31 dicembre 2012

Safety not guaranteed

A volte mi succede di comprare un libro perché attratta dal titolo.
Non sempre va bene, perché spesso il titolo si rivela la cosa migliore del libro. Ed è un po' poco, se ci pensate.
In genere con i film non lo faccio, ma "safety not guaranteed" l'ho trovato da subito un titolo stuzzicante. Le recensioni positive lette su alcuni blog che seguo hanno fatto il resto, e collega compiacente ha chiuso il cerchio, in modo che io, in questi giorni di riposo natalozio potessi vedere qualcosa di nuovo.
Durante una riunione di redazione in una rivista di Seattle si decide l'argomento del pezzo forte per il prossimo numero e l'attenzione si catalizza su un bizzarro annuncio apparso su un quotidiano, dove si ricerca un compagno per un viaggio nel tempo, ma bisogna partire con le proprie armi, si verrà pagati al ritorno e, avendolo provato solo una volta in precedenza, la sicurezza non è garantita.
Unico contatto una casella postale di Ocean View.
Il reporter Jeff, accompagnato da due stagisti, la disincantata Darius (Aubrey Plaza, bravissima) e il super-nerd Arnau si reca sul posto per scoprire l'identità e le reali intenzioni della persona che ha messo l'annuncio.
Dopo aver scoperto di chi si tratta, Jeff lo raggiunge a casa e tenta l'approccio, ma Kenneth, personaggio bizzarro e paranoico, non si lascia intortare. Ci riuscirà Darius, che, iniziando a frequentare Kenneth finirà per rimanere affascinata dall'uomo, che da parte sua, decide di darle fiducia.
Non vi dico nient'altro, se no, se mai vi capitasse di vederlo, sareste capaci di tornare indietro nel tempo per venirmi a picchiare.
Soltanto che si tratta di un film delizioso, come una fetta di torta della nonna appena sfornata.


30 dicembre 2012

Rita Levi Montalcini (1909-2012)



Meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita.

E qua? Classifiche niente?

Non ringraziatemi. 
È il popolo che me lo chiede. Che tutte le mattine, andando a comprare il pane, io le sentivo le vecchiette che arrivavano dalla farmacia, bisbigliare preoccupate e sussurrare in dialetto:  
"Mariuccia, ma tl'as sentì? An farmacia l'han finì al sunifer. I disu c'ai sun i bloggher c'a dormu pì nén, chi spetan i clasific d'la poison"
"Nerina, ma quet dise? Chi a l'è la poison? Chi a sun i bloggher? Tl'as pià la pastiglia an coj?"
(Traduzione: "Mariuccia, ma hai sentito? in farmacia hanno finito il sonniferi. Dicono che ci sono i blogger che non dormono più, perchè aspettano le classifiche della poison"
"Nerina, che cazzo dici? Chi è la poison? Chi sono i blogger? Hai preso le tue pillole, oggi?")
Essendo uscita dal tunnel delle serie tv, non avendo comprato un disco e - orrore - avendo letto pochissimi libri, mi limiterò ad una classifica (approssimativa e sparpagliata ad minchiam, com'è nel mio stile) dei film che ho visto in questo 2012. Del resto quest'anno ne ho visti 115, quindi qualcosa da classificare c'è, volendo.
Et voila, iniziamo!

L'inutilità fatta a pellicola:
"LA FREDDA LUCE DEL GIORNO" 
da me ribattezzata "la tiepida cazzata della sera": un inutile film con brusuillis dove brusuillis muore dopo 2O minuti. Se anche brusuillis muore, capite anche voi che non ci sono più certezze.
Quello che non ti aspetti:
"KILLER ELITE"
Vai a vedere un film con Jason Statham e niente niente, ti aspetti un film del cazzo, dove per tutta la durata del film se spareno, se meneno e se corcano de mazzate. Cosa che puntualmente succede, per carità, ma dietro c'è anche una storia, torbidissima e basata su fatti reali, e tu esci dalla sala soddisfatta, perché, appunto, non te lo aspettavi.
Pulp, molto pulp, pure troppo (sangue & merda):
"KILLER JOE"
A volte ritornano. E Friedkin è tornato, con un film che non tollera mezze misure: o lo ami o lo odi. E io, chettelodicaffare, l'ho amato. A prima vista. E pure alla seconda. E, avendolo comprato in DVD, lo amerò presumibilmente anche alla terza.
La sorpresona:
"ARGO"
La conferma che Ben Affleck è come il vino: invecchiando migliora e dirige un film basato su fatti reali che riesce ad amalgamare in un dosaggio perfetto azione, suspance, tensione e ironia. Provateci voi.


La delusione e/o tanto rumore per nulla:
"LE BELVE"
Il ritorno di Oliver Stone in un pastrocchio interessante a livello estetico (mi perdonerete se di fronte a Taylor Kitsch mi vanno in subbuglio gli ormoni, spero) ma che trasmette davvero poco. Tanto fumo - pure buono, pare - e niente arrosto.
Pessimismo e fastidio. E noia a palate:
"COSMOPOLIS"
E questo è tutto quello che ho da dire sull'argomento.
Simpatia portami via:
"YOUNG ADULT"
E ho capito che crescere è difficile per tutti, ma una giusta dose di schiaffoni, distribuiti amorevolmente nell'età dello sviluppo, non sembra, ma fa miracoli.
Made in Italy:
"DIAZ"
Un pugno nello stomaco. O una manganellata, a voler essere pignoli. In ogni caso, un film che fa male.


Aiutami a dire bello:
"UN SAPORE DI RUGGINE E OSSA"
Il dolore di vivere e il desiderio di riscatto, amore e rabbia, amicizia e poesia. Senza scivolare nella retorica della lacrima facile.
Endeuinneris:
"HOLY MOTORS"
Capolavoro visionario e magico, un film nel film dove la realtà non supera la fantasia: la realtà È la fantasia. E Carax lo sa bene. E ce lo spiega, come solo lui sa fare.
Come dite? In sala non è ancora uscito? Oh. Che peccato. 


29 dicembre 2012

Se potessi avere tre milioni al mese

Sarei Veronica Lario, probabilmente.
E invece.
Tre anni fa, quando la signora avviò le pratiche per il divorzio io rimasi a dir poco esterrefatta. E scrissi un post sul vecchio blog, qua c'è il link
E sarò monotona, sarò noiosa, sarò qualunquista e tutto quello che vi pare, ma, quando sento parlare di cifre talmente assurde da sembrare irreali, è più forte di me, io mi indigno.
E lo so bene che posso indignarmi fino alla morte e non cambierà comunque una beata minchia, ma non è che posso sempre essere razionale, no?


28 dicembre 2012

Take shelter

Ogni tanto mi perdo qualche film. E non essendo una scaricatrice (state calmi, lo so che quando parlo, della scaricatrice - di porto - ho l'inconfondibile eloquio forbito) di professione, molti film finisco per non vederli più. Ma questo, avendone letto bene ovunque, mi interessava: quindi ho schiavizzato un collega affinché lo recuperasse, assieme ad una manciata di altri titoli. Fra cui l'opera prima dello stesso regista, ovvero Shotgun stories, del 2007. Se non l'avete visto e ne volete sapere di più passate da Mr.Ford, che l'ha recensito un paio di giorni fa, e sicuramente meglio di quanto avrei potuto fare io. Non vi metto il link perché sono a casa e vi sto scrivendo con un cazzo di telefono, e poi non è che posso sempre fare tutto io, vi pare?
Vi dico soltanto che il protagonista è anche qua l'interessante Michael Shannon, che - oltre ad essere nato il 7 agosto come la sottoscritta - ritroveremo, assieme a Matthew McConaughey, nel prossimo film di Nichols, Mud.
Ho divagato abbastanza?
Direi di sì. Andiamo.
Nell'America rurale, piatta e sconfinata, Curtis ha un lavoro, una casa, una moglie e una figlia che ama, ricambiato. Ma, improvvisamente, inizia ad avere degli incubi spaventosi quanto reali ed apocalittici, di uragani devastanti. E lui sa che deve costruire un rifugio anti-tornado, perché, come si ritroverà a dire ad un certo punto, "deve farlo". Perché deve proteggere la sua famiglia. Anche se questo lo porterà a perdere progressivamente lavoro, assicurazione sanitaria, amici. In un crescendo di lucida follia, terrorizzato dalla familiarità con la malattia mentale (la madre è ricoverata da anni in quanto affetta da schizofrenia paranoide), Curtis andrà avanti per la sua strada, ma, mentre tutti gli voltano le spalle, la moglie gli resterà vicino, impavida e incurante dell'opinione altrui. Come dev'essere. E come è giusto che sia. Ma davvero Curtis è solo un povero visionario? O riesce a vedere più in là di tutti? In un finale straordinario e di un'intensità fuori dal comune Nichols non ce lo rivela, lasciandoci aperta ogni possibilità.
Io dico soltanto che Shannon è di una bravura straziante.
E lo so che il cinema è finzione e bla bla bla, ma ci sono film che vanno a toccare nervi ancora scoperti. E scopri che fanno ancora male. Quando Curtis inizia ad avere gli incubi mi ha ricordato l'inizio della malattia di mia madre. Ossessionata da sporcizia e muffa, vedeva muffa e sporcizia ovunque, e diceva che la casa sarebbe crollata, a causa dell'umidità. E mi sono ricordata perché, quando il film è arrivato in sala, io non avessi voluto vederlo.

