13 giugno 2012

Killer Elite

“La vita è come leccare miele da un cactus”

Quando, qualche mese fa, ho visto per la prima volta il trailer di “killer elite” ho capito immediatamente che quel film lo volevo vedere. Perchè sì sa, oltre ad essere una fine intellettuale, sono anche estremamente romantica e sognatrice. E nel trailer, fra esplosioni, inseguimenti, sparatorie e gente che si corca di mazzate, c’era tutto quello che una romantica sognatrice, appunto, può desiderare. Oltre a Jason Statham. Ok, non sarà un dio della recitazione, per carità. Ma lo sapete meglio di me che non sempre si può avere tutto, dalla vita. 
Per farla breve, quando il film è arrivato in sala, con non poca delusione ho scoperto che, in città, veniva proiettato solo in un paio di multiplex, di quelli che io – come regola di vita - evito come le merde sul marciapiede. Ma nello scorso week end lo hanno inserito anche nella programmazione di una sala in centro città e così io e la bionda ieri sera (che giovedì c’è la partita) siamo andate a vederlo, pronte ad assistere ad una cazzata di proporzioni fotoniche. 
E invece.
Cioè, non manca niente, eh? Inseguimenti, esplosioni, sparatorie, mazzate, ma, quasi incredibile, c’è anche una storia. Vera. Che si basa su fatti realmente accaduti, negli anni 80, in Oman, raccontati nel libro The Feather Man scritto nel 1991 da Ranulph Fiennes, che all’epoca fece scandalo e venne ovviamente smentito dal governo di sua maestà. 
Killer professionisti, servizi segreti, SAS (Special Air Service, principale forza speciale del Regno Unito), torbidi intrighi internazionali, controspionaggio, emiri, omicidi, vendette.
Non sarà un capolavoro del genere, ma è sicuramente molto di più di quanto si possa immaginare vedendo il trailer. 
Che, nella colonna sonora, può vantare anche questa
Se vi pare poco.

Una settimana un giorno o solamente un’ora

Venerdì sera sono uscita dall’ufficio, e, sapendo di dover andare a ritirare l’auto dopo il tagliando, iniziavo ad avvertire un dolore sordo al bancomat.
Sono arrivata, mi sono appoggiata al bancone per reggere meglio il colpo, che, sorpresa, è stato meno devastante del previsto. Ho pagato addirittura meno del tagliando precedente.
La volta scorsa per l’eccitazione mi ero anche comprata un vestito, questa volta invece mi sono tenuta. Forse perchè ne avevo comprato uno il giorno prima? Va a sapere.
Quindi sono tornata a casa, con quell’espressione un po’ ebete che mi si manifesta in viso ogni volta che risparmio dei soldi, e, come da programmi, sono stramazzata sul divano.
Forse ho pure cenato, ma non ricordo.
Sabato, mentre ero in posta per pagare l’IMU ho ricevuto una telefonata di un amico che voleva passarmi a prendere in moto per andare a pranzo sul lago. Gli ho risposto che non ero vestita da moto e che non avevo nessuna intenzione di cambiarmi. Quindi è passato a prendermi in macchina.
Siamo finiti in un locale che io frequento occasionalmente quando vado in piscina da quelle parti, ma solo come bar. Ignoravo addirittura facessero da mangiare. E, col senno del poi, fingerò di ignorarlo comunque.
Ho preso un tortino di zucchine con del vitello tonnato, mi sono arrivati 2 tortini e una porzione di vitello tonnato che sarebbe bastata per due. In caso di tavolata composta da top model anoressiche anche per sei, volendo.
Il mio amico si è visto portare un piatto di plin che erano due porzioni in un ristorante normale, 4 in uno di nouvelle cousine. Taccio per pudore sul quantitativo di brasato e patatine.
Quando il proprietario è arrivato, nel suo costumino da armadio quattrostagioni, ho capito il perchè. Fa le porzioni a sua immagine e somiglianza.
Nel pomeriggio ho guardato la Errani perdere la finale del Roland Garros contro la Sharapova, poi, dopo aver lavato tende, vetri e tutto il resto, credo di non aver fatto altro. Questo iperattivismo mi ucciderà, prima o poi.
Domenica ho replicato. Sembrerebbe quasi che fare la casalinga mi appassioni. Invece fingo soltanto. Infatti non sono nemmeno andata a fare la spesa.
Cosa che dovrò fare prima di partire, non fosse altro che devo comprare il cibo per il gatto.
Nel pomeriggio sono andata dalla bionda a vedere la partita, mangiare la zuppa di pesce alla provenzale (con tanto di rouille, che non si dica che facciamo le cose a metà) e, dopo due birre e N bicchieri di sauvignon e vermentino abbiamo anche messo giù un itinerario per il viaggio.
Adesso devo capire cosa mettere in valigia, ma, soprattutto, quando prepararla.
E poi direi che possiamo partire.  


