18 gennaio 2012

Shame

(sottotitolo: bore)
La Tiz, che era andata in avanscoperta domenica pomeriggio ci aveva avvisate che il film era abbastanza noioso, e financo triste.
Ma, siccome Michael Fassbender per questa interpretazione ha vinto la coppa Volpi come miglior attore maschile all’ultimo festival di Venezia, abbiamo pensato che probabilmente il film meritasse di essere visto.
Che dev’essere quello che ha pensato la pletora di maschi diversamente eterosessuali presenti in sala. Uno di questi, ci racconta la Tiz, era dietro di lei e, prima dell’inizio del film, è riuscito a dire, al telefono con chissà chi: “sto andando a vedere l’ultimo film di Fassbinder”. E io mi sono immedesimata nella madre di quel poveretto, pensando a quanto mi sarei vergognata di lui. E non perchè mio figlio è omosessuale, semplicemente perchè non è in grado di distinguere Fassbinder, morto nel 1982, da Fassbender, che, nel 1982 aveva 5 anni. 
Comunque, per farla breve, FassbEnder interpreta Brandon, impiegato newyorkese con una vera e propria dipendenza da sesso, che “appaga” con incontri occasionali e masturbazione ossessiva. La sua vita scorre (apparentemente) tranquilla, fino a quando non arriva a casa sua, abbastanza indesiderata, Sissi, la sorella minore, che in quanto a personalità problematica non ha nulla da invidiare al fratello. La vita dell'uomo viene in qualche modo scombinata dalla presenza della sorella, fino al giorno in cui… arrivano i titoli di coda.
Che sia io sia sua bionditudine ci siamo chieste quali problemi irrisolti questi due si trascinavano dall’infanzia per essere così disturbati. 
E’ l’ennesima storia sulle dipendenze. Non importa se sia droga, cibo, sesso od alcool. Chi ne soffre non assapora più nulla, perchè la sua vita è scandita dalla ricerca della prossima dose. Di qualunque cosa si tratti. 
Davvero triste, in effetti.

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