29 febbraio 2012

gli sfiorati

Contro: 
- E’ tratto da un romanzo di Sandro Veronesi che tu, tanto per cambiare, non hai letto. 
- Il trailer che passa in tv non ti fa capire una ceppa, e quel poco che vedi nemmeno ti piace, anzi. 
- Lo danno all’UCI del Lingotto, che è dall’altra parte della città. 
Pro: 
- Fra i protagonisti c’è Claudio maquantèbello Santamaria. 
- E’ la solita anteprima aggratis. 
- Al Lingotto se non altro ci puoi arrivare comodamente con la metro. 
E così ieri sera, uscita dalla palestra, sono andata al cinema che non amo frequentare per la visione di un film che non ero sicura di voler vedere. In sala ci sono addirittura il regista (Matteo Rovere) e Andrea Bosca, ovvero Mète, il protagonista. Domanda: che cazzo di nome è Mète? Metello? Meteopatico? Metepossino? 
In attesa di scoprirlo quello che ci è dato sapere è che Mète è rimasto orfano di madre da poco, e suo padre sta per risposarsi con la donna che ama da 20 anni. Durante i preparativi del matrimonio gli tocca ospitare Belinda, la sorellastra, in casa sua. Due persone all’apparenza diversissime, che più si evitano e più si avvicinano. Mète fa il grafologo con Bruno, che analizzando diversi tipi di scrittura sta cercando di decifrare una categoria “inclassificabile”, gli sfiorati, appunto. 
“Sono quelli che sembrano sempre lontani, distratti... Sai quando sei davanti a qualcuno e ti domandi: “ma mi starà ascoltando?” “ma mi ama?” “ma ha capito?” Ecco, quando non hai una risposta per tutte queste domande sei davanti a uno sfiorato”. 
Il film scorre, e tu, che eri parecchio prevenuta, alla fine dovrai ammettere che non è affatto malvagio, anzi. Ti fai anche un paio di crasse risate. Apprezzi pure Asia Argento. E, complice una fotografia parecchio ruffiana, la tua voglia di tornare a Roma aumenta.

28 febbraio 2012

un giorno tutto questo dolore ti sarà utile

Era il film che si era scelto di vedere sabato sera.
Ma nel tardo pomeriggio arriva un sms della Tiz che ci propone la visione di Milan-Juventus a casa di sua sorella.
Io non vado allo stadio credo dal 14 maggio del 2003, e non vedo una partita in tv da... boh, forse dalla vittoria della Spagna agli ultimi Europei.
Ma mica perchè non mi piaccia, eh? E’ che è più forte di me. Non riesco a fare a meno di agitarmi. La bionda decide che per una sera possiamo anche vedere un po’ di maschioni correre dietro una palla, e così, equipaggiate di birra, e pronte al rutto libero e carpiato, ci guardiamo la partita. Io non riconosco quasi più nessuno dei giocatori  in campo, ma scopro che Mexes ha un tatuaggio sul collo che mi piace molto.
Il  Milan gioca meglio per buona parte del tempo, è vero. Ma, siccome le partite durano 90 minuti e la palla è rotonda, finisce in parità. Pari anche i gol validi ma non convalidati. E per me e le mie amiche finisce lì.
Per il resto del popolo, che di sicuro farebbe meglio a pensare a cose più importanti, ovviamente no. E poi ci stupiamo se stiamo con le pezze al culo.
Domenica pomeriggio, mentre sto camminando per strade di campagna con la Lu, arriva la telefonata di mio cugino Andrea. Quando vedo il numero sul display immagino che sia in arrivo qualche brutta notizia. Infatti mi comunica la morte di suo padre.
Mi informo sul funerale, mando un messaggio al capo e alle colleghe avvisandole che il lunedì non sarei andata in ufficio. E ieri mattina mi sono messa in viaggio verso “casa”.
E, nonostante ogni volta che torno ci siano strade che non ricordo perchè prima non esistevano, quando arrivo nei pressi di corso Mazzini so benissimo dove devo andare. Il cartellone pubblicitario “Luciano Ligabue – Carrozzeria” mi fa ridere un sacco.  
Arrivo all’ospedale. La camera mortuaria è nuova, legno e mattoni.  Ogni stanza ha il nome di un fiore. Orchidea, Gardenia, Viola. Saluto i cugini. E’ quasi ora di pranzo, non c’è nessuno. Mi chiedono se voglio vederlo.
Certo. I morti non mi hanno mai fatto paura. Non possono farti niente. Ma so che molta gente non la pensa come me.
Poi iniziano ad arrivare i parenti. Qualcuno non lo vedi da 20 anni. Chi ti riconosce, chi si ricorda di te di quando eri alta “acsé”, con la mano che si abbassa alle  ginocchia, chi non capisce chi sei nemmeno quando gli dici “sono la figlia di Nani” e nello sguardo gli leggi chiaramente “ma sa dit?”, tu che cerchi di collegare mentalmente le parentele, rassicurando tutti di parlare pure in dialetto, quel dialetto che è più modenese che reggiano, che, anche se non lo parli, capisci benissimo.
Dall’ospedale vi spostate in chiesa, e da lì al cimitero.
E mentre i necrofori fanno il loro lavoro lasci che sia il sole a scaldarti.
E verso sera torni a casa.
Che ti piace guidare.
Ma quando è buio ti piace di più.