7 giugno 2012

Love & Secrets

Sulla traduzione ad minchiam dei titoli dei film in Italia avevo già espresso perplessità in numerose occasioni. L’apoteosi dell’assurdo però si raggiunge in casi come questo, quando, prendendo un titolo in inglese, ad esempio “All good things”, che, se vai a vedere il film ti rendi conto che ha il suo perchè, decidi di cambiarlo. Che se hai sto vizio c’è poco da fare, hai un bel dire “posso smettere quando voglio”, perchè lo sappiamo tutti che non puoi. 
Decidi di cambiarlo, dicevo. 
Con un altro titolo.
Sempre in inglese.
No, ma dico, ma mi prendi per il culo? Ma che senso ha? 
Comunque, il film è del 2010 e per qualche strano motivo arriva in Italia solo ora. I protagonisti sono Kirsten Dust e Ryan Gosling che, anche se con improponibili acconciature anni 80, ha sempre il suo perchè. Il film è basato sulla storia vera dell’immobiliarista Robert Durst e la misteriosa scomparsa della moglie Kathleen McCormack, avvenuta nel 1982. 
Considerato che al momento in giro non c’è nulla di eclatante, direi che il film si merita la sufficienza piena.

1 giugno 2012

Aprile è il più crudele dei mesi. (ma anche giugno promette bene)

Tralasciando il fatto che stamattina sono andata a ritirare una multa in posta (nel giorno di pagamento delle pensioni che precede un sabato festivo, fra l’altro) e ho incontrato la mamma del mio compagno delle elementari Salvatore che mi ha aggiornato su vita morte e miracoli di tutta la famiglia, indugiando particolarmente sul fatto che Salvatore ha 48 anni (che abbiamo la stessa età, ma lui li ha compiuti a gennaio) non ha una fidanzata, e non capisce perchè non si trova qualche brava ragazza, che la casa ce l’ha, e che un uomo mica si aggiusta come una donna. E mi guardava. E che cazzo vuoi, che un pensiero su Salvatore avrei anche potuto farlo quando aveva 25 anni e partecipò alle selezioni del più bello d’italia e poi ha smesso. Di essere bello, intendo. Comunque, finalmente arriva il mio turno, consegno l’avviso a Carmela che mi consegna la bellissima busta verde, ringrazio, saluto tutti e me ne vado. Salgo in macchina e apro la busta. Non so se mi faccia più incazzare la cifra (162 euri) o la decurtazione di 6 punti dalla patente. Si narra, sulla contravvenzione, che io abbia bruciato un semaforo rosso. Che mi sembra strano, perchè non dico di essere rispettosa al 100% del Codice della Strada, ma ci sono alcune cose che per principio non faccio. Parcheggiare in divieto di sosta e/o nei posti riservati ai disabili, e passare col rosso. Ma. Un attimo di distrazione ci può stare (sono quella che si è strusciata contro un guard-rail, dopotutto), soprattutto se il giorno prima c’è stato il funerale di tua madre. Credo. O provo ad autoassolvermi, che male non fa.
Arrivo in ufficio, rendo partecipi i miei amici del tragico evento, e poi, come al solito, me ne fotto. Ripenso alla pubblicità che ho visto l’altra sera in tv: quella di un gelato  collegata ad un concorso e mi domando da quando in qua “un’esperienza in cucina con benedetta parodi” possa essere considerata il superpremio finale. Basta che poi, se le vendite dovessero misteriosamente crollare, non veniate a dire che sono io che porto sfiga.
Nel pomeriggio ricevo una telefonata dall’Amministratore Delegato (credo la prima da quando lavoro qua, ovvero dal 1998) che mi convoca nel suo ufficio. Infilo la giacca e scendo. Non mi faccio impressionare dall’enorme barattolo di vaselina posizionato davanti a lui e ascolto quello che ha da dirmi.
In buona sostanza mi sono vinta un lavoro che mi terrà occupata tutta la settimana prossima “e non creda che una settimana sia tanto tempo, eh?”.
Fantastico.
Ho già disdetto il massaggio. Credo che salterò anche la palestra.
Ma col cazzo che sposto l’appuntamento col tatuatore.
Ci vediamo l’11 giugno. 


Cosmopolis

Credo che farò del bieco spoileraggio. 
Quindi non venitevela poi a prendere con me dicendo che non lo sapevate. 
Che io vi ho avvisati.
Dal trailer di Cosmopolis (no, non l'ho letto il libro di Don DeLillo da cui è tratto, non ho mai fatto mistero di essere ignorante come una capra) non si capisce niente.
Trattandosi di Cronemberg potrebbe essere indifferentemente o un capolavoro o un immane cagata.
Ecco.
Non è un capolavoro.
O più facilmente io non ho capito il messaggio.
Ammesso e non concesso ce ne fosse uno.
Poi, io capisco che per impersonare un personaggio asettico (o asimmetrico) come Eric Packer ci voglia qualcuno che – a livello empatico – non vedi l’ora che gli piantino una pallottola in testa, e che il film finisce e tu speri che Paul Giamatti gli abbia sparato sul serio, (ops), quindi, se stai a vedere, Robert Pattinson, affascinante come un secchiello per il ghiaccio, ed espressivo come un passaggio a livello (o viceversa), nella parte è praticamente perfetto. Non sto dicendo che sia un pessimo attore. Ma vederlo recitare mi trasmette le stesse emozioni del bollettino dei naviganti sentito alla radio. 
Comunque, c'è un cameo di Juliette Binoche, ci sono Paul Giamatti e Samantha Morton, e c'è una bellissima canzone che viene suonata durante il funerale del rapper sufi Brutha Fez.
Facciamo che salvo la colonna sonora?

Nella foto il protagonista durante il quotidiano check up in limousine, nel momento in cui scopre di avere la prostata asimmetrica. I miei coglioni lo erano già da una mezz'ora abbondante.