29 luglio 2011

prendi fiato...

dopo che ieri sera l’istruttrice di pilates (con cui non ho mai scambiato altre parole oltre il paio di saluti di circostanza a inizio e fine lezione) mi ha detto che sono troppo severa con me stessa (sarcazzoperchèpoi), dopo che la sarta (oggi i miei pantaloni compiono tre mesi di abbandono. che sia ora di iniziare lo svezzamento?) mi ha detto che, anche se lei non è lesbica, io sono proprio una bella donna e che, vista da dietro, faccio venire strani pensieri (e io non ho voglio sapere quali, né tantomeno se essi pensieri vadano a suicidarsi in massa quando mi vedono da davanti), dopo che il direttore di banca mi ha detto che da come firmo si capisce che ho una personalità complessa, ho deciso che adesso esco, mi faccio un giro al mercato e poi mentre bagnerò le piante del capo mediterò sull’immagine che do di me al resto del mondo.
 
Che non corrisponde sicuramente a quella che ho io di me stessa.

(come? non avete capito un cazzo? tranquilli, nemmeno io)

28 luglio 2011

idiosincrasie dicotomiche

Sono acqua e sono fuoco, sono ingenua ma perversa.
Vivo alla giornata perchè è più comodo ma nel frattempo faccio programmi.
Non so se sono più brava a perdonare senza dimenticare o a dimenticare senza perdonare.
Ogni tanto soffro, ma non vorrei mai far soffrire qualcuno.
Mi diverto di rado, perchè forse ho dimenticato come si fa, ma quando succede ci riesco benissimo.
Rido di gusto e piango di rabbia.
Invecchio senza diventare grande.
Amo prendermi in giro, ma non mi faccio prendere in giro da tutti.
Ho un’alta considerazione di me stessa, ma tendo a sottovalutarmi, perchè io valgo, ma gli altri non lo devono sapere.
Il mio cassetto dei ricordi è così pieno di polvere che non ci sta più nulla.
Non ho ancora capito se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, ma nel dubbio riempimelo.
E l’unica certezza che ho è che non ci sono certezze.
Non è vero, ne ho un’altra.
E non sto parlando delle mezze stagioni: so per certo che sono una cialtrona.

27 luglio 2011

16 e non sentirli

Che non sono i miei anni, anche se ogni tanto penso che a 16 è possibile che io fossi più seria di adesso. E’ la temperatura odierna del ridente nord-ovest in questa giornata di fine luglio, che, casualmente, combacia anche col giorno di paga.
Stamattina in macchina pensavo (sì, pensavo. So che sembra strano, ma succede anche a me) a quando ho chiesto alla sister in un commento di qualche post fa, se avevamo avuto lo stesso fidanzato. E ho realizzato che ex-moroso mi ha lasciato proprio per mettersi con una che ha il suo stesso nome. Che mi ha fatto giurare (la sister) di non rivelare nemmeno sotto tortura.
Poi sono arrivata in ufficio, ho parcheggiato, e sono andata al bar a fare colazione. E alla radio c’era Jovanotti. E mi è venuto in mente che l’altro giorno, in piscina, una ragazz(in)a, che devo ancora decidere se classificarla come piccolo genio incompreso o grandissima imbecille, ma siccome (la sister dice che) sono buona propenderei per la seconda che ho detto, è riuscita a cantare “il più grande spettacolo dopo il Big Mac”... Che poi è strano, perchè dal big bang ai buchi neri è un attimo.
Vabbè.
Comunque piove.
E io ieri sera quando sono uscita dalla palestra, dopo essermi comprata un delizioso sandalino nero che mi mancava, sono pure andata a casa del capo a bagnargli le piante. Sì, sempre per la solita storia che non son capace a dire di no, esatto.
Magari la prossima volta me la prendo più comoda e fra un giro e l’altro di annaffiatoio (che alla fine ne ho fatti 6, che io mi chiedo cosa se ne faccia uno di tutte quelle piante sul balcone) mi siedo sul divano con un bicchiere di quello Zacapa che, casualmente, è rimasto lì sul tavolo...