27 dicembre 2012

Di giornate ovattate

E poi a quest'ora ti svegli, ed esci in veranda per fumare l'ultima sigaretta.
Evidentemente c'è qualcosa che non funziona benissimo nel tuo ritmo sonno-veglia. La nebbia se n'è andata. Ci sono la luna e una manciata di stelle.
Non hai sonno.
E stai pensando se andare a dormire o fermarti sul divano a guardare "Effetto notte".
E poi ricevi una mail.
"Peccato che sei lì".
Già.
Che ci vuole una certa attitudine ad essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Sempre.

26 dicembre 2012

Nightmare after Christmas

Sono una donna (quasi due, con quello che mi sono mangiata) provata più nel corpo che nello spirito. Natalizio, of course. Che non è che mi abbia mai pervaso molto, in verità. Ma questo non mi impedisce, nella mia condizione di orfanella attempata, di farmi adottare dal primo offerente. Ma mica solo a Natale, sia chiaro. Mi presto indifferentemente anche a Pasqua a Ferragosto.
Così, quando una settimana fa sua bionditudine mi ha detto "il giorno di natale mia cugina ti invita a pranzo" io ci ho messo credo 17 secondi a ringraziare ed accettare. Poi mi è venuto in mente che io e la cugina di s.b. non ci siamo mai nè viste, nè tantomeno conosciute. Ma mi è sembrato un dettaglio trascurabile. Qualche giorno dopo, la mia amica bionda ha rilanciato, dicendo: "mia sorella ti invita a cena la sera della vigilia'.
Che fai, rifiuti? Che poi sembra quasi che fai delle preferenze. E quindi la sera del 24, dopo esserti seduta a tavola con un livello alcolico di una certa rilevanza, hai affrontato in scioltezza patatine fritte, vitello tonnato, paté di tonno, e sicuramente qualcos'altro che al momento mi sfugge, per proseguire con delle trofie con radicchio e pancetta, un brasato al barolo e un paio di dolci, seppellendo il tutto sotto uno strato di whisky con cui avevi già preso confidenza nel pomeriggio quando, passando dalla Lu per farle gli auguri, sei stata accolta da suo figlio con un fantastico "ciao Dee, auguri! Vuoi un whisky?"
Che fai, offendi il fanciullo?
Stamattina, rimbalzando mollemente dal letto alla cucina, dopo un paio di caffè, ho affrontato trucco e parrucco e sono andata a prendere s.b., quindi ci siamo spostate a casa dei nostri ospiti. Ci siamo seduti a tavola alle 13.30 e abbiamo divorato la qualunque per circa 5 ore. Credo di aver ingurgitato una quantità di cibo equivalente a tutti i pasti digiunati da Pannella, ma in una volta sola. Ho raggiunto un livello di abbrutimento tale che ad un certo punto facevo fatica anche a respirare, perché pure l'aria che inspiravo sembrava non trovare più spazio.
Il massimo dello sforzo fisico l'ho raggiunto muovendo entrambi gli indici per abbassare le caselline dei numeri sulle cartelle della tombola. Che a me gli sport estremi mi fanno una pippa.
Giunta a casa mi sono accasciata sul divano, dove mi sono spenta in tempo zero.
Se sopravvivo alla nottata domani mi aspetta una giornata di libro - divano - DVD.
Ma soprattutto digiuno.

23 dicembre 2012

The company you keep

"Abbiamo sbagliato. Ma avevamo ragione".

Non è che voglio fare la snob a tutti i costi, che non sono nemmeno portata, è che il titolo italiano proprio non mi resta impresso. Anche stavolta sono uscita dalla sala senza aver capito se Redford regista mi convince oppure no.
Parte bene, ritmo ben distribuito e tutto quanto, poi però rallenta un po'.
Un po' troppo, per i miei gusti.
Il film inizia con l'arresto, da parte dell'FBI di Sharon Solarz (Susan Sarandon). La donna è accusata - come appartenente dei Weather Underground, organizzazione della sinistra radicale che negli anni 70 protestava contro la guerra del Vietnam - dell'omicidio di una guardia, avvenuto durante una rapina in banca, 30 anni prima. Quando Billy Cusimano, vecchio amico della donna, chiede all'avvocato Jim Grant (Robert Redford) di assumere la difesa della donna, questo rifiuta. Contemporaneamente, nella redazione del quotidiano locale, il giovane cronista Ben Shepard (Shia LaBoeuf versione nerd d'assalto) fiuta lo scoop e si mette a indagare sulla storia, scoprendo - prima dell'FBI - che l'integerrimo avvocato conserva nell'armadio il classico mucchietto di scheletri, appartenenza ai Weather Underground e coinvolgimento nella rapina alla banca comprese.
Mentre l'FBI scatena un'imponente caccia all'uomo, Grant si dà alla fuga attraverso gli States, alla ricerca dei vecchi compagni e della verità, mentre il giovane reporter, spinto dalla passione per il suo lavoro, scoprirà che le responsabilità individuali non sono mai soltanto quelle indicate sugli atti processuali.
Non lo so. Storia interessante, ma che non riesce mai a coinvolgere come dovrebbe. Come se mancasse qualcosa. Ma non chiedetemi cosa, non saprei dirvelo.
Ma vedere Nick Nolte invecchiato è stato tanto doloroso.


22 dicembre 2012

Fammi capire

Ore 20.45.
Stai bevendo il primo di una lunga serie di bicchieri che allieteranno la tua serata, anche se Codice Genesi nessuno se l'è inculato de pezza e ad un certo punto, molti bicchieri dopo, un'innocente discussione sul canone RAI rischierà di degenerare in rissa.
Ricevi un sms da A, che sabato scorso ti ha telefonato otto volte (otto) senza ricevere una risposta, a cui stai regalando NO come se piovesse da un paio di mesi. Che pure io, che in questi casi sono verosimilmente stupida, mi sarei fatta venire qualche ragionevole dubbio.
"Ciao tesoro, 6 libera stasera?'
E già quel tesoro messo lì a cazzo ti dà fastidio. Figurati quel sei scritto in cifre.
Rispondi: "No. Sono a cena con amici".
Ore 23.10.
"se 6 libera possiamo andare a bere qualcosa"
No, ma ti prego.
Rispondi: "No. Sono a cena con amici".
Ore 2.17.
"se 6 a casa vengo a trovarti'
Certo. Alle 2.17. Ricordati di citofonare Tatiana, mi raccomando.
Rispondi: "Fammi capire: quale parte della frase no, sono a cena con amici non ti è chiara?"

21 dicembre 2012

Mah. Ya. Oh. Yeah.