  

24 febbraio 2012

In time

Voglio dire, vai a vedere “in time” e invece che alle 20.30 il film comincia alle 20.35? E mica iniziamo bene, ti pare? 
Comunque, il regista è Andrew Niccol. Forse il nome vi dirà poco. Se però vi dico Gattaca, magari… 
Per farla breve, in un futuro prossimo, per una qualche strana alterazione genetica intervenuta non si sa quando non si sa come, la gente smette di invecchiare a 25 anni, e la valuta non sono più i soldi ma il tempo. Quindi, mentre nel ghetto si vive alla giornata, lavorando quel tanto che basta per arrivare al turno di lavoro successivo, mentre nei quartieri “alti”, i soliti ricchi hanno praticamente raggiunto l’immortalità.
Una sera nel bar del ghetto arriva il miliardario Henry Hamilton (Matt Bomer, con cui, non so voi, ma io ci perderei un bel po’ di ore) che, offrendo da bere a tutti per tutta la sera, attira su di sé l’attenzione dei Minute Man che, manco a dirlo, campano rubando il tempo agli altri. Will Salas (Justin Timberlake. Che, oltre ad assomigliare a mio cugino Enrico, secondo me è proprio bravo) gli salva la vita e il vecchio (anche se non sembra, ha 105 anni), che, diciamocelo, si è un po’ rotto le balle di vivere, per sdebitarsi gli trasferisce il suo tempo, tenendo per sé una manciata di minuti che gli serviranno per arrivare a sedersi sul bordo di un ponte fino allo scadere del suo tempo. 
Will non arriva in tempo a salvarlo un’altra volta, e, approfittando dell’inaspettato dono, decide di portare sua madre, che quel giorno compie 25 anni per la 25° volta, a New Greenwich, la zona “ricca” della città ma… sua madre gli scade tra le braccia. Deciso a vendicarsi e a cambiare il sistema, Will lascia comunque il ghetto per dirigersi a New Greenwich, mentre i guardiani del tempo, capitanati da Raymond Leon (Cillian Murphy, dal fascino triste e malinconico) indagano su di lui, ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre abbandona il luogo in cui è morto Hamilton. A New Greenwich Will conosce Sylvia Weis, figlia di uno degli uomini più ricchi della città, custode di milioni di anni… E poi… basta. Che non ho mica tempo da perdere, io!
E, se vi avanzano due ore, guardatelo.


