20 luglio 2012

Margin Call

Bello, eh?
Non ci ho capito una mazza, perché quando si parla di finanza i miei neuroni iniziano a contorcersi, e mentre Peter Sullivan, insignificante analista del settore rischi scopre che l’indice di volatilità su cui si basa un report consegnatogli da Eric Dale (Stanley Tucci, un grande. Quando sui gradini della sua casa di Brooklyn Heights fa il discorso del tempo risparmiato grazie a un ponte progettato da lui è semplicemente uno spettacolo) prima di venire licenziato nel giro di 10 minuti dalla banca di credito finanziario in cui presta servizio da 19 anni, mette in evidenza che le perdite della società hanno raggiunto un livello tale il cui risultato può essere solo il fallimento, con conseguente crollo in verticale di tutto il sistema, inizia il bello. Per modo di dire. 
Viene convocata una riunione nel corso della notte, con tutti i pezzi grossi della società. E da quel momento il film diventa una specie di documentario del National Geographic sulla vita degli squali. 
Assolutamente interessante. Con un gran cast: oltre al già citato Stanley Tucci ci sono Zachary Quinto, un uomo che al posto delle sopracciglia ha due strisce di moquette, c’è Jeremy Irons. Che, insomma, è Jeremy Irons. Poi c’è Paul Bettany, Simon Baker (che se anche non mi piacciono i biondi, l’eccezione che conferma la regola vale sempre), Demi Moore, che con i capelli lunghi e sciolti in stile Rosi Mauro sembra che abbia le guance da cocker, e qualcuno dovrebbe dirglielo.

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