30 maggio 2012

questa terra è la mia terra

E la mia terra continua a tremare, fregandosene di tutto il resto.
E tremava anche ieri sera, mentre ero al telefono con mio cugino, con sua moglie che gli urlava di scendere in cortile durante l’ennesima scossa. Mi raccontava di come, ieri mattina, uscito di corsa dalla fabbrica, abbia visto la sua auto saltellare sull’asfalto. Di come il susseguirsi di scosse sia destabilizzante, della paura, del non sapere dove avrebbe dormito questa notte, che in paese – nonostante loro non abbiano avuto danni, perchè sono a “ben” 40 km da Mirandola – avevano allestito una tendopoli, ma che lui era dell’idea di dormire sul divano, mentre sua moglie era intenzionata a dormire in macchina. Che fra parenti e amici sparpagliati in quella zona dire che sono proprio tranquilla e serena... ecco, no.
Ma – come dicevo ad Agata stamattina – non è che di concreto io possa fare molto, se non aspettare che tutto questo finisca.
E che al tg di Sky, prima di definire Carpi un “piccolo comune” del modenese, magari si informassero.
Nel frattempo ci pensa settechilidigatto a tenermi allegra.
Ricorderete tutti quando esprimevo perplessità in merito al suo utilizzo della gattaiola, immagino.
Da quando l’ho installata quel gatto in pratica mi ignora.
Entra ed esce quando e come vuole.
Soprattutto con CHI vuole.
Dopo il topino dell’altra sera, stamattina, dopo aver espletato il rituale caffè e sigaretta in veranda in mutande, mi accingevo ad entrare in doccia, quando, dal piano di sotto, mi sono giunti dei versi strazianti.
La contessa che alberga in me non è riuscita a esimersi dall’urlare “porca di quella puttana, ma che cazzo hai preso stavolta?” che, mi perdonerete, ma quando ci vuole ci vuole. Poi mi sono messa una maglietta, manco il gatto si turbasse a vedermi nuda, e sono scesa per le scale. Ai piedi della rampa c’era il mio adorabile gattino, con in bocca un leprotto che si muoveva ancora (ancora per poco, a voler essere puntigliosi). Ho risollevato il gatto, nella speranza che non mi perdesse il coniglio per casa, e, come l’altra sera, l’ho elegantemente sbattuto in giardino. Anche perchè, con queste temperature, cosa c’è di meglio che fare colazione all’aperto? Poi, finalmente, sono entrata in doccia. E sono andata al mio appuntamento in banca. Poi, prima di andare in ufficio, ho portato dei fiori alla mia mamma, che oggi è (era? sarebbe stato?) il suo compleanno.



28 maggio 2012

Men in Black 3 e altre stronzate successe nel week end.

Credo sia uno dei pochi casi in cui i sequel sono degni di visione.
Ovvio, niente all'altezza del primo, che a distanza di anni io rivedrei ancora con piacere. Perché fra l’Edgar-abito, e “Complimenti signora è un bellissimo calamaro!”, io ogni volta mi spatacco dal ridere. 
Tralasciando il fatto che nella scena in cui Will Smith è a letto in canottiera e io alla visione di quel paio di spalle mi sono commossa tantissimo, il film non è – ovviamente - nulla di nuovo, ma si fa vedere in tutta tranquillità. C’è la solita corsa contro il tempo per salvare la terra dall'ennesima invasione aliena, ma questa volta J dovrà addirittura tornare indietro nel tempo e si troverà alle prese con il giovane K (una delle scene migliori del film è quella in cui J chiede a K quanti anni abbia. K risponde 29 e J replica: “ma te li sei fatti tutti contromano!”: fantastica!), con la factory di Andy Warhol (che è un Man in Black sotto copertura!) alla vigilia del lancio dell’Apollo 11, per cercare di eliminare Boris l’animale e cambiare il corso della storia. 
Io, che invece il corso degli eventi non lo posso cambiare, sono tornata a casa e ho fatto andare la lavatrice, così ieri mattina, prima di partire all'alba per Milano, che dovevo recuperare mia cugina in città prima che scattasse il blocco del traffico, ho pure steso le lenzuola. Che, ho ritirato ieri sera alluna di notte, appena rientrata a casa, dopo aver trascorso la giornata coi parenti, fra chiesa, ristorante, visita al cimitero dai nonni, e aperitivo lungo - questo senza parenti – dalle 19.00 alle 23.00. Ovviamente senza mangiare nulla, che il pranzo era stato sufficientemente abbondante. O abbondantemente sufficiente. 
Non so se sia stata la stanchezza della giornata o le due ceres, o il mix delle due cose, ma la strada da Milano a Torino mi è sembrata più lunga del solito. 
Come lo è stato alzarsi dal letto questa mattina. 
Ronf.