(in aiuto di quelli che non ci hanno capito una mazza fionda: )

21 febbraio 2012

Quasi amici

La Tiz mi ha invitato all’anteprima aggratis di questo film francese, ispirato a una storia vera. Siccome aggratis è bello, e il film sembrava interessante, ieri sera, dopo aver salutato la massaggiatrice, mi sono diretta in centro. Per ingannare il tempo, oltre ad un caffè, mi sono comprata anche un vestito, che non si sa mai.
Arrivo al cinema e dopo un po’ prendiamo posto in sala, che, in quanto aggratis, è gremita. 
Io sono seduta vicino al Belluomo, e, quando Omar Sy appare sullo schermo ci si azzera la salivazione. Invece, nella scena in cui Omar Sy appare a dorso nudo (glabrissimo) ci vengono le palpitazioni. Ehm. Il film, dicevo. Bello. Compresa la colonna sonora (Ludovico Einaudi, mica pizza e fichi) e l’ambientazione che, dite quello che volete, Parigi è sempre Parigi.




Il film inizia con Driss alla guida della Maserati di Philippe, che viene fermato dalla polizia e, invece di venir multato per eccesso di velocità riesce a farsi scortare fino al pronto soccorso dell’ospedale. Dopo che i poliziotti se ne sono andati, la macchina riparte, e il film torna all’inizio, con una fila di uomini in attesa di sostenere un colloquio di lavoro in una lussuosa villa Parigina (lussuosa villa: sembra la reggia di Versailles, più o meno). Fra questi, Driss, che è lì solo per sbrigare quella che ritiene una semplice formalità: deve farsi mettere un timbro sulla richiesta di colloquio, in modo da dimostrare di essersi presentato per aver diritto al sussidio di disoccupazione. Philippe, il “datore di lavoro” è un uomo divenuto tetraplegico in seguito ad un incidente in parapendio, e sta cercando un badante. Resta affascinato dai modi schietti del ragazzo, e decide di assumerlo in prova. Driss decide di accettare, e da quel momento i due, ovviamente diversissimi, imparano a conoscersi, instaurando un rapporto che inizialmente suscita preoccupazione nell’entourage del’uomo ma che ben presto riuscirà a capire che Driss, nonostante il suo passato, è la persona giusta. 
Divertente, ogni tanto scorrettissimo (“niente cioccolato per l’handicappato”) ma mai sguaiato. 
In sala esce venerdì. 
Se volete un consiglio, vedevatelo. 

17 febbraio 2012

A scanso di equivoci

Visto che, a partire dalla mia amata ex suocera, mi si descrive come “sofisthicatha”, intellettual-snob-radical-chic-sti-gran-cazzi, volevo dimostrare che, invece, sono un donnino semplice. E questo lo si deduce anche dalla scelta dei film, perchè non è che io vada a vedere esclusivamente film in lingua originale sottotitolati in armeno del regista indipendente dello Swaziland scoperto dal produttore Kirghiso e presentato al Festival International du Film Ornithologique. Ogni tanto cedo alla tentazione di andare a vedere qualche solenne vaccata, consapevole di ciò a cui vado incontro.
Così ieri sera io e la bionda si è visto “Tre uomini e una pecora”.
Che è un film abbastanza stupido. Ok, togliete pure quell’abbastanza. E’ un film stupido. E io mi sono divertita.
E immagino si sia divertita anche l’irriconoscibile Olivia Newton Jones, o quello che ne rimane, sotto gli innumerevoli strati di plastica che la rivestono. Di quanto si sia divertita la pecora, purtroppo, non mi è dato sapere.
Poi naturalmente siamo andate a mangiare la pizza. Nella pizzeria di fronte al cinema. Che, passano gli anni, ma ogni volta che varchiamo la soglia di quel locale, una domanda ci assale. Sempre la stessa. Come abbiano fatto a non essere ancora falliti.
Comunque la pizza è sempre a livelli più che accettabili, e noi la mangiamo soddisfatte, guardando la gente che cammina sul marciapiede che guarda noi che mangiamo la pizza in vetrina guardando loro che guardano noi che… fermatemi, vi prego!
Usciamo, la bionda mi riaccompagna all’auto che ho lasciato nei pressi della palestra (dove fra le altre cose stasera ho pure rinnovato l’abbonamento per altri 13 mesi) e poi mi dirigo verso casa. La radio come sempre è sintonizzata su Rai2. E ad un certo punto mi è dispiaciuto non essere davanti alla TV a guardare sanremo. Che secondo me ieri sera era l’unica volta in cui, se volevi farti del male, limitavi i danni. Perchè a me è bastato sentirla attaccare take me now baby here as I am per farmi rabbrividire. Non è che il festival può vincerlo lei?