Siamo ancora qua. Sembra.
Anche il mio mal di gola, nella remota eventualità qualcuno fosse preoccupato sulle mie condizioni di salute.
Con un tempismo quasi commovente anche il Kerala si è finalmente deciso a mantenere le sue promesse, concedendo il permesso temporaneo (mica gratis, eh? cauzione di 800mila euro) per tornare in patria ai due marò che, gira e tuira, sono imprigionati da quasi un anno con l'accusa di aver ucciso due uomini. Non entro nel merito della vicenda non avendo la minima competenza, ma dall'inizio della storia a me è sembrato che questi qua (questi qua del Kerala) si divertissero a rimandare sempre al giorno dopo qualsiasi decisione riguardasse i due militari, e una volta per le vacanze d'inverno, e poi il carnevale, la fioritura delle rose, l'unghia incarnita dell'alluce destro della suocera del magistrato di turno, il sole, la pioggia, il vento, l'allineamento dei pianeti, il disallineamento dei chakra.
E ditelo chiaro che vi piace prendere per il culo la gente, no? Va bene che piace tanto anche a noi, altrimenti non si spiega perché quell'uomo dai capelli disegnati come Big Jim appaia in TV un giorno sì e l'altro pure a dire mi candido, non mi candido, ho i capelli, non ho i capelli, ho la fidanzata, non ho la fidanzata, i comunisti sono cattivi, i comunisti sono brutti, i comunisti sono comunisti, c'è bisogno di me, toglierò l'IMU, le tasse, la cellulite.
Ascolta me, segui il labiale:
Tu.
Sei.
Un.
Grandissimo.
Stronzo.
Che se non ti fossi messo a fare lo splendido togliendo l'ICI, a quest'ora magari la gente non si ritroverebbe a dover impegnare l'argenteria della nonna per pagare l'IMU.
Ma non vorrei sembrare più qualunquista di quanto non sia. Non vorrei nemmeno essere la tua "fidanzata" 27enne. Figlia mia (si fa per dire) ma quanto devi essere disperata?
Ma dimmi la verità, il pelo che hai sullo stomaco ti viene estirpato a giorni alterni per essere impiantato sul cranio di quell'uomo patetico?
Ma basta parlare di stronzate, veniamo alle cose serie. Che io stasera avrei la cena della fine del mondo. Il programma è elementare: mangiare, ma soprattutto bere, come se non ci fosse un domani.
Che lo sappiamo tutti che ci sarà, ma l'occasione era troppo ghiotta per non approfittarne.

 

20 dicembre 2012

Il rinfresco di natale

Ci siamo.
Anche quest'anno è arrivato il fatidico giorno dello "scambio degli auguri" in ufficio.
Che io, come tutte le cose permeate da quell'aura di obbligata consuetudine, patisco come la coda in tangenziale.
Per carità, è un'operazione che in dieci minuti ti togli il pensiero, molto peggio sarebbe se la mia ditta organizzasse la classica cena di Natale, ricchi premi e cotillons, a e i o u ipsilon e trenino compresi.
La cosa, in sé, non sarebbe nemmeno così terribile, non trasudasse ipocrisia a secchiate da parte dei partecipanti. Il copione è sempre lo stesso. Tutto lo staff dirigenziale, AD, CEO, direttori, quadri, quadretti e cornicette schierati a presepe ad un capo dell'immenso tavolo ovale della sala di rappresentanza, e dall'altra parte il personale tutto, pronto ad avventarsi sul buffet che nemmeno Usain Bolt ai blocchi di partenza durante la finale dei 100 metri.
Gente che incroci tutti i giorni per i corridoi, che quasi fa fatica a salutarti, oggi ti abbraccia e ti fa gli auguri ("a te e famiglia". Non ce l'ho una famiglia, idiota!) con uno di quei sorrisi che non arrivano agli occhi, e che sembrano più un inizio di ictus che altro, che si vede benissimo che non sono capaci, a sorridere. Altri che ti stringono la mano e ti ritrovi appoggiato sto arto che ha la consistenza di una triglia morta di stenti, e ti fa gli auguri  ("a te e famiglia". Ma allora sei de coccio: non ce l'ho una famiglia, idiota!), spesso senza nemmeno guardarti negli occhi: fastidio ai massimi livelli. Se non te ne frega un cazzo lascia perdere, no?
Poi c'è l'esercito delle colleghe tirate a lucido che neanche alla prima della Scala, in un tripudio di pizzi merletti e paillettes, comprese quelle che se non vengono a lavorare col tutone felpato poco ci manca, truccate come zoccole rifinite all'uncinetto. Gente che per l'occasione va addirittura dal coiffeur per la messa-in-piega.
Che noia.
Ma domani è un altro giorno.
E io, come sempre, me ne infischio.
 
 

19 dicembre 2012

Requiem for a dream


 
Darren Aronofsky lascia sempre il segno, sia quando decide di dedicarsi al thriller psicologico come ne "il cigno nero" (il fatto che a me il film non sia piaciuto è del tutto irrilevante) sia quando decide di spezzarti il cuore portando sulla scena un imbolsito Mickey Rourke nei panni del decaduto wrestler Randy "The Ram" Robinson, un uomo che ha sacrificato la sua vita e i suoi affetti per la sua carriera sportiva ("Sono un vecchio pezzo di carne maciullata. E sono solo. E me lo merito di essere solo".)
Ma nel 2000 Aronofsky ha diretto questo film che è un pugno nello stomaco.
Un film dove il bene non solo non trionfa, ma nemmeno appare da lontano.
Un viaggio opprimente e malato nella vita dei 4 personaggi che degenera col passare delle stagioni in cui il film - simbolicamente - è suddiviso, (estate, autunno e inverno. La primavera - simbolo di rinascita, non viene presa in considerazione), partendo da Harry Goldfarb, tossicodipendente che sottrae continuamente la tv alla madre Sara, per impegnarla e racimolare in qualche modo i soldi per la droga. La tv al tempo stesso è la droga di Sara, che passa le sue giornate guardando un talk show a cui sogna di partecipare. Quando le telefoneranno per dirle che è stata invitata a partecipare al programma l'eccitazione della donna sale alle stelle. Già si vede sul palco con il suo vestito rosso preferito, ma, al momento della prova, si accorgerà che quel vestito è diventato stretto. Decide di mettersi a dieta, ma ci riuscirà soltanto con l'aiuto di un medico che le prescriverà delle anfetamine, e la donna, totalmente ignara degli effetti delle pillole, ne diventerà dipendente in tempi brevissimi, dilaniata da incubi allucinanti in cui il frigorifero prende vita e i personaggi della tv le si materializzano in salotto, prendendola anche per il culo.
Contemporaneamente Harry e il suo amico Tyrone metton su un giro di spaccio che consentirà loro di darsi alla bella vita, e a far sì che Marion, la donna di Harry, possa aprire il suo negozio di vestiti.
Ma arriva l'autunno (fall, che, non a caso, significa anche caduta), Tyrone finisce in carcere, Harry usa tutti i risparmi per pagare la cauzione, Sara è sempre più ossessionata dai suoi deliri in attesa della chiamata da parte della tv che non arriva, Marion inizia a prostituirsi per procurarsi la droga, e, con l'arrivo dell'inverno, la parabola discendente e tragica si abbatte sui protagonisti, senza risparmiare nessuno.
 
 
 

18 dicembre 2012

Cosa fare a Tokyo quando sei morto: Enter the Void

"Una rosa è una rosa e solo una rosa.
Ma queste gambe di sedia sono gambe di sedia
e sono anche San Michele e tutti gli angeli".

Sono certa che Aldous Huxley, che nel 1954 scrisse "le porte della percezione", saggio che tratta di esperienze vissute sotto l'effetto della mescalina, avrebbe amato questo immenso trip cinematografico, a partire dai titoli di testa, di una bellezza allucinante.
Perché dopo l'assunzione della droga i colori diventano più vividi e sgargianti. Lo dice Huxley eh? Non guardate me, che con le droghe ho smesso da un pezzo.
 
"...e se poi muori?"
"Ritornerò..."

