sorriso stitico e le dici “vorrà dire che passerò un’altra volta, tanto non ho un cazzo da fare”.
“Tu viene domani e prova”.
Bella, io viene domani se riesco, che, ti ripeto, non son qua a portare il culo a passeggio. Alzi i tacchi e te ne vai.
Decidi di andare al supermercato a comprare l’acqua. Fai tutto il percorso, come negli autogrill, arrivi al fondo e la “tua” acqua non c’è. In pratica sei veramente uscita per portare il culo a passeggio. Quando esci incontri R., una tua vecchia conoscenza biblica con cui solevi trovarti al mercoledi per guardare le partite di Champions. (R. era il fidanzato di S., una tua collega nonché amica. Quando si sono lasciati è stata lei a “raccomandartelo”. Gentile da parte sua, no?). Sta andando in palestra. Baci abbracci, gli chiedi se ha ancora sentito S., risponde che sta bene, è ancora sposata con P. e adesso corre e si è data alle maratone. Ti fa vedere il suo ultimo tatuaggio. Non ricordavi ne avesse. Del resto sono passati un po’ di anni. Obbietta che quello sulla schiena ce l’aveva senz’altro. Gli fai notare che sicuramente ha avuto molte più occasioni lui di vedere quello che hai tu sulla schiena, piuttosto che il contrario. Ci mettiamo a ridere, gli fai vedere il tatuaggio fatto venerdì, ti chiede il significato, rispondi che così quando fai sesso fai due punti. E lui ribatte che i due punti li faccio anche senza, che di me conserva un ottimo ricordo. Ti definisce “scatenata”. Ti viene da ridere, anche se, pensando alle tue ultime, scarse, deludenti prestazioni sarebbe più opportuno piangere. Del resto non è colpa tua se val più la pratica della grammatica…
Alla fine torni in ufficio. Non hai concluso niente, ma almeno sai che c’è qualcuno che di te conserva un ottimo ricordo.
Che non è nemmeno poco, se ci pensi.

17 maggio 2011

I tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo, li puoi nascondere o giocare come vuoi o farli rimanere buoni amici come noi.

Vai ad aspettare il tuo amico al casello dell’autostrada, per strada raccogli un quadrifoglio, che non si sa mai. Trovi il tempo di scattare una foto ad un gruppo di motociclisti francesi che non finiscono più di ringraziarti. Guardi il cielo, non promette nulla di buono. Ma continui a credere che domani non pioverà, del resto glielo hai promesso, dicendogli “ti fidi di me?”
Passate un paio d’ore camminando nella piazza del castello di Agliè, poi prendete un caffè in una pasticceria storica, e, fra una cosa e l’altra, arriva il momento di andare a cena, in quel ristorante che era da un po’ che volevi provare.
E che – nonostante il posto sia carino, curato e tutto il resto – riesce a deluderti.
Perchè quando ti ordino un sottofiletto e tu mi chiedi come voglio la cottura, se ti dico che lo voglio “al sanguissimo”, prova ad ascoltarmi. Che quando il sottofiletto arriva e tu lo tagli, e all’interno è praticamente rosa e non rosso come dovrebbe, un po’ ci rimani male.
Il giorno dopo ti aspetta una giornata intensa, e quando, dopo alcune ore, stramazzerai sul divano, non farai in tempo a metterti orizzontale che starai già dormendo. Dopo quasi due ore riprendi conoscenza, fai una specie di merenda che sarà anche la tua cena, che va bene il digiuno terapeutico, ma due caffè son poca roba anche per la migliore delle top model anoressiche.
Senza nemmeno rendertene conto, quando apri gli occhi è quasi mezzanotte, e pensi che sia meglio andare a letto.
Ti addormenti, e se il sonno della ragione genera mostri, il tuo genera sogni strani: sei nel bagno del tuo ufficio, e, dalla porta socchiusa vedi la collega R (la tua nuova ossessione) che sta pisciando in piedi, a gambe larghe, con una mano appoggiata al muro. Non fai in tempo a riprenderti che ti scopri a correre sul lungomare di Arma di Taggia. E non puoi nemmeno dare la colpa al fatto che hai mangiato pesante.

13 maggio 2011

Ma.che.te (devo da di’?)