15 febbraio 2012

Sono di nuovo arrivata un po' lunga in ufficio.
E stavolta non ho scuse.
Le sveglie hanno suonato regolarmente. Tutte e tre, al loro orario prestabilito.
E io le ho ignorate.
E quando ho deciso di uscire dal letto erano le 7.15.
Incredibilmente non mi sono agitata, ho fatto tutto con calma e alle 8.42 timbravo per entrare in ufficio.
Anche stanotte – e sempre senza l’ausilio della peperonata – ho sognato roba strana.
Ero con la bionda, in un posto desolato, che sembrava un incrocio fra Strada Settimo e la strada che congiunge Tiberiade a Cafarnao, con tanto di checkpoint.
E infatti io, alla guida della mia clio ero in coda al checkpoint. E dovevo spegnere il motore.
Per qualche strano motivo, allo spegnimento l’auto si è smontata.
E quando è arrivato il momento di ripartire io ero disperata, perchè mancava un pezzo.
Un semiasse, per la precisione (come se io fossi in grado di riconoscerne uno, fra l’altro).
Allora mi mettevo a discutere con il militare del checkpoint, chiedendogli dove cazzo avesse messo il mio semiasse. Lui mi guardava, senza proferire verbo, e rideva. Che poi, diciamocelo, se anche mi avesse detto qualcosa, l’avrebbe detto in ebraico, e io non ci avrei capito lo stesso una ceppa.
E, al posto del (mio) semiasse, mi consegna un... portaombrelli. E mi dice di usare quello.
Allora, io già mi incazzo come una jena affamata le rare volte che devo montare qualche mobile dell’ikea, che il mio bonus bestemmie l’ho esaurito anni fa, quella volta in cui montai una cassettiera. Figurati rimontare un’auto (attività in cui, che ve lo dico a fare, sono espertissima) inserendo un portaombrelli al posto di un semiasse.
Com’è, come non è, ce la faccio (oh, che vi devo dire? è un sogno!).
E, mentre me ne vado, con un sorriso a 32 denti, mi viene naturale ringraziare.
Col gesto dell’ombrello, ovviamente.

14 febbraio 2012

arrivare a sera

Io sono una persona sincera.

Fondamentalmente.
Ovviamente da questo contesto esulano le balle telefoniche che racconto al lavoro:
“Buongiorno, sono XYZ della ZYX, c’è l’ing. HHP2774?”
“No, signora, mi spiace, l’ing. HHP2774 (che siede ignaro sulla sua poltrona in pelle umana nel suo ufficio) è fuori città per un convegno sul risparmio energetico delle popolazioni inuit emigrate nel Borneo”.
E cose del genere.
Comunque, per tornare al nocciolo della questione, io sono sincera. E, stupidamente, credo che anche gli altri lo siano. Di conseguenza, tendo a credere a (quasi) tutto quello che mi dicono. Che, detta così, mi fa passare per una boccalona in versione deluxe. Che se tu mi dici “scusa se non sono riuscito ad arrivare ieri sera, ma non mi partiva la macchina”, io ci credo. Se tu mi dici “scusa se non sono riuscito ad arrivare ieri sera, ma quando sono uscito di casa mi si è rotta la chiave nella serratura del portone di ingresso, ho chiamato i vigili del fuoco ma per un qualche guasto al loro centralino invece che da Torino è arrivata una squadra di pronto intervento da Nocera Umbra, e alla fine ho dovuto portarli tutti a mangiare il panino con la porchetta da Gigi Quattrodita, sai quello che piazza il chiosco all’uscita di corso Orbassano?” Ecco, lì inizia a venirmi qualche ragionevole dubbio, per dire.
Comunque, per il fatto che io credo, quando i meteorologi mi dicono che fra una settimana dovremmo tornare a temperature più consone al periodo, abbandonando questa estemporanea glaciazione de noartri, io ci credo. E aspetto. Fiduciosa.
Che stamattina mentre andavo al bar, ancora un po’ e mi stempero su una lastra di ghiaccio, fanculo a lei e a tutti i pinguini.
Poi, arrivata al bar, mentre stazionavo in estasi di fronte al banco delle brioches, indecisa se prendere un triangolino alla nutella, un bombolone alla crema, un croissant con la marmellata o un pain au chocolat, Giulio, il barista, mi chiede: “Cosa fai stasera?”
Afferro un croissant alla crema e, prima di addentarlo, (il croissant, non il barista) rispondo: “Vado in palestra, perchè?”
“Ma è San Valentino!”
Come se la prima serata del festival di Sanremo non fosse già una punizione sufficiente.