Non avendo letto il libro tibetano dei morti, che viene evocato all'inizio del film, prendo per buona la storia che, dopo la morte,  il tuo spirito e/o la tua anima, non siano ancora pronti ad abbandonare questo mondo e passino un po' di tempo a fluttuare qua e là facendoti fare da spettatore alla tua vita che scorre via, snocciolandotela come fosse un film, e noi, nello specifico, tutto questo lo vediamo e lo viviamo attraverso gli occhi del protagonista, Oscar.
Oscar è uno spacciatore che vive a Tokyo con sua sorella Linda, cui è molto legato e a cui da bambino, dopo la morte dei genitori, promise che non si sarebbero mai lasciati.  Una sera, durante una consegna (come di cosa? è uno spacciatore, ve lo siete scordati?), entra al Void per non uscirne più, perché viene ucciso dalla polizia. Nei cessi. Del Void. Che sono sporchi. Che è forse la cosa più sconvolgente del film. Perché nella mia permanenza in Giappone non mi sono mai imbattuta in un cesso sporco. Ma io al Void non ci sono entrata, dopotutto.
Comunque  il trip vissuto a inizio film attraverso gli occhi di Oscar sotto DMT in un tripudio di frattali che ti vien voglia di uscire in giardino a vedere se per caso trovi del peyote (anche se - si dice - non sei tu a trovare il peyote, ma è il peyote a trovare te) è un'esperienza visiva assolutamente unica ed entusiasmante.
Dopo la morte di Oscar riusciamo a capire chi sono i protagonisti, come sono arrivati lì, in un'alternanza fra passato e presente,  dall'incidente - rievocato più volte - in cui morirono i genitori di Oscar e Linda,  fino al momento dello sparo nel bagno, e poi oltre la morte, seguendo nel solito fantastico trip in technicolor, a tratti voyeuristico, tutto quello che avviene nella tua vita. Anche se tu non ci sei più.
O forse stai per arrivare, di nuovo.
Alla fine se stai a vedere la storia vale due lire, partendo dal tossico che si fa come una biglia dicendo che lui non è un tossico, per fortuna risparmiandoci la frase "posso smettere quando voglio", al regista che probabilmente ha un problema irrisolto con l'allattamento al seno, ma per gli occhi, signori miei, è un vero e proprio orgasmo multiplo.

17 dicembre 2012

Sofferenza e fastidio mode ON

Detesto ammalarmi.
Ma credo di averlo già detto.
E' che proprio non sono abituata.
E divento (più) fastidiosa e lagnosa.
Stanotte mi sono svegliata alle 2.00 tossendo. Poi ho iniziato a starnutire.
E sono andata avanti, sveglia, tossendo e starnutendo (e ovviamente bestemmiando ad ogni colpo di tosse e/o starnuto), fino alle 4.00.
Roba che anche il gatto se n'è andato a dormire sul divano, credo non ci sia bisogno di aggiungere altro.
Ad un certo punto ho pure pensato: vado in cucina e mi mangio un cucchiaio di miele.
Ma: a) sono pigra b) il miele non mi fa impazzire.
Quindi sono rimasta a letto. Tossendo. E starnutendo. E bestemmiando.
Poi per fortuna mi sono riaddormentata. Giusto un paio d'ore, fino al suono della sveglia. Anche perchè stamattina dovevo pure darmi una mossa senza bamblinare come mio solito, dovendo portare l'auto in officina per il tagliando. Sta già iniziando a farmi male il bancomat, fra l'altro.
Ovviamente sul mio cammino - arrivata in città - ho trovato il camion della nettezza urbana.
Io non so se sia una caratteristica squisitamente torinese o se è usanza diffusa, sparpagliare i camion a pioggia in giro per la città a svuotare i cassonetti in piena ora di punta. No, perchè davvero, la raccolta rifiuti dalle 8.00 alle 9.00 è istigazione pura e semplice all'odio indifferenziato.  
In compenso alla fine sono riuscita a fare tutto, anche colazione al bar.
Alle 9.42, con tutta la calma del mondo, telefona la BCSdTR, dicendomi "sono qua in [ufficio distaccato cittadino di società milanese], arrivo subito". L'ufficio distaccato è a 40 metri dal nostro.
Infatti si è presentata dopo due ore, manco fosse partita dalla sede milanese della società milanese, dicendo "sto male, vado a casa!"
Poi mi ha telefonato la centralinista, per comunicarmi l'arrivo di un pacco. Che se i regali di Natale non me li faccio da sola... così stasera mi guarderò "The pervert's guide to cinema".
Poi, con la Tiz alla ricerca di Dead Snow, mi sono fatta prendere la mano, e abbiamo fatto un ordine su Amazon. Lei potrà finalmente vedersi i nazi-zombie, e io potrò finalmente rivedere Rama, avendo acquistato il DVD di "The Raid".  
Però, siccome soffriamo di bulimia cinematografica, ci siamo comprate anche Killer Joe.
Di sicurò non guarirò, ma mi sento già molto meglio.

AGGIORNAMENTO SPICCIOLO
Scusate.
Stavo curiosando fra le mitiche chiavi di ricerca.
E ho scoperto che c'è gente che arriva qua sopra digitando "mr pene perfetto".
Vogliamo parlarne?

Di domeniche, divani e DVD

Non avessi in casa un gatto famelico da sfamare N volte al giorno, avrei replicato molto volentieri il programma di ieri. Invece mi è toccato uscire, seppur controvoglia, prima dal pigiama e poi da casa.
Con molta calma. Mentre cazzeggiavo da una stanza all'altra, sul canale tv dove stavo guardando distrattamente uno stupido telefilm, è iniziato il wrestling. E per un attimo ho avuto un flashback, ed ho rivisto mio padre, sul divano, intento a godersi il programma, con mia madre ed io che gliene dicevamo di ogni, su come potesse appassionarsi ad una baracconata del genere. E lui a risponderci che non capivamo un cazzo, che quello era spettacolo. Inutile dire che io e mio padre, in quanto ad opinioni, dalla politica al grado di cottura della pasta, eravamo sempre in leggero disaccordo. Che poi, io da ragazzina lo seguivo anche, il wrestling, ma erano altri tempi, c'era Antonio Inoki, una volta. Ecco. Lui sì che mi piaceva. Poi, ad un certo punto mio padre è scomparso dal divano e io sono tornata al presente. E mi sono trovata a passare davanti alla tv mentre stavano inquadrando Seth Rollins. Cioè, un tamarro da antologia dagli inguardabili capelli bicolore che levati, che io prima cioncherei le mani al suo parrucchiere di fiducia e dopo gli revocherei la licenza, ma, nonostante l'improponibile acconciatura, bello proprio, lascia fare. E niente.
Seth Rollins, mi leggi? No, perché la tinta te la faccio io, al limite. Fammi sapere, ok?
Poi sono andata a fare la spesa. E quando sono rientrata a casa, mi sono riposizionata sul divano. Non mi sono nemmeno esibita nella sacra pennica post-prandiale, adesso che ci penso.
E mi sono goduta "Distretto 13 le brigate della morte", capolavoro di John Carpenter. Ricordo che quando lo vidi la prima volta, secoli fa, la scena dell'uccisione a sangue freddo della ragazzina, in un mix di attesa e sorpresa, mi lasciò a bocca aperta.
Una scena talmente cruda che all'epoca creò alcuni problemi con la censura a Carpenter. Ma che resta, a tutti gli effetti, una scena cult nel cult.
Filmone.
A cui ne è seguito un altro, in serata. Ma di quello ve ne parlerò domani.
 