25 maggio 2012

Il pescatore di sogni



Che se non l’avesse visto la Tiz quasi per caso in una delle solite anteprime aggratis io un film con un titolo così l’avrei anche abbastanza schifato, diciamocelo.A parte che – tanto per cambiare – con il titolo originale (Salmon fishing in Yemen) non c’entra una beata minchia, il film è una gradevole commedia romantico-fantascientifica, con una strepitosa Kristin Scott Thomas nel ruolo della stronzissima e caustica portavoce del primo ministro inglese. Solo la sua presenza vale il prezzo del biglietto. Poi c’è la storia, che parte dal progetto apparentemente assurdo di uno sceicco yemenita di introdurre la pesca al salmone nello Yemen. Cosa che il titolo originale lascerebbe anche presupporre, non fosse stato superbamente tradotto a pene di segugio. Per tale motivo la sua assistente a Londra, Harriet Chetwode-Talbot, contatta il professor Alfred Jones, scienziato impiegato al Ministero della Pesca e dell'Agricoltura, per sottoporgli l’idea. Alfred è assolutamente scettico in merito, e liquida la faccenda come irrealizzabile, ma, per alleviare la tensione nella zona, in seguito all’ennesimo attentato in Afghanistan, il governo cerca una qualche notizia positiva e distensiva. E il progetto dello sceicco è destinato in breve tempo a diventare realtà… Nel mezzo trovano spazio anche il fidanzato(*) di Harriet dato per disperso in una missione in Afghanistan, l’algida moglie del professor Jones, attentatori, giornalisti e salmoni.La pizza alla Libery. come sempre, era ottima. 


* Tom Mison. Vogliamo parlarne?

E comunque, per mantenere la mia reputazione da intellettuale-snob-radicalscic-sofisticazzi, domani sera andrò a vedere Men in Black 3.

24 maggio 2012

ti raserò l'aiuola

Che abitare in una villetta indipendente circondata dal giardino è tanto bello, eh?
E’ talmente bello che più volte ho pensato di asfaltarlo.
Ammetto che ogni anno veder fiorire i tulipani e sbocciare le rose ha un non so che di miracoloso.
Ma, siccome io sto al giardinaggio tanto quanto la Barbie belli capelli è ovvio che il mio giardino viva ormai di vita propria. L’irrigazione avviene con metodi assolutamente naturali. Ovvero quando piove. Ma. Considerato che ultimamente ha piovuto parecchio, il mio giardino – anche se chiamarlo giardino lo sminuisce un po’, avendo esso assunto negli ultimi tempi le sembianze del sottobosco della foresta pluviale temperata – ha un aspetto un po’… selvatico? L’altro giorno ho visto che sono spuntati anche dei papaveri. Il mio timore è di svegliarmi una mattina, aprire le persiane e trovarmi un cinghiale che mi fissa perplesso, come nella pubblicità dell’effervescente Brioschi.
E così ieri sera, fra un caffè e una sigaretta, ho cercato il numero di telefono del giardiniere.
L’ho trovato. E l’ho chiamato. Dopo avergli mandato un sms per accertarmi che fosse davvero lui.
E stamattina ci siamo incontrati al bar e gli ho lasciato le chiavi di casa.
Che faccia della mia aiuola quello che vuole. Quando vuole.