25 luglio 2011

spirali di fumo concentriche in una stanza quadrata

Prima che sia troppo tardi, il titolo non c’entra nulla con il post.
Ma, a pensarci bene nemmeno con altro.
E’ che sono reduce da una settimana che definire un coacervo di sensazioni è riduttivo.
Mi sento un po’ incasinata.
E la situazione in ufficio non mi aiuta di certo. Sto sostituendo la segretaria del RUP, sto sostituendo la segretaria dell’Ufficio Legale, sto sostituendo un geometra e se me lo chiedono sono pronta a sostituire anche la signora delle pulizie. Che alla fine io non sono capace a dire di no. Ma questo già lo sapevo.
E, me ne sto rendendo conto, nemmeno a delegare.
Magari quando cresco imparo. Nel frattempo annaspo.
Ma me ne fotto.
Comunque, a parte il lavoro, ho passato anche dei bei momenti.
Sono addirittura riuscita ad ubriacarmi. Non so se a livello molesto o meno, dovrei informarmi.
Però son stata bene. Anche il giorno dopo, dico.
Nonostante io e la bionda, in assetto da gara, ci siamo viste sfumare la serata mentre eravamo in macchina dirette al luogo del party. Abbiamo ripiegato su un birrozzo artigianale, che male non può fare.
Sabato ci ha colto pure la grandine mentre eravamo in piscina. Cioè, la piscina l’avevamo già abbandonata, quindi la grandine ci ha colto per strada. E abbiamo ripiegato sullo shopping, che male non può fare.
Poi sono tornata a casa. E in un nanosecondo mi è andato il sangue al cervello, che la poison-mamma ha di nuovo svarionato un po’. La cosa divertente è che giusto venerdì dicevo alla sister che ero tranquilla in quanto la poison-mamma era tranqulla. Quando si dice portarsi sfiga da soli.
In compenso domenica la situazione era tornata alla semi-normalità. E ho passato una gran bella giornata spalmata in piscina. Anche se quei cazzi di lettino, se assumi certe posizioni, male possono fare, eccome. Infatti oggi ho la spalla destra un po’ sofferente. Ma sono fiduciosa, prima o poi passerà.
E oggi, se si esclude la scossa di terremoto di un’ora fa, che mi ha vista scendere in strada armata di borsa, sigarette e telefono, direi che sta proseguento sullo stesso livello.
Adesso so anche perchè scrivo su un blog: per ricordarmi le cose. Visto che giovedì sono riuscita ad esibirmi in un’incontrovertibile perla di saggezza: “la memoria mi ha abbandonato, ma non ricordo quando è successo”.
 

Appunto.










22 luglio 2011

maya.la

2 giorni lontana dall’ufficio, che – sia chiaro – non mi è mancato per nulla, e stamattina sono arrivata lunga. 

E quando ti trovi davanti alla timbratrice che segna le 9.01 e il tuo orario di entrata è fino alle 9.00 ti senti anche un po’ cogliona.
Ma te ne freghi, giri il tacco 13 e vai a fare colazione al bar, con calma.
Che tanto tutto quello che devi fare è arrivare a sera.
E prepararti per uscire.
Di nuovo.
Ricordati che: dopo che avrai fatto la doccia e ti sarai cosparsa di olio satinante, se puoi, evita di sederti in veranda a fumare in canotta e mutande, come tuo solito.
Che sul tuo scalino di marmo adesso c’è la sindone delle tue chiappe. 
E sembra un coco de mer.

19 luglio 2011

Non è che...


