28 ottobre 2011

a piedi nudi nel parco...

Quito - 9 ottobre - ore 6.30 a.m.

Sì, ce la posso fare.

E’ passata una settimana, e la situazione è tornata ampiamente sotto controllo.
E così ieri sera ho accettato l’invito a cena di V., in quel posto in cui era da un po’ che volevamo andare. Anzi, a dirla tutta, da quando avevo letto le entusiastiche recensioni del loro tortino al cioccolato con crema di mascarpone, andare a cena in quel ristorante era diventato il mio sogno erotico ricorrente.
Quindi ieri a pranzo mi sono tenuta leggera (che una non può rientrare dalle vacanze con la bilancia che la accoglie con un fantastico -3 e poi mandare tutto in vacca così, subito, no?) e all’ora stabilita (più o meno) si entrava nel locale.
Impatto visivo favorevole. Tre salette, tavolini piccoli, dove in due si sta comodi. Tovaglia a quadri, tovagliolo annodato con filo di rafia e un cellentano. Cartoccio di grissini (al naturale e al sesamo) e locale affollato. Di giovedì sera.
Ci fanno accomodare e dopo un po’ ci portano la carta dei vini. Mi viene lasciato l’onore (o l’onere?) della scelta. Come se fossi la massima esperta in fatto di vini.
Sono indecisa fra un Rossese e un Nebbiolo Occhetti di Prunotto del 2007. Che alla fine la spunterà, riscuotendo consenso.
V. si butta sul menu laziale, io, che posso resistere a quasi tutto, ma la salsiccia di Bra non rientra in questo elenco, cedo. Salsiccia di Bra, trofie agli scampi e filetto.
Il cameriere (affascinante, pure) mi dice che per il filetto ci riaggiorniamo eventualmente dopo le trofie.
E in effetti dopo le trofie il filetto non ci stava più.
Quindi sono passata direttamente al dolce, tralasciando il famoso tortino per buttarmi sulla crema di mascarpone con fragole e scaglie di cioccolato. Semplicemente deliziosa.
L’unica pecca è che ti viene servita in un flute.
Che a ravanarci con la lingua si fa un po’ fatica.

27 ottobre 2011

26 ottobre 2011

Ce la posso fare?

Sono ancora un po’ svagata.
Però son qui.
In ufficio non ho ritrovato il solito caos delle volte precedenti. Niente scrivania Fantozziana, nessun casino da smazzare, tutto tranquillo, all’apparenza.
O le mie colleghe sono state brave o – a giudicare dall’andazzo di questi giorni – non c’è davvero stato un cazzo da fare… Io propendo per la seconda che ho detto, e sono certa che nessuno avrà l’ardire di smentirmi.
Mi sono anche quasi rimessa in regola coi ritmi sonno-veglia. Che non sembra, ma sette ore di fuso orario si sentono tutte.
Sono rientrata venerdì notte, alle 4. Che se tu sei in possesso di una carta d’imbarco per il volo delle 18.55 che scoprirai, solo una volta a Madrid, essere stato cancellato e vieni sistemato sul volo delle 20.10 che però parte alle 21.45, stai pur certo che al tuo arrivo, sul nastro trasportatore, la tua valigia non apparirà.
Quindi aspetta fino a quando il nastro si ferma, vai al banco dei bagagli smarriti, mettiti in coda, fai denuncia, esci dall’aeroporto (stranamente leggera) e recupera l’auto nel parcheggio, e, come ridere, si son fatte le due.
In viale Forlanini io e la bionda abbiamo fermato l’auto in centro strada per far sì che una pantegana di 5 kg finisse di attraversarci la strada indisturbata. Non avevamo mai visto un topo di quelle dimensioni, siamo rimaste a guardarlo quasi incantate,e, ancora a Novara, ci ripetevamo: “Minchia, che topo!”. E pensare che c’è gente che va fino alle Galapagos per vedere le tartarughe giganti.
Alle 4 entravo nel letto. Alle 5 ero ancora sveglia. Poi sabato mattina mi sono alzata alle 11. Ho cercato di non dormire per tutto il giorno, e sabato sera sono andata a letto verso le 11. Sono riuscita a vedere Bronson in tv, che tanto lo dovevo recuperare. E, di nuovo, mi sono addormentata alle 5. Per svegliarmi domenica mattina alle… otto. Che tre ore a me sembrano poche, non so a voi.
Domenica sera di nuovo, a letto alle 11, occhi sbarrati fino alle 2, sveglia alle 6, lunedì mattina.
Ieri sera è andata un po’ meglio. Credo di essermi addormentata attorno all’una. Insomma, sto migliorando.
Fra un po’ tornerò alla normalità e alle 10 di sera mi calerà la palpebra.

(nella foto: un compagno di viaggio)

6 ottobre 2011

saluti

Intanto a Steve Jobs, che stamattina quando ho appreso la notizia al tg ci son rimasta male.
Non che non me lo aspettassi, un cancro al pancreas non ti lascia molte speranze.
Semplicemente perchè quando un genio ci lascia diventiamo tutti un po’ più poveri.
La partenza (la mia stavolta, e spero non definitiva) si avvicina. L’eccitazione pre-viaggio che solitamente mi accompagna prima di ogni partenza questa volta non si è presentata. O mi sta aspettando all’aeroporto, oppure per questa volta ne farò a meno.
E’ tutto pronto, devo solo mettere la crema contorno occhi nel beauty case, e poi dovrei aver davvero preso tutto. E se dovesse mai mancarmi qualcosa farò in modo che non sia indispensabile.
Ho controllato l’estratto conto. Quando ho visto che mi avevano accreditato gli interessi maturati nell’ultimo trimestre mi son quasi commossa. 13 centesimi. Se vado avanti di questo passo supererò indenne la crisi.
Pare che domani si abbasseranno le temperature. Un po’ mi spiace perdermi i vari servizi che annunceranno che l’estate è finita, e che ci aspetta un inverno gelido. Quando tornerò, non avendo sentito i preziosi consigli che mi suggeriscono di coprirmi quando fa freddo, mi troverò completamente spiazzata. Se vedete un donnino in short, canotta e infradito aggirarsi per i nebbiosi viali cittadini, sappiate che ero io, e che, a mio modo, vi ho voluto bene.
Nel frattempo, stay hungry, stay foolish.