 

16 dicembre 2012

Di sabati, divani e DVD

Era parecchio che non mi svegliavo sul divano, a quest'ora.
Avendoci passato la giornata era abbastanza prevedibile.
Non sono uscita di casa, l'idea della gente in giro in preda al delirio prenatalizio mi disturba.
Divano e DVD.
Ho dciso di rivedere FARGO. Quasi non me lo ricordavo più, ma gli anni passati (il film è del 1996) non gli hanno tolto nulla, a livello di velata ironia e sottile cinismo (la scena in cui Steve Buscemi sta facendo sesso con la escort e lei gli dice "si, si, così, sento le campane" con lo stesso tono con cui io ordinerei due etti di prosciutto al macellaio - anzi, credo che io ci metterei più enfasi -, mi ha strappato una crassa e sonora risata) e Frances Mc Dormand è davvero in grande spolvero.
Per la serie "donne da Oscar" e soprattutto perche non era giornata per impegnare troppo i miei neuroni con visioni più impegnate, sono passata alla visione di THE BLIND SIDE.
Il titolo si riferisce al ruolo del giocatore di linea (stiamo parlando di football americano) che è quello di proteggere il quarterback dai placcaggi degli avversari, che cercheranno di bloccarlo, attaccandolo dai lati che - come il famoso angolo cieco degli specchietti retrovisori - il quarterback non può vedere. La storia, che si basa sulla vita di Michael Oher, è talmente telefonata, americana, prevedibile e anche un po' ruffiana che è riuscita contemporaneamente a far si che Sandra Bullock vincesse l'oscar come migliore attrice e che il film non arrivasse nelle sale italiane.
 
 

15 dicembre 2012

La parte degli angeli


La mia personale trilogia del whisky. Nel giro di un mese.
Dopo Whisky Galore! e Lawless, a chiudere il cerchio la botte è finalmente arrivato Ken Loach. Finalmente, perchè lo aspettavo al TFF, ma il vecchio guerriero si tenne.
Mi sento praticamente obbligata - una di queste sere - ad attaccarmi alla bottiglia di Laphroaig che fa bella mostra di sè nel mobile bar. Credo me l'abbia regalata il mio capo, prima di scoprire che io preferisco il Rum.
Dicesi parte degli angeli quel 2% di scotch che evapora ogni anno dalla botte.
Lo dico subito? Lo dico subito.
Al momento del "torbato e grumoso" io ho patito parecchio. Ma tanto proprio.
Ma veniamo al dunque.
Il film inizia nelle aule del tribunale di Glasgow, dove un gruppo di personaggi che non esiteresti a definire perdenti cronici, viene condannato, a seconda del reato commesso, ad un monte ore da impiegare in lavori socialmente utili. Fra loro Robbie (Paul Grannigan, davvero notevole) condannato per un pestaggio. Robbie ha una compagna, Leonie, che sta per renderlo padre. Quando la ragazza ha le doglie e viene portata in ospedale, Harry, il sorvegliante, accompagna Robbie, che al suo arrivo, viene pestato a sangue dal padre e dagli zii della ragazza, che gli impediscono di vederla.
Harry si prende a cuore quel ragazzo ospitandolo a casa sua e, quando il giovane riceve la telefonata che gli annuncia la nascita del figlio, per festeggiare apre una bottiglia di whisky invecchiato 32 annı.
La prima reazione di Robbie all'assaggio non è delle più entusiastiche ma ben presto inizierà ad apprezzare il liquore e, invitato da Harry a partecipare ad una degustazione ad Edimburgo, a cui si aggregano Albert, Mo e Rhino, si scoprirà un naso e un palato fino.
La notizia della messa all'asta di una pregiata botte di whisky dal valore inestimabile è troppo golosa per lasciare i nostri "eroi" indifferenti. Infatti, dopo aver indossato il kilt partiranno alla volta delle highlands, cercando, anche se in maniera non proprio ortodossa, di dare finalmente una svolta alle loro vite.
Perché non è mica sempre vero che l'alcool nuoce gravemente alla salute.
Soprattutto quando - come in questo caso - è spirito che si fa speranza, e riscatto, e futuro.
  

14 dicembre 2012

Se...

il buongiorno si vede dal mattino, iniziare la giornata spalando neve la dice lunga su quanto sarà di merda questa giornata.

13 dicembre 2012

Bollettino dei naviganti

Lunedì mattina, quando mi sono svegliata, mi sentivo una merda. Sudavo come Zidane ai mondiali del 2006 e contemporaneamente ero scossa dai brividi. Che è un'accoppiata del cazzo, lasciatemelo dire. Due giorni a casa, al caldo, pensavo che mi avrebbero fatto bene. Era dal 2005 che non mi concedevo il lusso di qualche giorno di malattia. Vero che nel frattempo ho avuto ben due coliche. La prima l'8 dicembre del 2006. Era un venerdì. Ed io ero a Milano, come quest'anno. E stavo male, di venerdì, a Milano, come quest'anno. La seconda nel 2007. Sempre di sabato.  In entrambi i casi il lunedì successivo stavo una favola, in ufficio. Oltre al danno la beffa.
Ieri sono tornata in ufficio. E adesso sono qua. Nel letto. Sveglia. Coi brividi.
Il naso chiuso, quel fastidio in gola come se qualcuno si stesse divertendo a farmi il solletico con un chiodo. Arrugginito, probabilmente.
Mi fanno male perfino le occhiaie.
Insomma, una chiavica.
Tuttavia, sono andata ugualmente al cinema. A vedere l'anteprima di "sheer". Che doveva iniziare alle 22.30. Che già per i miei standard da sana, in settimana, è tardi. Alle 23.00 eravamo in sala. E l'assessore Leo blaterava cazzate sul palco.
E poi è iniziato il film.
Com'era?
In bianco e nero.
Se poi arriva la Tiz ve lo racconta lei. Io l'ho dormito per almeno tre quarti.
Però posso dirvi che la fotografia è notevolissima, e anche come finisce, eh?
 
 
(e comunque questo è il post n. 666, io ve lo dico)

12 dicembre 2012

un-due, un-due, un-due (12.12.12)

 
Dopo cinque giorni in cui ti sei dimenticata dell'esistenza della sveglia, rientrare in ufficio oggi è stato alquanto problematico.
Infatti sono entrata un'ora dopo.
Sono in forma come uno zerbino usato, ho mal di gola, un po' di cecagna, credo pure le doppie punte .
Lo so, son problemi enormi. Ma oggi è il dodici.docidi.dodici.
Leggo che si tratterebbe della giornata dell'interconnessione.
Che per deformazione professionale, per me l'interconnessione è dove l'A4 si interseca con l'A5 e l'A26, all'altezza di Santhià.
Roba che gli esperti di esoterismo (eh, vabbè) prevedono un rilascio di "un potente vortice energetico che, se si è premuniti, puo' portare alla purificazione dell'anima".
Dubito seriamente di essere premunita un po' per qualunque cosa, e credo che la mia anima non troverà nulla da ridire se io, invece che entrare nel vortice, entrerò in una sala cinematografica, per vedere Sheer.
Anche se, adesso come adesso, vortici o meno, mi pianterei orizzontale in un letto.

11 dicembre 2012

Moonrise kingdom

I film di Wes Anderson andrebbero visti due volte. La prima volta per seguire la storia, la seconda per soffermarsi sulla cura maniacale, quasi ossessiva dei particolari. La scena iniziale di Moonrise Kingdom, con la radiografia della casa dei Bishop, strutturata come una barca, con la simmetria perfetta degli ambienti, tanto per dirne una, o quell'insistere sul dettaglio delle forbici da mancina.
Nel 1965, tre giorni prima dell'arrivo di una tempesta
distruttiva, su una minuscola isola del New England, lunga appena 25 km - come ci spiega il bizzarro professore che sembra un elfo - Sam, lo scout meno considerato del suo gruppo, orfano e rifiutato persino dalla famiglia affidataria, fugge dal campo scout per raggiungere Suzy, conosciuta l'anno precedente alla recita annuale. Amore a prima vista. La ragazza vive un rapporto contrastato con i genitori, la coppia di avvocati interpretati da Bill Murray e Frances McDormand, entrambi un po' sottotono rispetto al livello qualitativo a cui siamo abituati, e quando Sam le prospetta la fuga, non ci pensa due volte ad accettare. Dopo un'intenso scambio di corrispondenza in cui si raccontano i rispettivi problemi arriva il giorno prefissato.
Ma la fuga dei due ragazzi viene scoperta quasi subito e tutta la comunità si mette sulle loro tracce, dal capo scout Ward al capitano Sharp ("quel poliziotto triste e scemo" "non è scemo, forse un po' triste") , ma, nel frattempo la fuga dei due ragazzi si è trasformata in un percorso di scoperta reciproca, dolce e sincera come può essere la scoperta dell'amore a quell'età, comunque evolva.
Una storia tenera e delicata, nonostante non riesca mai a lasciarsi andare,liberandosi completamente di quell'alone di algido distacco.