…sono sparita, eh?
Quindi riportate pure la bottiglia di Cristal in cantina e mettetevi il cuore in pace. Che tanto lo sapete meglio di me che al peggio non c’è mai fine.
Sarà questo luglio che sembra ottobre che mi indispone.
O sarà che faccio la sostenuta.
Che questo me l’ha detto stamattina la Sciù entrando in ufficio: “Daniè, sei diventata più bella, ma sei anche più antipatica”.
Le ho fatto notare che si sbagliava, che ero antipatica anche prima, e lei ha detto che no, adesso faccio la sostenuta. E, mentre salivo le scale sculettando sul tacco 12 le ho risposto che ormai di sostenuto non ho più nemmeno le tette.
Comunque.
Venerdì io e la bionda, approfittando di una bella giornata di sole, quello che è mancato nel week end, abbiamo portato le nostre chiappe vintage in questo delizioso posticino, dove abbiamo potuto dedicarci all’ozio consapevole circondate dalla natura e dal silenzio.
Niente altoparlanti che sparavano brutta musica a tutto volume, niente ragazzini urlanti, niente mogli isteriche e niente mariti piacioni… niente.
Ridendo e scherzando (e anche un po’ dormendo) siamo riuscite a passare la giornata senza nessuna fatica. E, siccome ci siamo trovate bene, abbiamo deciso che avremmo ripetuto l’esperimento. E infatti, meteo permettendo, sabato ci torneremo.
Anche se, guardando il cielo in questo momento, mi verrebbe da telefonare ad un maestro di sci per prenotare una lezione, visto che, fra le altre cose, fa pure freddo.
Nel week end avevo ospiti, per cui ho dovuto cedere il mio letto a cugina e figlia di cugina, impegnata nelle gare di Roller Cross, Skate Slalom, High Jump, Speed slalom, Style slalom ecc. Quindi ho passato il sabato al Parco Ruffini, a guardare la cuginetta accumulare medaglie. La ragazzina è decisamente brava, visto che si è portata a casa 2 ori, 2 argenti e 1 bronzo.
Poi ad una certa ora mi ha recuperato la bionda, e ci siamo spostate al Museo dell’Automobile, per “Space is only noise?”, un evento in modalità silent disco, che ti lasciava anche la possibilità di visitare il museo. Che non è che io sia un’appassionata di auto e motori, per carità, ma, a parte che l’allestimento del museo è davvero ben fatto, di fronte ad un Isotta Fraschini 8A non si può restare indifferenti.
E tutto questo solo perchè non avevo ancora visto i bagni: godimento lisergico allo stato puro!

11 luglio 2011

considera l'aragosta


E mi perdoni DFW ovunque sia...
Ma quando ho salutato Max e la sua sempre splendida morosa, sabato, dopo una fantastica giornata trascorsa alle terme di Pre St. Didier, il loro colore mi ha fatto venire in mente quel libro. E mi ha fatto pensare che potrei rileggerlo. Anche se in questo periodo io e la lettura non abbiamo un gran feeling. Continuo a portare un libro in piscina, e continuo a non aprirlo.
Sabato l’ho lasciato a casa, che proprio non era cosa, fra una vasca e un pediluvio, una sauna e un letto ad acqua, una pausa sigaretta nel ghetto dei fumatori, chiacchere più o meno leggere con lei, e scambi di mail ed sms che mi hanno tenuto compagnia per tutto il giorno, il tempo è passato. Pure troppo in fretta. Come succede ogni volta che i pensieri si fanno leggeri.
E ieri, per tentare di mantenere questo stato di leggerezza mentale, mi sono portata in riva al lago di Candia. E, sdraiata nell’erba, ho guardato le papere.
So che ci sono modi più costruttivi di passare il tempo, ma ieri le papere andavano benissimo.
Quando il sole ha deciso di andarsene l’ho imitato. E, con questa in sottofondo, una volta a casa, ho continuato a perdere tempo.

Come stai?
E tu?
Che fai?
E tu?
Non sapevo dove andare.
Sono solo, e tu?
Dai, vieni su.
Ti prego non lasciarmi solo…


8 luglio 2011

Non ho l’età...