13 febbraio 2012

Sunday boring sunday

Ieri, mentre trascorrevo uno dei miei soliti pomeriggi domenicali annoiandomi sul divano, ho guardato “viale del tramonto”. 
Che a me i film in bianco e nero piacciono.
Anche le foto in bianco e nero mi piacciono, hanno quel non so che che le rende più accattivanti.
Comunque, mentre settechilidigatto (ho anche il gatto in bianco e nero) mi si strofinava addosso (l’unico che ancora lo fa, pensa un po’ come sono ridotta) e io guardavo il film, pensavo alla storia – che non starò a raccontarvi ma, nell’eventualità non la conosciate, wikipedia potrà aiutarvi – di Norma Desmond, ex diva del cinema muto, ritiratasi a vivere in solitudine, dato che il cinema non aveva più nulla da offrirle, in quanto ormai considerata... vecchia.
Ed è una donna di 50 anni. 
E, a proposito di 50enni, il giorno prima avevo avuto modo di vedere, su qualche altro canale, un intervista alla bocca di Alba Parietti (forse c’era anche il resto di Alba Parietti, da qualche parte) che si vantava un po’ a cazzo del suo essere borderline. 
Forse era meglio Norma Desmond.
D’accordo, il film è del 1950 e probabilmente a quei tempi una donna di 50 anni poteva effettivamente venire considerata sul “viale del tramonto”. 
E poi ho pensato che fra breve 50anni li avrò io. 
Io, che sono stupida esattamente come a 15 anni.
Io, che è da poco che ho smesso di incazzarmi quando mi si rivolgono dicendomi “signora”.
Io, che se fossi un uomo sarei probabilmente affetto dalla sindrome di Peter Pan.
Io, che quando i 50 anni arriveranno, sempre che i maya non decidano di rompere i coglioni prima, sarò seduta ad aspettarli, con un daiquiri in mano. 