"Take these chains feom my hearts and set me free
you've grown cold and no longer care for me
all my faith in you is gone but the hearthaches linger on..."
(Take these chains from my hearts - Hank Williams)
 
 

8 dicembre 2012

Cose che dovrei sapere

E che in teoria so.
Perché la teoria la so sempre tutta.
Ovvero che bere un gin tonic molto gin e poco tonic all'ora dell'aperitivo, quando per tutto il giorno tutto quello che hai messo nello stomaco è stato un trittico di baiocchi, può portarti all'ubriachezza devastante nel giro di due bicchieri, soprattutto se la seconda roba che bevi è un intruglio dal colore improponibile e dal contenuto misterioso.
Barcollando raggiungerai il ristorante, dove ti accartoccerai su una sedia estraniandoti dal mondo, captando frammenti di voci amiche e discorsi vari.
E ti renderai conto di essere anziana.
Anziana e patetica.
(foto di Aria)


7 dicembre 2012

Ricordi di viaggio: Salvador de Bahia

Nel lontano 2005, ai tempi del mio primo viaggio in Brasile con la bionda (il secondo fu con un ex amante – please, don’t try this at home!), la prima tappa del viaggio fu Salvador de Bahia. Avevamo scelto un hotel nel Pelourinho, pieno centro storico della città. Al settimo piano. Colazione (ottima) nella terrazza panoramica, cazzi, mazzi e palazzi (soprattutto palazzi, anzi, quel palazzo), il tutto per l’astronomica cifra di € 22 a notte. No, non a persona. A camera. Dopo un viaggio su un volo gremito da maschi talmente infoiati - da noi prontamente ribattezzati "gli accademici della figa" - che se non facevi attenzione, quando ti alzavi per andare in bagno rischiavi di scivolare sul testosterone, atterrammo che era sera. Una coda estenuante alla dogana, e, finalmente, prendemmo un taxi per farci portare in città, dove arrivammo che erano le 23.00. 
Il taxi ci porta fin sotto l’edificio che ospita l’albergo. Guardia giurata all’ingresso, con tanto di inferriate. Non sono esattamente una che si caga in mano, ma quella zona, a prima vista, con il buio, sembrava tutt’altro che rassicurante. Al punto che anche il tassista, vagamente preoccupato, ci chiede se siamo sicure che l’indirizzo sia corretto. Noi, per quanto ci è dato sapere gli diciamo di sì, ma lui, non molto convinto, chiede ad un ragazzo che stava bevendo nel bar lì vicino, roba che al confronto il peggio bar di Caracas sembra la sala da tè dei Windsor. Avuta la conferma ci aiuta a scaricare i bagagli e ci “consegna” al guardiano. Lui ci apre, richiude la saracinesca e ci fa salire in ascensore. Ci accompagna al settimo piano, ci saluta e torna sotto. 
Ci troviamo di fronte ad una veranda, chiusa con l’ennesima inferriata. E, a parte alcuni ospiti danesi che stavano bevendosi la cantina, fumandosi l’impossibile e suonando la chitarra, nessun altro. Cerchiamo di attirare l’attenzione finché uno dei ragazzi ci vede e viene verso di noi. Gli spieghiamo – manco gliene fregasse qualcosa – che abbiamo una prenotazione e che ci piacerebbe tanto riuscire ad entrare. Lui ci guarda sconsolato rispondendoci che non c’è più nessuno del personale dell’hotel, ma alla fine ci fa entrare lo stesso.
Ci sistemiamo alla reception a guardare il registro delle prenotazioni: il mio nome c’era, ma era stato cancellato. Per un misunderstanding fra 11 a.m. e 11 p.m. loro ci aspettavano alle 11 di mattina. 
Cosa facciamo, cosa non facciamo, che la stanchezza iniziava a farsi sentire. Vediamo la bacheca con tutte le chiavi delle stanze. Sempre consultando il favoloso registro recuperiamo la chiave di una stanza libera a caso, e, dopo aver scritto su un foglio che eravamo X e Y, che eravamo arrivate di sera e che ci eravamo impossessate delle chiavi di una camera, siamo andate a dormire. 
Il mattino dopo ci siamo svegliate, e, belle come il sole, ci siamo presentate in reception, dove, finalmente, era arrivato il titolare. Abbiamo chiarito l’equivoco, lui si è scusato per il malinteso e non si è minimamente scomposto per l’occupazione abusiva della stanza, anzi. Ci ha invitato a far colazione dicendo che dopo ci avrebbe dato la “nostra” stanza. Per farsi perdonare ci ha addirittura assegnato una specie di “suite” al piano superiore. Adesso, tenente conto che quel posto era, nella scala stellare degli hotel, un gradino più su rispetto a una topaia scevra di pulci. Ma la nostra stanza godeva di una fantastica vista sulla piazza sottostante e, oltre alla camera da letto, disponeva di uno spazioso salottino.
E, al momento di saldare il conto, nonostante avessimo comunque dormito comodamente in un letto e fatto regolarmente colazione, ha insistito per farci pagare una notte in meno. 
Giusto per rendere l'idea, questo è l'aberrante edificio in cui si trova (o trovava) l'hotel.

6 dicembre 2012

Great Expectations

Visto ieri in anteprima (risicata, visto che in sala arriva oggi) come film di pre-inaugurazione del Sottodiciotto festival. In lingua originale, e, vedi un po', gratis.
Perchè le proiezioni del Sottodiciotto sono tutte gratuite.
Ieri sera, mentre io e la Tiz aspettavamo pazientemente di entrare in sala, abbiamo finalmente capito il significato del nome. Non è, come banalmente si potrebbe pensare, un festival dedicato ai ragazzini. Che infatti ieri sera, in sala, latitavano.
E', presumibilmente, la temperatura corporea che i gentili organizzatori aspirano a farti raggiungere, facendoti attendere in coda all'esterno della sala fino a 10 minuti prima dell'inizio del film.
Avevo freddo persino ai capelli. Ho passato il film rannicchiata sulla poltrona, col cappotto messo addosso come una coperta, rimpiangendo di non essere Linus, e, quando sono uscita, avevo ancora freddo.
La prossima volta mi attrezzo, portandomi la coperta di pile da casa.
Ma veniamo al film.
 
 
Le aspettative di un uomo palindromo, Pip Pirrip.
Ve la faccio breve. Il piccolo Pip è un orfano, affidato alle cure della crudele e grezza sorella, e di suo marito Joe, il fabbro del villaggio, ignorante dal cuore d'oro.
Un giorno, mentre Pip si reca in visita alla tomba della madre, si imbatte in un delinquente che lo minaccia e gli ordina di portargli, il giorno successivo, cibo e una lima affinchè possa liberarsi dalle catene. Il bambino, terrorizzato, obbedisce. 
Dopo qualche tempo Pip viene convocato da una bizzarra nobile dei dintorni, Miss Havisham, che lo assolda come "compagno di giochi". Nella tetra abitazione della donna, conosce Estella, la figlia adottiva, di cui, ovviamente, si innamora.
Un giorno a Pip viene comunicato che è diventato beneficiario di un'imporatante rendita, da parte di un misterioso benefattore, si trasferisce a Londra dove potra studiare e diventare un gentiluomo, sotto la protezione dell'avvocato Jaggers.
Ritrova Estella, fa amicizia con Herbert, e scoprirà, che il suo misterioso benefattore non è Miss Havisham, ma Magwitch, ovvero il delinquente che Pip aveva sfamato quel giorno al cimitero. Dopo essere stato deportato in Australia l'uomo aveva giurato a sè stesso che tutte le sue fortune sarebbero state destinate a quel ragazzo, ed è venuto a Londra per poterlo rivedere, rischiando la vita.
ecc. ecc.
 