…per fare serata in un banalissimo giorno feriale e al mattino presentarmi puntuale al lavoro.
Credo che stasera stramazzerò sul divano prima della fine del tg.
Nel frattempo tento di resistere.
Che solitamente al mattino ce la si fa. E’ al pomeriggio che subentra quello stato di rincoglionimento catatonico che non ti abbandonerà fino alla fine del giorno.
Ma ce la posso fare. Del resto il mio lavoro non prevede il salvataggio di vite umane, quindi grandi danni non ne posso fare.
Anche quest’anno è arrivato Traffic.
Che io – come tutti gli individui vagamente psicotici – sono abitudinaria. E quando, dalla Pellerina me l’avevano spostato a Venaria ho patito.
Avevo appena fatto in tempo ad abituarmi alla nuova collocazione che quest’anno me lo spostano di nuovo. In pieno centro. Ma che, si fa così? Non rispondete, è una domanda retorica.
In occasione dei 150 anni dell’unitàditalia gli artisti, per questa edizione, sono tutti italiani. E quindi io, dopo ieri sera, ho deciso che per quest’anno ho dato.
Che Edoardo Bennato mi piace ma non al punto che, idem dicasi per la PFM, mentre per quanto riguarda Eugenio Finardi, che suonerà domenica, serata conclusiva, mi riservo di decidere in corsa.
Ma ieri sera c’era Francesco de Gregori. Ed era un peccato perderlo.
Visto che né io né sua bionditudine avevamo fretta, prima di fare la nostra comparsa in piazza San Carlo ci siamo concesse un’abbondante cena giapponese da Mister Hu, quindi un caffè da Mulassano e poi, con tutta calma, dopo uno scambio di sms, abbiamo raggiunto Max e signora in piazza.
Anche se questo ha comportato doversi sucare, prima di De Gregori, “Le Luci della Centrale Elettrica”, ovvero pessimismo e fastidio. Il pessimismo è di Vasco Brondi, il fastidio è mio.
Ma siccome – aggiungerei per fortuna – nulla dura per sempre, anche questo strazio dopo un po’ è giunto al termine.
E, fra una versione reggaeggiante di Rimmel e una molto dixieland di Buonanotte Fiorellino, abbiamo potuto assistere ad un gan bello spettacolo, conclusosi sulle note di Viva l’italia. E pazienza se De Gregori ha voluto sul palco con lui sia la Donà (brava, niente da dire) che Brondi.
Quindi, visto che ormai eravamo in ballo, ci siamo spostate al cortile della farmacia, per assistere ad una sfilata di moda di Autopsie Vestimentaire, comodamente sedute nelle poltroncine dell’area riservata, a cui si accedeva con l’apposito pass.
Che aver bazzicato locali per anni ogni tanto a qualcosa serve ancora.
Dopo la sfilata (interessante, devo frequentare quel negozio con più assiduità) iniziava il DJ Set. E mentre ci chiedevamo “chissà se tutta questa gente domattina va a lavorare?”, abbandonavamo la scena. Perchè non so gli altri, ma la mia sveglia, stamattina, ha suonato comunque alle seizerozero. E non è stato bello. Proprio per niente.

Perciò partiamo, partiamo che il tempo è tutto da bere,
e non guardiamo in faccia nessuno che nessuno ci guarderà.
Beviamo tutto, sentiamo il gusto del fondo del bicchiere
e partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già?

7 luglio 2011

Lascia fare...

…che una giornata di ferie in piscina ti strema più di otto ore in ufficio.
E arriva, e parcheggia, e paga, e entra, e scegli il lettino, stendi il pareo, spalma la crema, sdraiati, girati, rigirati, rispalma la crema, entra in acqua, nuota, esci dall’acqua, rispalma la crema, sdraiati, tirati su, scaccia il moscerino, leggi, stai mezz’ora a mollo nell’ìidromassaggio, nuota, esci, leggi, vai a prendere il caffè, fumati una sigaretta, ridistenditi, vai a mangiare qualcosa, esibisciti nella sacra pennica post prandiale, suda, lamentati del caldo, poi lamentati perchè si è spento il sole (chi l’ha spento sei tu...) fai il bagno, esci dall’acqua, risistemati sul lettino…
Oh, ragazzi, ma siam pazzi?
Che sono arrivata a casa e sono stramazzata sul divano…
E stamattina avrei anche dormito fino al suono della sveglia.
Non fosse che.
Che ho la fortuna di vivere in campagna.
E alle 5.23 il canto d’amore di una cornacchia mi ha perforato i timpani.
Che, si sappia, a me gli uccelli piacciono. Amo i gufi, e gli allocchi, e i barbagianni. Quando vedo i pinguini vorrei portarmene a casa uno, e tenerlo nella vasca da bagno.
Mi emoziono quando vedo un airone alzarsi in volo, e mi ricordo la meraviglia mista a stupore quando ho visto un tucano, o quella volta che, fuori dalla mia camera d’albergo ho visto un colibri…
Ma la cornacchia innamorata no.
Non ce la posso fare.