(quello nella foto E' davvero il mio giardino)
(quello nella foto NON E' il mio giardiniere)

18 maggio 2012

La fredda luce del giorno

e/o la tiepida cazzata della sera.
Il film esce oggi nelle sale e io ho avuto la fortuna di vederlo ieri sera in anteprima.
Fortuna nel senso che ho risparmiato i soldi del biglietto, ecco.
Will, consulente finanziario, arriva in Spagna per una vacanza. All’aeroporto gli comunicano che il suo bagaglio è rimasto a San Francisco. Lui ha già i cazzi un po’ inchianati perchè è un periodo delicato sul lavoro, la sua ditta sta per andare dal culo e lui deve passare una settimana sulla barca dei genitori, in compagnia del padre (brusuillis) con cui ha un rapporto vagamente conflittuale.
Dopo l’ennesimo scontro col burbero genitore, abbandona la barca a nuoto e, quando vi fa ritorno, scopre che la sua famiglia è sparita. Torna a nuoto in paese, va alla polizia, dove lo vogliono arrestare, ma arriva il padre (sempre brusuillis) che lo salva e gli svela di non essere un organizzatore di eventi, ma un agente di un compartimento speciale della CIA, ed è quello il motivo per cui il resto della famiglia è stato rapito. Anche se non si capisce molto bene da chi. Mentre dalla costa arrivano in un batter d’occhio a Madrid – che uno si chiede che strada abbiano fatto per arrivarci così in fretta – Will è leggermente perplesso.
Raggiungono la casa di una vecchia conoscenza di brusuillis, la perfida Carrack, e, mentre lui aspetta che il padre cerchi di risolvere il problema, un cecchino gli spara.
Che se vai a vedere un film con brusuillis, e brusuillis muore ancor prima di metà film, tu ci rimani un po’ male, ecco.
Da quel momento Will inizia a fuggire, di corsa, in auto, in moto, buttandosi dai tetti, con gente che gli spara, lo ferisce, lo corca di mazzate, gli cauterizzano una ferita con un cucchiaio incandescente, che al confronto Rambo che si ricuce fa quasi tenerezza. Insomma, cose che pure Mike Tyson farebbe fatica a rialzarsi, figuriamoci un consulente finanziario di San Francisco. Ma, dato che Will sta studiando da Superman, ce la fa come se niente fosse.
E pure noi, riusciamo ad arrivare quasi indenni alla fine del film.
Nel dubbio, evitatelo.

17 maggio 2012

Vacanze Roman(tich)e

La solita sensazione di aver dimenticato qualcosa, come sempre.
Ma chiudi casa felice perchè settechilidigatto ha capito perfettamente come funziona la gattaiola, e ti chiedi perchè hai aspettato tutto questo tempo per installarla.
Arrivi in aeroporto e ti rendi conto che passare il controllo con gli stivali non è esattamente la più intelligente delle mosse, ma ormai è troppo tardi per rimediare.
Togli gli stivali, rimetti gli stivali, fai colazione e prendi posto al gate. L’aeroporto è invaso da tifosi bianconeri dai volti segnati dalla stanchezza che tornano a casa. Incroci la Fornero e finalmente ti imbarchi.
Raggiungi l’hotel, e mentre ti registri alla reception l’impiegato ti chiede la data di nascita del tuo compagno di stanza: ti rendi conto che non la conosci. Al suo arrivo a lui chiederanno il mio cognome, e lui si renderà conto che non se lo ricorda.
Ma quando ci siamo rivisti ci siamo riconosciuti al volo, se non altro.
Uscite, e iniziate a camminare. Senza una meta precisa, vi lasciate avvolgere, oltre che da un insolito vento gelido, dal silenzio di piazza Margana, poi continuate a camminare, da campo de fiori a piazza navona, poi al pantheon, fino a S.Apollinare con le troupe tv appostate perchè in mattinata riesumavano la tomba di De Pedis, e fra passi e parole e soste per un caffè, e una sigaretta su una panchina rientrate in albergo, e si fa ora di andare a cena. E, anche se avete camminato tantissimo e non ce ne sarebbe alcun bisogno, trovate anche il modo di smaltirla, la cena.
Il giorno dopo il vento è un po’ meno fetente e si sta bene. Ricominciate a camminare, poi nel pomeriggio vi separate e tu cerchi di concentrare tutto quello che devi fare in una manciata di ore, che sono poche per riuscire a far incastrare tutto alla perfezione. E infatti non ci riuscirai. Che il tempo non si dilata mai quando ne hai bisogno, e, dopo un aperitivo che ti tocca concludere molto prima di quanto avresti voluto arriverai ad abbracciare S. con un ritardo vergognoso, che ancora adesso mi sento in colpa.
Arriverai in ritardo anche al ristorante, e quindi rimarrai in modalità sensodicolpa ON ancora per un po’. Ma non per molto.
Adesso sono in ufficio.
E sono preoccupata. Molto preoccupata.
Temo di essere malata.
Tre giorni a Roma.
Senza fare shopping.
Io.
Non ci sono più certezze.