Fantastico.
Vai a vedere un film di Robert Rodriguez e – siccome anche il cinema, come il calcio, non è sport per signorine, in sala tu e sua bionditudine sarete le uniche femmine presenti. Significherà qualcosa?
Comunque quando arrivano i titoli iniziali, dopo cinque minuti dall’inizio del film, tu hai già perso il conto dei morti ammazzati. E, mentre stai ancora cercando di capire dove quel facsimile di Eva Mendes lievemente meno figa e completamente nuda potesse nascondere il cellulare, anche se una vaga idea te la sei fatta, scopri che l’agente federale Cortez (Machete) viene tradito dal suo capo, che si è alleato con il boss del narcotraffico Torrez (uno Steven Seagal autocitazionista, talmente ingrassato che sembran due). 
Dopo tre anni ritroviamo l’ormai ex agente al confine col Texas, dove, tra una venditrice di tacos che non è solo una venditrice di tacos, un’agente della “migra” e i reclultatori di clandestini per lavori occasionali, il nostro eroe viene assoldato da un uomo che, in cambio di 150mila dollari, lo incarica di uccidere il senatore McLaughlin (al cui confronto Borghezio sembra un moderato). Peccato che l’esecuzione sia tutta una montatura, e quando Machete se ne accorge, inizierà a pianificare la vendetta.
Non manca nulla: esplosioni, sparatorie, sesso, battute, un prete col fucile a pompa e i monitor della videosorveglianza posizionati a forma di crocefisso, Lindsay Lohan nella parte della fattona (oh, le riesce benissimo!), e, oltre a Robert DeNiro, c’è pure Don miamivice Johnson. 
Esci dalla sala pensando che Robert Rodriguez sia un tamarro, ma, in fondo, ti sei divertita. Quasi come quando vedesti "Dal tramonto all'alba"... 
E pensi che, se ti capitasse di dover rinascere, vorresti avere il fisico di Michelle Rodriguez. E, perchè no? la bocca di Jessica Alba.

12 maggio 2011

You think that I'm strong you're wrong

Life's too short to be afraid 
So take a pill to numb the pain 
You don't have to take the blame 

Mentre mi interrogo sul perchè (anzi, su uno dei tanti perchè che costellano la mia vita lavorativa) – dal momento in cui ti degni di mettere la carta nella fotocopiatrice – tu ne metta un quinto invece di infilare tutta la risma nel cassetto, e mi rispondo bestemmiando, cerco di ripetermi, come inutile mantra “goditi questo mese, goditi questo mese, goditi questo mese”. 
Perchè, Murphy insegna, non c’è niente di così terribile che non possa peggiorare. 
Stamattina io e collega G. siamo state convocate da capo.inf nell’ufficio di capo.imp, perchè “dobbiamo parlarvi”.
Che se c’è una frase che tu odi con tutta te stessa è proprio quella: “ti devo parlare”. 
Girala come vuoi, che te la dica tua mamma, il tuo moroso, una tua amica, il tuo capo, il tuo ginecologo/medico/dentista, tu già sai che quella frase non porta MAI niente di buono.
Infatti.
Capo.inf inizia: “siccome bla bla bla, l’amministratore delegato bla bla bla, nuove esigenze organizzative bla bla bla, si era pensato bla bla bla di COINVOLGERE (manco fosse una st(r)agista capitata qua per tre mesi) bla bla bla, collocandola NEL VOSTRO UFFICIO, la signora L., bla bla bla, affinchè si occupi bla bla bla della nuova società bla bla bla. 
Interviene capo.imp (che, nella fattispecie, è il MIO capo): e siccome voi due bla bla bla, e parte una poderosa leccata di culo, dovrete bla bla bla… e, se c’è bisogno anche cazziarla. Perchè non ha ben chiaro bla bla bla… 
Collega G. mi guarda, si mette a ridere, guarda il mio capo. Ci guardiamo. Tutti insieme appassionatamente. Alla fine dice: “Non so se sono più preoccupata per l’arrivo di L. in ufficio o per l’esponenziale aumento di imprecazioni da parte di Poison.”.
Collega G. in fondo mi conosce. 
E la collega L. altri non è che la famigerata collega R., ma in versione cognome.
Per chi ancora non la conoscesse, qua (12) due scampoli di vita vissuta con colei con cui, dal primo giugno, dovrò condividere l’ufficio.

10 maggio 2011

non vuoi aspettare neanche il tempo utile, perchè da me lo so si va soltanto via...