Che dire? Non è un brutto film, ma non mi ha appassionato.
Va assolutamente visto in lingua originale per i diversi inglesi parlati dai protagonisti. Quello della grezza sorella, incomprensibile, quello sgrammaticato di Joe, il cognato, quello aristocratico e perfetto di Miss Havisham, e quello dello stesso Pip, che, come il protagonista, si perfeziona nel corso del film.
Miss Havisham è interpretata da Helena Bonham Carter, ormai caricatura di sè stessa, che sembra sia arrivata lì dopo essere stata prelevata di peso da un set di Tim Burton. Per quanto anche il film, parecchio gotico (bellissimi i costumi), è pervaso da una certa atmosfera "burtoniana".

5 dicembre 2012

Ricordi di viaggio: le isole Aran

Prendo spunto da un post che il Bradipo ha pubblicato l'altro giorno, per rispolverare un vecchio post. Chi di voi mi seguiva nel vecchio blog probabilmente l'avrà già letto, ma non importa.
Tutti i paesi che ho visitato mi hanno lasciato dei ricordi. Quasi sempre positivi, fra l’altro. Non c’è Paese in cui non tornerei, nessun posto in cui sia stata che mi abbia fatto maledire il giorno in cui decisi di andarci, per dire. 
Ovviamente ci sono alcune – rare - eccezioni. 
Ad esempio a me Creta è piaciuta davvero pochino, ma è probabile che ci siano alcune zone dell’isola, da me non esplorate, che sicuramente sono meglio di quelle parti dell’isola che ho visitato io. Anche se non ho memoria di un restauro così approssimativo come quello del palazzo di Cnosso. Un altro posto che si accaparra il suo bel piazzamento sul podio delle brutture lo merita indubbiamente Betlemme. 
Ma la medaglia d’oro, con tanto di mazzo di fiori, nella mia personale classifica, lo vincono senz’altro le isole Aran.
Siamo nel lontano 1991, e, nonostante il mio futuro lavorativo all’epoca fosse incerto, decidemmo di andare in vacanza in Irlanda, con una formula fly & drive. Atterrammo a Dublino con un caldo che mi sorprese. Per un imprecisato disguido il nostro hotel non aveva più la disponibilità della stanza che avevamo prenotato, quindi ci sistemarono in un albergo alternativo, di categoria superiore, dove ricordo uno dei buffet da colazione più sontuosi che io abbia mai visto, quasi imbarazzante. Dopo aver abbandonato Dublino iniziammo i nostri giri per l’Irlanda, compresa una toccata e fuga in Irlanda del Nord, perchè volevamo vedere a tutti i costi il Giant’s Causeway. Un posto fantastico, irreale, magico.
Il fatto che con la macchina a noleggio noi non si potesse entrare in Irlanda del Nord è un dettaglio irrilevante. Ricordo che la visione dei resti di un carrarmato incendiato sul bordo di una strada mi colpì molto.
Poi, zigzagando fra Tullamore, Tipperary e Limerich, in un tripudio di cimiteri, laghetti, prati e ruderi di ogni foggia, sotto quel famoso cielo d'Irlanda che - come dice la canzone - è un tappeto che corre veloce, e lo è veramente, arrivammo a Galway. E una volta che sei a Galway non lo vuoi prendere un traghetto per andare in gita alle isole Aran? Ma anche no, col famoso senno di poi.
Quella mattina – non ricordo per quale motivo – ero un po’ inversa (o, per i più pignoli, PIU’ inversa del solito). Vuoi che sbagliammo strada, vuoi che eravamo in ritardo, vuoi che doveva andare così, arrivammo a prendere il traghetto per un pelo. E già mi giravano i maroni.
C’era un tempo di merda, con quei bei cieli plumbei che ti riconciliano con la voglia di morire. E su quella barchetta molti ci andarono vicino, perchè sembrava di essere alla sagra dell’emetico errante. Ho passato il tempo guardando il mare, con il risultato che, sbarcati ad Inis Mór, mi si era inumidito anche il coccige. 
Una volta che sei lì vuoi non noleggiare una biciclettina per farti un giro dell’isola in modo da poter ammirare gli stupendi panorami con tutti quei particolarissimi muretti a secco? (Allora: c’era un tempo di merda, non si distingueva il cielo dal mare, e, come se non bastasse, aveva iniziato a piovere. E i muretti a secco ci sono anche a Quincinetto, per dire).
Comunque, prendi la bici. Fai tre pedalate. Ti fermi perchè nel frattempo è caduta la catena. Bestemmi in gaelico, torni dal biciclettaro e ti fai sostituire la bici.
Fra una pedalata e una bestemmia raggiungi il resto del gruppo, mentre la pioggia continua imperterrita a cadere, facendoti capire che, se l’Irlanda è così verde, un motivo dovrà pur esserci. Arrivi all’altro capo dell’isola, quando a quella cazzo di bicicletta casca nuovamente la catena.
Dopo aver incenerito una pecora con lo sguardo, ho abbandonato il resto del gruppo e, spingendo la bicicletta coi piedini, fra una spinta e una bestemmia ho riconsegnato la carcassa al biciclettaro, e ho aspettato che le amiche concludessero il giro. Comodamente assisa su un muretto a secco, in compagnia di una birra e del mio raffreddore nuovo di zecca, made in Inis Mór.
A parte questo, l'Irlanda è davvero stupenda, e ci tornerei domani.

4 dicembre 2012

Lawless

Credevo che, dopo la full immersion della settimana scorsa, questa settimana mi sarei data una calmata, tenendomi lontano dalle sale cinematografiche.
Invece, non avendo un cazzo di meglio da fare, cos'ho fatto stasera?
Sono andata al cinema.
Si, se stai a vedere qualcosa da fare l'avrei anche avuta, alla fine. La spesa, ad esempio. Ma son dettagli irrilevanti. Tanto, se non sono a casa, anche la spesa può attendere, no?
Che poi. Non è che vado al cinema tanto per andare al cinema. Vado al cinema quando ci sono dei film che mi interessano. E, siccome questo mi interessava per N motivi, eccomi seduta in sala, all alone, a godermi il film.
Vi elenco alcuni degli N motivi.
La sceneggiatura è di Nick Cave.
E potrei fermarmi qui.
Ma continuo.
Perchè mi piace il genere, gangsta/western/alcolico.
Perchè dello stesso regista avevo visto The Road.
Perchè c'è un cast di tutto rispetto (Tom Hardy - Gary Oldman - Guy Pearce - Shia LaBeouf). Ok, lo ammetto, di Shia LaBeouf fotte sega, ma fa lo stesso.
Perchè sì.
La sala era semivuota.
Nell'epoca del proibizionismo, nella contea di Franklin, tutti distillano whisky. Ma il migliore è quello prodotto dai fratelli Bondurant, capitanati dal granitico Forrest. La polizia, unta a dovere, chiude tutti e due gli occhi, e l'attività di contrabbando dà i suoi frutti, fino al momento in cui, al grido di "c'è un nuovo (vice) sceriffo in città" arriva Charlie Rakes, uno al cui confronto la merda profuma, e le regole del gioco cambiano. Tutti i distillatori/contrabbandieri si piegano al nuovo sistema. Tutti tranne i Bondurant, che, forti della leggenda che circola su di loro, che li vuole immortali, si oppongono a Rakes. Mentre Jack, il più giovane dei tre morde il freno per la voglia di dimostrare, con l'incoscienza spavalda e sbruffona dell'età, che anche lui può essere come se non meglio di Forrest, quest'ultimo rimane vittima di un'imboscata, in cui due uomini (ingaggiati da Rakes) gli tagliano la gola. Ma Forrest non muore. E le cose da quel momento si complicano, innescando una serie di ripercussioni a catena che, come le tessere di un domino in caduta libera, porteranno all'epilogo.
Sullo sfondo i gangster di Chicago, tempeste di sabbia che sembra di trovarsi in un romanzo di Lansdale, e, su tutto, quel legame indissolubile tra fratelli che è la vera forza del film, e che in questi casi, mi fa rimpiangere il fatto di essere figlia unica. Oltre che femmina.
Casomai non si fosse capito, m'è piaciuto. Parecchio.