5 ottobre 2011

A dangerous method

Siccome domani prevedo serata “alettoconlegalline style”, la serata cinema è stata anticipata a ieri sera. E vuoi partire senza andare a vedere Cronemberg che non sembra Cronemberg, approfittando del fatto che al Centrale è in lingua originale? 
No che non vuoi.
E quindi.
Il film racconta dell’incontro fra Carl Gustav Jung e Sabina Spielrein, una giovane isterica e masochista, che viene ricoverata nell’ospedale in cui lavora. Affascinato dalle teorie di Sigmund Freud, decide di applicarle al caso della ragazza. 
Nel frattempo Freud e Jung si incontrano. 
Freud vede in Jung il suo potenziale successore, e gli manda come paziente lo psichiatra-tossicomane-poligamico Otto Gross (Vincent Cassel, assolutamente perfetto nella parte), che, con le sue teorie sull’assurdità della monogamia, spingerà Jung ad iniziare una relazione con Sabina. 
Poi, se volete saperne di più, andate a vedere il film. 
A me è piaciuto, vuoi perchè il trittico Mortensen-Fassbender-Cassel è davvero notevole, vuoi perchè la fotografia è bellissima, vuoi perchè, nella sua freddezza è riuscito ad emozionarmi, nonostante in questo film Viggo Mortensen rimanga sempre vestito, ma insomma... 
Alla fine, Cronemberg è sempre Cronemberg. 
Anche quando non sembra Cronemberg.

“Talvolta bisogna compiere qualcosa di imperdonabile per continuare a vivere”

3 ottobre 2011

la valigia sul letto...



Questo ultimo fine settimana era quello destinato ai bagagli. Anche perchè da oggi a giovedì, tornando a casa alle 20.00 quando va di lusso, sarebbe risultato un po’ difficile.
Non impossibile, certo. Ma ci sono attività che preferisco svolgere alla luce del sole.
Venerdì sono rientrata in possesso dello zaino-valigia finalmente riparato come si deve, e completamente aggratis: “è una sciocchezza”, mi ha detto l’artigiano. Dev’essere per quello che sei riuscito a fare il lavoro due volte, aggiungerei, ma siccome son diplomatica nel profondo, sfoggio uno dei miei migliori sorrisi e ringrazio. Non ho più scuse, devo iniziare a pensare a cosa mettere in borsa.
E così sabato, dopo aver assolto i miei compiti da casalinga, apro il cassetto delle maglie. Estraggo a caso maglioncini in cotone, t.shirt un po’ scrause che non si capisce perchè stiano ancora lì e non siano passate nella scatola delle maglie da combattimento, quindi è la volta di due maglioncini di lana, i pantaloni, qualcosa per dormire, la cernita dei calzini, il sacchetto con la biancheria intima, le scarpe, i libri. Non manca nulla.
Porto il borsone sulla bilancia: 6kg.
Se avessi la claque a questo punto scatterebbe l’applauso.
Poi si fa ora di uscire, che io e la bionda si va alla mole per la mostra Magnum, con aperitivo a seguire. Siamo prenotate per le 19.30, arriviamo col giusto anticipo e abbiamo una strepitosa botta di culo nel trovare parcheggio. Visto che è presto passiamo a salutare Toni, che ha appena aperto il locale. Quindi ci dirigiamo alla mole, spaventandoci un po’ per la coda all’ingresso. Ma per i visitatori della mostra c’è l’ingresso a parte. Deserto.
Entriamo, ci sediamo, aspettiamo.
Parte la visita, io dopo un po’ tendo a distrarmi e abbandono la guida per vedermi la mostra per i fatti miei. Credo sempre a causa della mia soglia d’attenzione rasoterra…
Alla fine ci spostiamo al bar per l’aperitivo. Ottimo e abbondante.
Quando usciamo siamo ancora in tempo per andare a vedere un film.
Le sale della zona propongono Terraferma, A dangerous method e La pelle che abito.
Siccome siamo già d’accordo che Viggo ce lo godremo martedì in lingua originale, decidiamo che Terraferma può attendere e ci buttiamo su Almodovar. Nonostante io sia ancora alle prese col libro.
Un cartello all’ingresso del locale si para il culo dicendo che in sala il condizionatore è rotto, e che se patiremo il caldo saranno tutti cazzi nostri.
Entriamo.
Come da programma non solo patiamo il caldo, ma anche la lunghezza del film, un po’ tirato, secondo il mio modestissimo parere. Non è un brutto film, ma io da Almodovar “pretendo” qualcosa di più.
Usciamo dalla sala al limite della disidratazione, e ne approfittiamo per tornare da Toni a bere qualcosa (acqua!). Poi, visto che il traffico è paralizzato decidiamo di prendercela comoda, fermandoci a chiacchierare senza fretta.