Non sei brava con le parole.
Non quando serve, almeno. Perche se già non sai cosa dire ad amica1 che sta uscendo da una storia in cui credeva, stamattina arrivi in ufficio e controlli la posta. C’è una mail di amica2. La apri, e leggi. Sta di merda. Dopo mesi di crisi sotterranea sta per tornare “ufficialmente” single e/o zitella. Che tanto alla fine la sostanza non cambia. E provi a dirle qualcosa che vada oltre le solite frasi di circostanza. Ma non ti esce nulla di sensato. Anche perchè, diciamocelo, non sei esattamente un’autorità nel campo dei rapporti amorosi. La tua ultima storia “seria” risale ad 8 anni fa.
Seria. Tu a Torino, lui a Milano. A separarvi, oltre a 120 km, che tanto quelli si fanno, oh, se si fanno, 11 anni di età, che possono essere tanti, o pochi. O, nello specifico, non contare un cazzo, se la sindrome da Peter Pan ce l’hai tu invece che lui.
Il punto è che non hai mai creduto alle favole, e quel “e vissero per sempre felici e contenti” ti fa anche abbastanza ridere. Perchè nulla – a parte la cellulite – dura per sempre. E non si può essere perennemente feliciecontenti. Ci si può provare, certo. Può andare di culo, certo. Oppure ci si accontenta, e si cerca di prendere il buono che c’è, anche se dovrai sporcarti le mani. Perchè se gratti, un po’ di buono lo devi trovare per forza, altrimenti che senso ha? E pensi che non vorresti essere al posto né di A1 né di A2, perchè quanto si sta male in questi momenti te lo ricordi bene. Ma ti consola sapere che poi passa. E che questo non ti impedirà di stare di nuovo male, la prossima volta che succederà. Ammesso e non concesso che succeda. Perchè, anche se non credi nell’amore eterno, nei confronti dell’amore finchè dura nutri il massimo rispetto. Ma, forse, negli anni, hai preferito dare più importanza all’amicizia.
E, mi perdonerà Harry, pure a quella fra un uomo e una donna.

Ti rendi conto, vero, che non potremo mai essere amici.
Perché no?
Beh, ecco... e guarda che non ci sto provando in nessunissimo modo. Uomini e donne non possono essere amici, perché il sesso ci si mette sempre di mezzo.
No, non è vero, io ho tantissimi amici maschi e il sesso non c'entra per niente.
Non è così.
Sì, invece.
No, invece.
Sì, invece!
Tu credi che sia così.
Stai dicendo che io ci vado a letto senza accorgermene?
No, sto dicendo che loro vogliono venire a letto con te.
Non è vero.
È vero.
Non è vero!
È vero.
E come lo sai?
Perché nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente, vuole sempre portarsela a letto.
Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non è attraente?
No, di norma vuole farsi anche quella.
Ma se lei non vuole venire a letto con te?
Non importa, perché il click del sesso è già scattato, quindi l'amicizia è ormai compromessa e la storia finisce li.

9 maggio 2011

So come on let me entertain you

Se il buongiorno si vede dal mattino io per questa settimana dovrei essere abbastanza tranquilla: il casellante (quello che un po’ di tempo fa era uscito dalla cabina per salutarti infilandoti la lingua in bocca) ti chiede: “Come mai sei sempre più sexy?”. Contrariamente al tuo solito non hai la risposta pronta, e ti limiti a sorridere buttando lì un “non ne ho idea”. Del resto è pur sempre lunedì, non sono ancora le otto e non hai ancora preso il tuo secondo caffè.
Arrivi sotto l’ufficio, parcheggi. Il mastro cioccolataio sta aprendo bottega e ti saluta con un sorriso che parte dagli occhi. Gli esce anche un “complimenti”. Continui a sorridere, sperando che nessuno pensi ad una paresi. Arrivi in ufficio, e trovi il tuo capo alle prese con la fotocopiatrice. Come al solito sta vincendo lei. Entrano due colleghi, gli dicono qualcosa riferito a me e lui risponde: “Ognuno ha la segretaria che si merita, e io me la merito bella!”. Concedi un tris al tuo sorriso, e probabilmente – per quello che costa – arrossisci anche un po’.
Poi torni coi piedi per terra e ti viene in mente l’accozzaglia di parole messe in fila da Ignazio, che, unite, vanno a formare l’ennesima frase cazzata che esce da quella bocca inutilmente larga ogni volta che viene aperta. Manco lui fosse Paul Newman, verrebbe da dire. Come se per fare politica fossero necessarie misure da miss Italia. Stronzo.
Sono anche stata al cinema, certo. Che per fortuna la nostra sala del sabato sera, quella decentrata, che affrontare il centro cittadino questo week end non era cosa, proiettava “Tatanka”. Che è un gran bel film (i.m.o.) sulla difficoltà di nascere e vivere in una terra dilaniata dalla camorra, e dove Michele, il protagonista, riesce, in un percorso che passa dal carcere ai ring clandestini di Berlino, a riscattare una vita che sembra segnata.