12 febbraio 2012

La talpa

Ieri sera sono andata al cinema.
Ho visto "la talpa".
Che io coi film di spionaggio entro un po' in crisi, infatti quando sono partiti i titoli di testa avevo già perso il filo. Poi l'ho ritrovato, e alla fine ero riuscita a capire tutto. O almeno, mi è sembrato. Praticamente un film sull'amor perduto. Ma lo capisci, anche se ad un certo punto ti viene il dubbio, solo alla fine, quando l'innamorato tradito elimina quella zoccola (in senso di roditore) della talpa.
Come? Non lo dovevo dire? Ops, troppo tardi.
Ho fatto anche altro, come, ad esempio, stendere le lenzuola fuori e ritirarle asciutte. E invece, quando io e la bionda siamo uscite dal cinema, stava nevicando. E io ci sono rimasta pure male, si sappia. Niente di che, un paio di centimetri, che stamattina, a metà strada fra la sorella dell'omino Michelin e una giocatrice di curling, ho scopato via dai gradini del vialetto d'ingresso.
Siccome non ho mangiato pesante, non so chi incolpare per il sogno di stanotte: eravamo - io e delle amiche - in un hotel fighissimo, probabilmente a New York, ma poteva anche essere Parigi, ed eravamo ad un party strepitoso.
Finchè non arriva un gruppo di ragazze giapponesi, che a me ricordavano le due protagoniste di "the catechism cataclysm", che inizia a chiudere tutte le porte, e a non far uscire più nessuno. Io mi rendo conto che hanno scordato di chiudere una porta finestra che dà su un'immensa scalinata e decido di fuggire da lì. Mi ritrovo in strada, senza soldi, senza borsa e con un pacchetto di sigarette da 10. Senza accendino. Chiedo di accendere ad un tizio calvo in t-shirt (e con un fisico da scombussolamento ormonale, vabbè) e poi non so cosa fare. Vorrei prendere la metropolitana, che mi passa proprio davanti, ma non so dove sono, nè dove andare ma, soprattutto, non ho i soldi per il biglietto.
Non so nè quanto tempo sia passato nè cosa io abbia fatto nel frattempo, ma mi ritrovo di nuovo nella sala del party, che nel frattempo è diventata la scena del crimine perchè le giapponesi hanno decapitato tutte le donne presenti. I cadaveri sono già stati portati via e io mi dispero. Non perchè le mie amiche siano state uccise, ma perchè non riesco a ritrovare la mia borsa.
Stasera provo con la peperonata, vediamo che succede.
In ogni modo la talpa è un bel film.
Fa un po' male vedere Gary Oldman invecchiato, ma c'è John Hurt. Carismatico. Potrebbe pubblicizzare dei pannoloni per l'incontinenza e sarebbe comunque affascinante.

10 febbraio 2012

polvere di stAlle

(ieri) 
Ho trascorso la mattinata a disquisire amabilmente di febbre e autoreggenti con un amico ritrovato e, mentre il mio pensiero più pregnante è se comprare o meno l’ennesimo paio di scarpe... 


No, non lo è più. 
E’ che mentre cazzegg lavoravo alacremente, ho scoperto il blog di Alessandra Airò, che le stesse scarpe le aveva inserite in un post di gennaio... E se una fra le più famose fashion blogger italiane le ha acquistate, posso io essere da meno? Giammai. 
Qualcuno mi abbatta. Prima che sia la mia banca a farlo, intendo... 
E’ più forte di me. Però stavolta ci ho pensato per ben 2 giorni, se acquistarle o meno. 
Intanto è da una settimana che sto cercando di capire che fine abbia fatto uno strepitoso perizoma acquistato (e mai indossato) qualche tempo fa. Che io non sopporto quando le cose spariscono. Che poi, più che nel cassetto della biancheria intima dove potrei averlo messo? Si accettano suggerimenti, ovviamente, anche se sono certa che prima o poi salterà fuori. 
Come probabilmente salterà fuori anche la voglia di andare in palestra, che ho bellamente saltato, questa settimana. 
In compenso stasera finalmente, dopo quasi due settimane, esco. Niente di trascendentale, sia chiaro. Che ho smesso di frequentare locali e ballare sui tavoli (ebbene sì, l’ho fatto. Una sola volta in vita mia, ma l’ho fatto) almeno due ere geologiche e mezza fa. Vado a mangiare una pizza con la bionda. Che è sempre un piacere. E la pizza, e la bionda. 
(oggi) 
Arrivo in ufficio, infreddolita come la moglie dello yeti, ma con meno peli, e, dopo aver preso il terzo caffè, controllo la posta. E quando leggo ….e tu sei un raggio di sole in giornate spesso faticose e determinate da milioni di parole inutili… mi si stampa un sorriso ebete sul viso, che farò fatica a mandar via. 
(domani) 
E’ un altro giorno. Ma mica ve lo dovevo dire io, no?