5 luglio 2011

Quello che non ho…

…è un treno arrugginito
che mi riporti indietro
da dove son partito…

Giorni strani.
No, non è quella voglia di fare un cazzo che mi accompagna da un po’ di settimane. Né quella fame maiala che stamattina mi ha fatto fare colazione non con una, ma con due brioches. E senza nemmeno innestare il senso di colpa, che serve a poco.
Ieri sono pure riuscita a non litigare con mia madre. Vediamo quanto dura.
E’ che penso.
A quello che ho, che non è chissà che, ma c’è.
E a quello che non ho, e non è quello che non ho mai avuto, che quello, appunto, non mi manca. Penso a quello che non ho più.
E, a parte i 20 kg persi, che non mi mancano affatto, quando arriva l’estate penso ai week end in riviera con ex moroso. Ma quanto mi sono divertita? E, soprattutto, perchè non riesco più a divertirmi così? Quand'è che ho smesso?
Io che al venerdì sera lasciavo Torino, andavo a Milano (morosi vicini a casa mai, eh?), mi scartavetravo i maroni in tangenziale, arrivavo a casa sua, si cenava, si trombava, non sempre necessariamente in quest’ordine, anzi, a volte non si cenava nemmeno, e si partiva.
Destinazione casa sulla spiaggia.
E quando si arrivava, che fosse mezzanotte, o l’una, o le due, mica si andava a dormire. No. Perchè gli amici erano lì ad aspettarti. E si usciva. O si stava nel giardino della casa sulla spiaggia a bere. E il sabato mattina ci si svegliava (no, alt. IO mi svegliavo) e con la bicicletta andavo a Rimini, passando il ponte sul Marecchia, e poi San Giuliano, e poi il ponte di Tiberio (sì, anche quello attraversa il Marecchia, ma è un altro), al mercato. Ma facendo prima colazione da Dovesi, in piazza Tre Martiri. E poi, dopo il giro al mercato, tornavo a casa. E iniziavo a giocare a “prova a svegliare il moroso nel minor tempo possibile e senza fargli girare i maroni”. Avevo trovato un metodo infallibile, che non vi racconterò perchè siamo pur sempre in fascia protetta.
E poi spiaggia, spiaggia, spiaggia. Con Paolo il bagnino che non ci faceva pagare i lettini, che tanto quelli dell’ultima fila vicino al campo da beach volley non li voleva mai nessuno.
E ogni tanto a beach volley giocavo pure io. E solitamente andava a finire che litigavo col mio ammmore, e finiva che uscivo dal campo sfanculandolo. O perchè non gli avevo passato la palla, o perchè non avevo murato Fabione (attenzione: io son “alta” 1 e 60 senza l’ausilio del tacco 12, Fabione – che se è “one” vorrà pur dire qualcosa, no? – gioca a basket e sfiora i due metri, centimetro più centimetro meno. Cazzo muri?) o qualsiasi altra cosa che gli facesse perdere un punto, manco stessimo giocando la finale dei campionati mondiali.
Alla fine, siccome son stupida sì, ma nei limiti, ho smesso di giocare con lui. Che io non sopporto litigare nemmeno quando avrei un valido motivo, figuriamoi per una partita di beach volley.
E poi, quando in spiaggia non era rimasto più nessuno, si andava a fare il bagno. Non che fare il bagno nelle acque di quella parte dell’adriatico sia il massimo della vita, lo riconosco. Ma c’erano giorni in cui l’acqua aveva quasi il colore dell’acqua, l’avreste mai detto? Giuro, vista io! E all’epoca era già un pezzo che avevo smesso di drogarmi...
E poi in qualche modo si organizzava la sera. O erano cene in qualche locale, o erano grigliate in giardino, o erano piada e cassoni. E feste a Villa Verucchio, o alla darsena. O da qualunque altra parte. E la domenica si ricominciava, e si aspettava che facesse buio, e si partiva. E si cenava a Bologna, e si tornava a Milano. E poi, a Torino.
Ecco cosa mi manca.