“Perchè la vita la misuri in ogni caduta”.

5 maggio 2011

Delle gioie del passeggio

Siccome il mio ruolo semi-manageriale prevede che io mi presti ad incombenze di varia natura, oggi ho vinto l’ennesimo viaggio premio al settore attività estrattive della Regione.

Così, raccattata tutta la documentazione, esco dall’ufficio e mi dirigo alla fermata del 3.
Incredibilmente ne arrivano 3 di seguito. Riesco a salire sull’ultimo, che è anche vuoto.
Dopo 5 fermate scendo e mi reco all’ufficio.
Mi faccio registrare all’ingresso, consegnando il documento in cambio del tesserino da visitatore. Mentre scambio due battute col vigilante entrano nel cortile due loschi individui: uno sembra il classico spacciatore di via Stradella, l’altro un frequentatore abituale di un bar gestito dai Village People: occhiale a specchio, baffi e pizzetto malandrino, capello lungo e ondulato, jeans aderenti, stivale, camicia rosa, gilet e cappello di pelle. Mostrano tronfi il distintivo nascosto sotto la cintura e se ne vanno.
Il vigilante mi guarda e sorride. Io non trattengo una risata e gli dico “Certo che l’ispettore Giraldi gli fa una pippa!”. Si mette a ridere. Se rinasco voglio fare il pagliaccio. Anche se, a pensarci bene, magari sono ancora in tempo.
Salgo al quarto piano, consegno la documentazione, mi faccio timbrare tutto il timbrabile e torno dal vigilante.
“Ma come, ha già finito?”
“Ha visto? Ci ha messo più tempo lei a compilarmi il foglio che io a fare tutto il resto!”
Gli restituisco il cartellino, mi riapproprio del documento, saluto e me ne vado. E’ quasi mezzogiorno, e quindi ne approfitto per addentrarmi a Porta Palazzo.
Le signore che vendono il pane arabo mi dicono qualcosa nella loro lingua, suppongo per via del mio look odierno, che prevede, nell’ordine: sciarpa marocchina, abito marocchino e babbucce marocchine.
Non compro il pane, ma il profumo della menta mi porta per un attimo lontano da lì.
Decido di andare a comprare del te, che sto grattando il fondo della riserva casalinga. Compro il te alla cannella e, mentre valuto se comprarmi del rooibos o dell’orange pekoe vedo un’etichetta: oolong affumicato. Chiedo di annusarlo: strepitoso. Rooibos e orange pekoe possono attendere. Esco dal negozio coi miei due sacchettini e torno in ufficio a piedi. Qualche alpino qua e la, ancora apparentemente sobrio. Arrivo in piazza Statuto e davanti ai miei occhi un tripudio di bancarelle. Mi fermo ad un banco francese che vende senape, marmellate e creme varie. Assaggio una crema di latte al calvados. Credo che domani tornerò a comprarla.
Che bella che sei, Torino.

3 maggio 2011

Ground control to Major Tom...

Tu credi nel destino?
No. Direi di no. 
Sono più orientata sul genere 
“la fortuna è cieca”.


Mentre ti interroghi sul why e il because del motivo per cui non hai visto Moon e pensi che forse valga la pena recuperarlo, consideri che i geni non sono acqua fresca, e che da cotanto padre qualcosa di buono doveva per forza uscire. E, mentre ti accorgi solo in quell'istante che la sala in cui sei seduta è dotata non solo di platea ma anche di galleria, guardi i trailer. E scopri che a breve dovrà uscire un film con Colin machetamarro Farrel, che solo per il fatto di essere ambientato a Londra, e di avere London Calling nella colonna sonora, merita una visione. Poi è la volta di RED, che tu non vedi l’ora che arrivi. Perchè magari è una solenne cagata, ma il cast, signori miei, che cosa non è?
Poi inizia il film. E, nonostante tu abbia già capito – nei primi 8 minuti di una serie che dopo quattro smetti di tenere il conto - chi è l’attentatore, e come stia realmente il capitano Colter Stevens, continui a seguire con attenzione, per vedere cosa succederà negli otto minuti successivi. E quando arrivi alla fine, e il tempo si ferma, tu al contrario non riesci a fermare quella lacrima fetente. Perchè in fondo ti piace credere che, davvero, andrà tutto bene.