11 maggio 2012

BURP

Non intendo parlarvi dell’ultimo numero del Bollettino Ufficiale Regione Piemonte, tranquilli. 
Come? Avreste preferito che sì? 
Siete una manica di perversi, lasciatevelo dire. 
Burp è stata l’unica parola che sono riuscita a pronunciare mentre mi recavo alla cassa del ristorante a pagare la cena a base di asparagi che mi aveva vista partecipe in compagnia delle due strepitose bionde che dividevano il tavolo con me.
Che dopo la tartare di vitello con asparagi e parmigiano, il cestino di sfoglia con asparagi, uovo e fonduta di formaggio fresco, i ravioli di ricotta e robiola di Roccaverano con asparagi su crema di parmigiano, gli asparagi con fonduta e salsa tartara, gli asparagi fritti, quando è arrivato il dolce, camuffato da asparagi con uovo al paletto, io e una delle bionde abbiamo avuto un momento di smarrimento dicendo “non ce la possiamo fare!”. Ma, dopo che ci avevano spiegato che, resta di stucco è un barbatrucco, trattavasi del dolce, lo abbiamo affrontato. 
Il fatto che io NON SIA RIUSCITA A FINIRLO la dice lunga su quanto fosse ottimo e abbondante tutto il resto. 
Spero solo che non si sappia in giro.
Che ho una reputazione da golosa (di tutto rispetto) da difendere, io. 
Burp.
  

9 maggio 2012

Gli infedeli

No vabbè.
Cioè.
Niente. 
E’ che ieri sera sono uscita dalla palestra e ho pensato di andare a vedere il film, che lo dovevo recuperare in quanto sua bionditudine l’aveva visto venerdì scorso.
Stasera non potevo che dovevo vedere mio cuggino (mio cuggino) a cena, domani probabilmente si va al cinema, e venerdì ho un impegno. Sti cazzi. 
E allora, o ieri sera o mai più (anche perchè a giudicare dalla gente in sala difficile che il film possa durare anche la settimana prossima).
Così sono uscita e mi sono diretta in centro, pronta, nell’eventualità non avessi trovato parcheggio, a far scattare il piano B: andare in un’altra sala, di quelle che io solitamente non frequento, dotata di tutti i comfort, parcheggio e popcorn compresi. Per fortuna mi ha detto culo, e dopo aver parcheggiato in un carico/scarico giorni feriali 9.00/19.00 sono entrata al cinema. In sala eravamo in 10, credo. 
Il film è francese, a episodi, quasi tutti interpretati dalla coppia Dujardin/Lellouche, che, non so a voi, ma a me scatena pensieri abbastanza turpi e financo impuri. Comunque, a parte ciò, il film non è certo memorabile. E la rappresentazione di questi uomini dediti al tradimento compulsivo, alla fine risulta abbastanza patetica. Che I Mostri di Dino Risi, al confronto, sembrano delle brave persone. 
E comunque, per la cronaca, questa sera mio cuggino (mio cuggino) mi ha dato buca.