3 dicembre 2012

Potrebbe esser peggio... potrebbe piovere

Ieri sera, mentre giacevo sotto uno strato di coperte tale da impedirmi quasi ogni movimento (aver buttato via il piumone senza aver avuto l'accortezza di rimpiazzarlo con l'acquisto di un piumone nuovo non è stata una grande mossa, lo ammetto) pensavo al rientro in ufficio.
Avevo la stessa fastidiosa sensazione di quando si tornava a scuola dopo le vacanze di natale.
Perchè davvero, l'idea di rivedere la BCSdTR mi disturbava, come il compito in classe di francese la prima ora del lunedì. Dopo le vacanze di natale. Una combinazione letale.
Meno male che quando mi sono alzata ho visto il sole, perchè ci mancava solo una grigia giornata di pioggia a deprimermi ancora di più.
Mi sono fatta il caffè, ho nutrito il gatto, ho ascoltato un po' di notizie, la vittoria di Bersani (il nuovo che avanza?), la sconfitta di Renzi, mi sono vestita, ho nutrito il gatto (non è una ripetizione) e mi sono messa in viaggio.
E con tutta calma, alle 8.55 entravo in ufficio.
Lei, la BCSdTR si è presentata, con ancora più calma, alle 10.00 passate.
E no, non abbiamo l'orario COSI' flessibile.
E' entrata, trulla e felice, con il sorrisone delle grandi occasioni e con uno di quei "ciao" che sottintendono millemila altre cose, e io, senza quasi alzare gli occhi dalla tastiera, le ho risposto "ciao", come ci fossimo salutate ieri sera. 
Ogni tanto entrava qualche collega in ufficio, a dirle "bentornata".
E ogni tanto lei butta lì pezzi di frase ad effetto "con tutti i voli che ho preso...", "certo che LA' la frutta secca costava un casino"... "sono andata a comprarmi l'acqua, perchè LA' mi sono abituata a bere la sanpellegrino..." "chissà se riuscitò a bere questo caffè..."
Ed è solo lunedì.
Ho bisogno di conforto.
 
 

1 dicembre 2012

Game over

Sono uscita di casa stamattina col buio. Confesso che trovarmi all'ingresso di un cinema - chiuso - alle 8.15 di sabato mattina mi ha fatto sentire un po' stupida, ma mi consolava il fatto di non essere la sola.

GINGER E ROSA
Le due protagoniste nascono il giorno del lancio della bomba atomica su Hiroshima. Le ritroviamo, amiche inseparabili, nel 1962, alle prese con la voglia di crescere, la scuola, l'impegno politico e la religione, ma mentre Ginger (Elle Faning, bellissima e bravissima) concentra i suoi interessi su poesia e militanza pacifista, Rosa è combattuta fra religione e sesso, ma entrambe non vogliono fare la fine delle loro madri, ai loro occhi troppo sottomesse. Sullo sfondo della crisi dei missili di Cuba, la guerra fredda e la paura della bomba, la loro amicizia è destinata a incrinarsi quando Rosa si innamora di Roland, l'affascinante padre di Ginger.

ANNA KIERA KNIGHTLEY KARENINA
Mica penserete che adesso mi metta a raccontarvi Tolstoj, vero?
Posso dirvi che la scenografia è bizzarra, Kiera Knightley nella parte di Kiera Knightley è molto brava e il conte Vronsky ha l'affascinante faccia di Aaron Johnson. E il film, nonostante duri 130 minuti, si fa vedere volentieri.

WRONG
Quentin Dupieux, aka Mr.Oizo ha detto che per i suoi film procede in modo casuale, e, una volta individuati tutti gli elementi fortuiti, li collega tra loro per creare una logica complessiva.
Quentin, ascolta me: la logica in "wrong" non la troveresti nemmeno se ti suonasse alla porta di casa: la sveglia di Dolph suona alle 7.60, lui va in ufficio come tutti i giorni, nonostante l'abbiano licenziato da tre mesi. Nell'ufficio piove a dirotto,
poi non trova Paul, il suo cane, ma a casa gli si presenta una donna che gli dice di aver lasciato il marito, e poi gli annuncia di essere incinta. Dolph nel frattempo si rivolge al maestro Chang per ritrovare Paul, e se la prossima volta non mi danno degli allucinogeni quando entro in sala io il film non lo guardo. Che va bene il surreale, ma a tutto c'è un limite.
SMASHED
Kate e Charlie bevono.
Ma tanto proprio.
Una mattina Kate, che fa la maestra, vomita in classe. Per giustificarsi con i ragazzini dice di essere incinta.
Ma dopo una notte in cui, ubriaca dura, arriva a farsi di crack, capisce che deve fare qualcosa, ed entrerà in un gruppo di A.A.. Ma in questo difficile percorso non sarà seguita da Charlie, che non sembra intenzionato a smettere.
E quando il film è finito a me è venuta sete!

E adesso scusatemi, che ho un derby che mi aspetta, e sono già entrata in modalità tifosa tamarra.

 

Thank's God it's friday

Siamo quasi alle battute finali, domani terminerà questa frenetica settimana, in cui i dialoghi assurdi fra me, la Tiz, la Tiz-sorella, il Tiz-ex-fidanzato, la bionda, dantès, hanno sfiorato più volte il surreale, mischiandosi alle code per entrare in sala, le corse da una sala all'altra, pareri ed impressioni sui film visti e consigli per quelli da vedere ma soprattutto per quelli da evitare scambiati con le altre persone in coda, i pranzi (pranzi, vabbè) in piedi, i caffè al volo, la sigaretta fra un film e l'altro, i tram affollati, la pioggia e tutto il resto. Forse lavorare è meno faticoso, alla fine, ma va benissimo così.

SHADOW DANCER
A seguito dell'uccisione del fratellino, nel 1973, Colette entra nell'IRA. La ritroviamo a Londra, 20 anni dopo, mentre lascia un'ordigno esplosivo in metropolitana. Ma durante la fuga viene catturata dalla polizia, che la convincerà a collaborare.
Interessante, ma lento e un po' troppo ingarbugliato, per i miei gusti.

COLOUR DE PEAU: MIEL
Disegni animati, filmini in super8 e riprese in tempo reale per raccontare la vita di Jung, orfano coreano adottato da una famiglia belga, dal momento in cui viene dichiarato adottabile ai giorni nostri, quando Jung decide di tornare in Corea per fare finalmente pace con le sue origini, rinnegate per buona parte della sua vita. Tenero e toccante.

A LIAR'S AUTOBIOGRAPHY: THE UNTRUE STORY OF MONTY PHITON'S GRAHAM CHAPMAN
Dando per scontato che i Monty Python non abbiano bisogno di presentazioni, il film, purtroppo in 3D, che io personalmente patisco parecchio, attraverso diversi episodi, anche qua in un'alternanza di cartoni animati e filmati di repertorio, ci raccontano la vita di Chapman, fino alla sua morte, avvenuta nel 1989, a soli 48 anni.
Geniale.

THANKS FOR SHARING
La dipendenza, che si tratti di alcool, droga, cibo o sesso, è una malattia, ma a differenza del cancro, che suscita compassione, genera una specie di repulsione e diffidenza, come spiegherà Adam a Phoebe in una scena del film. Dimenticatevi quella palla mortale di shame, dimenticatevi anche Fassbender, sostituitelo con Mark Ruffalo, che ha raggiunto, grazie al supporto del gruppo di incontro, che funziona come gli alcolisti anonimi, il traguardo dei 5 anni di astinenza, grazie anche a Mike, il suo sponsor. Neil, invece, protetto proprio di Adam, non riesce a tenere a freno le sue pulsioni, ma, quando nel gruppo entrerà Dede, l'unica donna, anche per lui le cose inizieranno a cambiare.
Spero che venga distribuito, perché è molto carino.

A CARA QUE MERECES
Non ho chiuso in bellezza, perché a metà film ho preso e me ne sono andata.
Che ad un certo punto compaiono da non si capisce dove, sette disadattati duri per prendersi cura di Francisco, a cui è venuto il morbillo. Quando uno dei sette, per punizione, deve contare i capelli di un altro del gruppo, e, giunto a 6002 trova un pidocchio e inizia a parlargli, ho capito che poteva bastare. Che non ho mica fatto del male a nessuno io. Perché dovrei cominciare adesso, partendo proprio da me?