4 luglio 2011

finte ggiovani agli emtivideis

Hai deciso di fare la ggiovane e stai bevendo un caffè shakerato al caffè Savoia, in attesa dell’arrivo di sua bionditudine. Sul palco degli MTV Days ci sono gli Aprés la Classe (chiiiii?) che tu pensi di non conoscere, ma, quando attaccano con “mammalitaliani” scopri con non poco stupore che invece sai chi sono. E non sono nemmeno terribili, fra l’altro, con la loro patchanka imbastardita da ska e reggae…
Leggi un po’ e, mentre estrai il tuo “carnet de tous le jours” acquistato a St.Tropez (così puoi dire di aver fatto shopping anche lì) per prendere appunti e darti un tono (e giocarti così anche l’ultima possibilità di spacciarti ggiovane) arriva il “boss” del locale e ti offre un gianduiotto…
Prima, mentre perdevi tempo all’Aromaticobar provando orecchini e sniffando profumi, ti sei messa a parlare con un distinto signore – rappresentante di profumi – di politica, costruzioni, pensioni, Gavi ed Erbaluce e alla fine, salutandoti, ti ha lasciato il suo biglietto da visita, raccomandandosi di chiamarlo la prima volta che capiti ad Alessandria, così ti invita a pranzo. Che io in 47 anni di vita ad Alessandria ci sono stata una volta sola, in occasione di un motoraduno, in compagnia del mio tatuatore dell’epoca e della sua stragnocchissima morosa ceca. Bella giornata, fra l’altro. Anche se ad un certo punto hai dovuto metterti a 90gradi per farti ribattere il tatuaggio sulla schiena, così, tanto per attirare gente. Cosa non si fa per gli amici. Del resto anche il tuo piercing è lì per lo stesso motivo.
Fine del flashback.
Nel frattempo è arrivata la bionda. E, sul palco, Cristina Donà. Che a te non è mai piaciuta. Cristina Donà, non la bionda. La tenete in sottofondo e, parlando del più e del meno, guardate la gente. Brutta, per la maggior parte. Ridete parecchio, in compenso.
Quando suona Mauro Giovanardi lo ascoltate, per poi riprendere a farvi i cazzi vostri quando arrivano i Casino Royale. Quindi decidete di mischiarvi alla folla, per sentire (e vedere) Niccolò Fabi.
Che è davvero molto bravo. Anche se se lo filano in pochi, in verità, che la maggioranza è lì per Caparezza. Poco dopo mezzanotte è tutto finito, e potete tornare alla vostra auto, in compagnia del vostro mal di schiena. Perchè tutte quelle ore in piedi, ad una certa età, si fanno sentire.
Il sabato ti sorprende con una temperatura che non ha nulla di estivo. Eviti la piscina, ma non riesci a sottrarti al solito immotivato pianto di tua madre. Mantieni la calma in qualche modo ed esci da casa con largo anticipo. Raggiungi la bionda. Ve la prendete comoda, mangiate una cosa al volo e raggiungete piazza Castello. Cercate una posizione più defilata rispetto alla sera precedente, ascoltate i Planet Funk, vi dispiace parecchio che Daniele Silvestri abbia cantato così poco e vi chiedete per quale motivo. Poi è la volta dei Subsonica, che sono vestiti come i Kraftwerk nella copertina di “The man machine”. Samuel si dev’essere rassegnato alla calvizie ed ha finalmente (?) abbandonato il cappellino. Bravi, come sempre.

1 luglio 2011

The conspirator

Che ad un certo punto, mentre il film procedeva lento e tu cercavi di restare sveglia, hai pure pensato: al prossimo film di Robert Redford io passo, che anche “leoni per agnelli” ti aveva tediato nella giusta misura…
Poi, sarà che James McAvoy ha il suo porco perchè e il film prende una piega più “dinamica” (nei limiti, eh?), ti rianimi, e riesci a seguirlo fino alla fine. Se ne “le donne del sesto piano” non avevi riconosciuto Carmen Maura, anche qua darai sfoggio del tuo rincoglionimento precoce non riconoscendo Kevin Kline. Ne prendi atto, come del fatto che la giustizia e la verità sono due concetti alquanto aleatori, e, quando il film finisce, abbandoni la sala e, in compagnia di sua bionditudine, con cui hai pranzato anche oggi sperimentando l’ennesimo ristorante giapponese cittadino, vi dirigete al Dual per la consueta pizza settimanale.
Vai in bagno, e, mentre aspetti 7 (sette) minuti di orologio che due gentili donzelle liberino l’unico cesso che, come da copione, occupavano in copia, dietro di te entrano tre squinzie casualmente universitarie. Una è secca come un chiodo, l’altra è strizzata in una camicia che se dovesse mai partirle un bottone dovrebbe risarcire i danni alla pizzeria, e la terza ha un signor fisico con la F maiuscola. E’ lei che attacca a parlare dicendo: “l’anno prossimo vado a giocare (a pallavolo, ndr) ad Alba”. La secca: “Alba? mmmmmmm, so che è in Piemonte, ma non esattamente dove”. La pallavolista, che scoprirai in seguito, vive ad Asti, replica dicendo “VICINO a Cuneo”. Vorresti farle notare che Alba è molto più vicina ad Asti di quanto non lo sia a Cuneo, ma, siccome sei abituata a farti i cazzi tuoi, taci.
Allora la secca incalza: “Ma allora... farai la pendolare?”
La sportiva si irrigidisce e, mentre il terrore si impadronisce del suo sguardo, dopo un attimo di silenzio, nemmeno le avessero chiesto “allora, hai deciso se vuoi diventare un’iconoclasta bizantina?” chiede: “Cosa vuol dire?”
Ma porca di quella maiala ladra, ma come siete messe?