2 maggio 2011

1° maggio su coraggio...

E anche questo week end se n’è andato.
Se riesco a superare indenne anche i prossimi 21 poi vado in ferie...
Che ci vuole? E’ un attimo.
Il sabato è trascorso fra le solite incombenze da casalinga rassegnata (che il tempo di disperarsi è finito da un pezzo), la pettinatrice per la poison-mamma, il commercialista, la spesa, il pranzo, la cena, un film, il letto, l’insonnia, il pseudo-risveglio.
Che svegliarsi alle sei di domenica mattina, se non hai un impegno concreto, è una bella rottura di coglioni, diciamocelo.
Così ho deciso che, invece che buttarmi in doccia, potevo infilarmi in vasca.
Da dove sarei uscita dopo quasi due ore, scrubbata, depilata e rilassata. Anche se la fase di relax è durata poco.
Mi sono vestita e ho deciso di fare due passi, così sono scesa in paese a comprare le sigarette. E mi sono ricordata che, essendo il 1° maggio, era il giorno della fiera primaverile. Con tanto di mostra del bestiame e attrezzature agricole, mica pizza e fichi.
Un giro fra le bancarelle ormai ad esclusivo appannaggio dei cinesi, oltre a uno spacciatore di nduja e altre specialità calabresi, più un banco di formaggi dove io NON avrei dovuto fermarmi e dove NON avrei dovuto comprare nulla. Ma difficilmente riesco a resistere al fascino di un caprino. E così sono tornata a casa con il mio bel pezzo di formaggio, una torta – che stranamente è riuscita a superare la notte – e… un paio di orecchini. Perchè leggenda narra che non comprare qualcosa alla fiera porta male.
Nel pomeriggio, mentre sonnecchi sul divano, l’apparizione in tv di una maestosa tartaruga di un tifoso del Parma ti risveglia dal letargo, e decidi di uscire. Anche se già sai che difficilmente incontrerai dei portatori sani di tartaruga scolpita.
In compenso sulla tua strada si materializza A.A., un imprecisato disturbo comportamentale e uno sguardo rassicurante come quello di Jack Torrance che, quando puoi, cerchi di cambiare strada.
Ieri non ce l’ho fatta.
“Ciao Poison, hai tagliato i capelli?”
“Ciao A… eh, sì, li ho tagliati”
“Dove?”
“Da G.”
“E dov’è?”
“Ha il negozio a R.”
“Sotto i portici?”
“No, al centro commerciale”
“E ci va anche R.B. a tagliarsi i capelli lì?”
“…non ne ho idea…”
E ti allontani, lasciandolo solo con le sue domande.
Guardi un’interessante mostra fotografica su alcune tribu dell’Amazzonia, pensi fra te e te che sarebbe bello tornare in Brasile, esci, ti fai una birra scura, incontri un paio di amici e continui a camminare con loro. Chiacchiere, caffè, un altro caffè, e decidi di rincasare.
Mentre sei sulla strada di casa scorgi da lontano una figura familiare: A.A.
E pensi “porco cazzo, di nuovo?”
Continui a camminare guardando l’asfalto, sperando di non essere vista.
Figurati.
“Ciao Poison, hai tagliato i capelli?”
“Ciao A… eh, sì, li ho tagliati”
“Dove?”
“Da G.”
“E dov’è?”
“Ha il negozio a R.”
“Sotto i portici?”
“No, al centro commerciale”
“E quanta gente ci lavora?”
(Ma che minchia di domanda è?) “…non lo so, quattro persone?”
“Donne? O anche uomini?”
“Ci sono anche due uomini”
“Davvero?”
“Sì”
“E le donne come sono, robuste?”
“non lo so, non ci ho fatto caso…”
“E ci va anche R.B. a tagliarsi i capelli lì?”
“…non ne ho idea…”
“E parla?”
(Ma chi?????)
“Non lo so!”
“E’ sempre bella robusta, eh?”
“Ciao, eh?”
Ma io cos’ho fatto di male in una delle vite precedenti?