8 febbraio 2012

Awakening

La Poison dorme poco, ma quando dorme lo fa seriamente.
La Poison, proprio per questo motivo, al mattino ha tre sveglie che suonano a distanza di 30 minuti.
La prima alle 6.00, che è quella che le serve per rendersi conto che un altro giorno è iniziato, ma che non prevede l’uscita dal letto.
La seconda alle 6.30, che è quella che le consente di fare tutto con la dovuta calma di cui la Poison necessita per non iniziare la giornata coi cazzi inchianati e i chakra incrostati. Nell’ordine: alzarsi, andare in bagno, fare la pipì, spingersi in cucina ad accendere la macchina del caffè, preparare la colazione alla poison-mamma, dare da mangiare a settechilidigatto, aprire le finestre di bagno, camera, sala e cucina (anche in ordine differente), prepararsi il caffè e, con la tazzina in mano, uscire in veranda a fumare.
Quindi si lava e inizia a chiamare la poison-mamma affinché si svegli.
Poi si veste, e richiama la poison-mamma affinché si svegli.
Si trucca, e inizia ad urlare in direzione della camera da letto della poison-mamma, affinché, dopo essersi svegliata, si alzi pure.
Torna in camera a mettersi orologio, anelli e profumo, sbraitando se entro due secondi la poison-mamma non si materializza in corridoio.
La saluta, le impartisce due o tre informazioni base per il resto della giornata, e finalmente, vagamente esausta, esce di casa per andare a riposar a lavorare.
La terza alle 7.00. Prevede esattamente tutto quanto esposto sopra, ma in tempi un po’ più rapidi, compreso l’inchianamento dei cazzi e l’incrostamento di tutti e sette i chakra evolutivi.
Ieri mattina successe che la Poison si alzasse al suono della prima sveglia.
E, per evitare che la seconda e la terza suonassero a vuoto mentre ella era in altre faccende affaccendata, disinserisse le suddette sveglie.
Per rendersene conto stamattina, quando alle 7.30 ha aperto i suoi splendidi occhietti cisposi, iniziando la giornata con un leggiadro: “maporcadiquellaputt….!”


7 febbraio 2012

tanto per

Se sento ancora qualcuno parlare dell’Italia nella morsa del gelo, del generale inverno (che poi: se l’inverno è generale, l’autunno cos’è? colonnello? tenente colonnello? maggiore? capitano?), del ghiaccio, fosse anche quello di un frozen daiquiri, giuro che vado lì e a morsi lo prendo io.
Così magari la smette.
Che non se ne può davvero più.
Ma, siccome mal comune è mezzo gaudio, anche in Francia non sono messi molto meglio, visto che Nora Berra, dopo che mezzo mondo le ha fatto notare che il suo consiglio ai senzatetto di non uscire di casa con questo freddo è una minchiata di proporzioni galattiche, si giustifica dicendo che “il y a des sujets qui ne se prêtent pas à l’ironie”.
Che classe. Qua da noi al limite avrebbero detto di essere stati fraintesi. 


Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

6 febbraio 2012

Scusi, scende?

Giusto per sapere se devo comprarmi veramente delle mutande di pile...
che stamattina siamo arrivati a -19.
E cosa fa la poison quando la temperatura scende a codesti livelli?
Ma che domande.
Si taglia i capelli.

3 febbraio 2012

c'è grossa crisi

Io sono consapevole che al mondo c’è un sacco di gente diversamente intelligente (o, se il politicamente corretto vi ha un po’ sfrancicato i maroni), completamente stupida. Ma, vorrei capire se davvero esiste qualcuno che, alla ricezione di una fantomatica e.mail da parte di Poste itagliane, Carta.insomma, Bancadellosperma, l’abbia aperta e, leggendo pressapoco:
“Egreggio cliente, ci è stato grave tentatifo di frode su di tuo conto corrente, se tu schiaccia link qua sotto e dacci a noi tutti i tuoi dati, compresa combinazione di cassaforte di povera nonna, come per incanto i tuoi datti saranno proteti”.
Perchè va bene tutto, ma anche alla stupidità c’è un limite.
Come? Voi conoscete qualcuno che ha cliccato su uno di quei link e adesso vive sotto Ponte Milvio spacciando lucchetti? Proprio vero che alla fine c’è giustizia per tutti.
Comunque, oltre alle mail farlocche, un’altra cosa che non ho mai capito sono i banner e/o pop-up che ti si aprono solitamente a minchia mentre stai cercando di prenotare on line un volo intercontinentale per il MegaDirettore Generale e se non stai attento, mentre stai cercando di far coincidere tutte le coincidenze (che – essendo coincidenze – solo quello devono fare) ti ritrovi sul sito di vendita per corrispondenza dei materassi ad acqua cambogiani. Per non parlare di quelli che, mentre stai cercando di scrivere una mail all’amministratore di condominio, ti si spalancano dicendo “Complimenti, sei il visitatore numero unmilione, clicca qua per ritirare il tuo premio!” oppure “Hai vinto una Ferrari, clicca qua e scopri come fare per ritirarla. Poi clicca anche qua per scoprire a chi devi dare il culo per pagare l’assicurazione e il bollo!”, ma siccome questi son tempi duri e si mormora che sian tempi di crisi, anche i banneristi hanno dovuto ridimensionare il tiro.
Dev’essere per quello che mentre controllavo la posta, prima, ho potuto leggere questo:


FORSE????????????????


2 febbraio 2012

it-SNOW-or-NEVE-r

Nevica.
Visto che non siamo alle Seychelles (il purtroppo mettetecelo voi, che io son rientrata dai Caraibi domenica e quindi mi vergogno un po’) ma nel nord Italia, direi che, in questa stagione, prima o poi, bisogna aspettarselo. Che poi in alcune regioni ci siano state precipitazioni fuori dalla norma (ad esempio in Emilia) può effettivamente creare disagio, non discuto. Ma io vivo a Torino.
Che, per quelli un po’ deboli in geografia, sta in Piemonte. Che, e qua si sparge cultura come il sale, significa, pensate un po’, ai piedi del monte. Oh perbacco. E, l’avreste mai detto?  Si chiama così perchè è circondata su tre lati da Alpi e Appennini, che, per chi non lo sapesse, sono catene montuose. Che, prepotenti, occupano, con il 43%, buona parte della regione. Infatti, qua, nel 2006, vennero organizzate anche le olimpiadi invernali.
Fin qui è tutto chiaro? Bene.
Ordunque, come si diceva poc’anzi, è gennaio, siamo a Torino, sempre nel nord Italia, e nevica. E sono la prima ad ammettere che la neve rompe i coglioni e crea disagio. E io, personalmente, la detesto. Ma.
Non è che ne abbia buttata giù mezzo metro, eh? (n.b.: sto sempre parlando di Torino).
Se si esclude un po’ di “paciocco” nei controviali, i corsi principali sono percorribili. E lo erano ancora di più ieri sera, alle 19.00, quando sono uscita dall’ufficio.
E allora, manica di automobilisti rincoglioniti, mi volete spiegare perchè per percorrere 2km scarsi di corso Regina Margherita ieri sera abbiamo dovuto metterci 50 minuti, con voi che andavate a passo d’uomo manco foste nel bel mezzo della spedizione Amumdsen?
Se non potete permettervi l’acquisto di due paia di pneumatici invernali, almeno imparate a guidare. 



Aggiornamento delle 11.22
Messaggio su Viber di uno dei miei innumerevoli spasimanti (minchia, ma quanto son burlona?): "Ciao, come vieni al lavoro?"
Che, voglio dire, se mi avesse scritto "ho voglia di vederti e rivoltarti come un calzino dopo un'ora di corsa nel fango" io lo avrei anche apprezzato di più, per dire. Ciccio, che cazzo di domanda è? "Come vuoi che venga? Mi hanno temporaneamente disabilitato il servizio di teletrasporto, quindi vengo in macchina, come gli altri giorni. Perchè?"
Controrisposta: "Un bel casino con questa neve"
E costui vive all'imbocco della Val di Susa, mica a Papeete.

1 febbraio 2012

siccome

in pausa pranzo stavo mangiando il famoso curry di zucca e lenticchie con riso basmati, e non avevo nulla di meglio da fare, mi sono data allo shopping on line.
Che di un body da zoccola sentivo un po' la mancanza.