31 marzo 2013

Celeste and Jesse forever

Il film inizia con Celeste e Jesse in macchina, che discutono come una qualsiasi coppia di innamorati. Prima di salutarsi Celeste ricorda a Jesse la cena con la coppia di amici Beth e Tucker.
Solo che nel bel mezzo della cena Beth, amica d'infanzia di Celeste, sclera, dicendo che loro due non possono continuare a frequentarsi come niente fosse, perchè si sono separati da sei mesi. 
E quindi capiamo che Celeste e Jesse non sono una qualsiasi coppia di innamorati, sono un ex-coppia. 
Lei lavoratrice, in carriera, ambiziosa, lui aspirante artista perennemente disoccupato, che sembra ancora non aver capito cosa voler fare da grande. E sono state soprattutto queste divergenze a portarli - di comune accordo - alla separazione. 
Solo che Jesse, che continua a vivere nella depandance della loro casa, è ancora innamorato di Celeste, e spera che prima o poi lei cambi idea e torni sui suoi passi.
La loro strana separazione prevede che vedano altre persone. 
E un giorno, incontrando casualmente Veronica (un appuntamento di tre mesi prima) in libreria, Jesse scoprirà che la ragazza è incinta. E a questo punto Jesse decide di ufficializzare la separazione, chiedendo a Celeste di firmare le carte per il divorzio.
E in quel preciso istante Celeste si rende conto che forse ha sbagliato tutto...

Malinconia, portami via.


♪ ♫ ♪ Free, free, set them free ♪ ♫ ♪

30 marzo 2013

Quelli che...

...se ne vanno di venerdì...
Ciao Enzo.

The departed

Giovedì sera - incredibilmente - io e le mie socie abbiamo saltato il turno al cinema. 
La bionda era fuori uso, la Tiz doveva smaltire i postumi della serata precedente, io avevo un discreto mal di testa e le uscite della settimana erano tutt'altro che invoglianti. Quindi, siccome di andare al cinema al giovedì non ce l'ha ordinato il medico, ce ne siamo andate a casa. 
Oltre al mal di testa ero anche un po' stanca, ché la mattina alle 5.00 mi ero svegliata di soprassalto (sul divano, ma non è un particolare rilevante) perché stavo sognando: ero a Londra, in una zona piena di rovine romane (?), ma sembrava Torino, attorno alle Porte Palatine, avevo fermato un bus al volo (?) e, stavo parlando con la bionda, spiegandole che ero lì da 11 giorni, quando, improvvisamente, mi è venuto in mente che non avevo dato istruzioni a nessuno affinché  a casa, il mio gatto venisse nutrito! Panico! E così mentre mi immaginavo settechilidigatto rinsecchito in pieno rigor mortis davanti alla ciotola vuota mi sono svegliata.
Settechilidigatto era mollemente adagiato sulla spalliera del divano, mi ha miagolato qualcosa e io, sollevata, sono andata a riempigli la ciotola. 
E niente. 
Mentre stavo pensando con che film assopirmi sul divano, ho scoperto che in tv avrebbero trasmesso "the departed". Che ho visto quelle 5/6 volte, fra l'altro. Perchè a me Scorsese, da Mean Streets in poi (i suoi due primi lavori non li ho visti), non ha mai deluso. A parte Hugo Cabret, che non ho visto. E sciatterailand, che invece mi aveva un po' infastidito. E aspettando l'adattamento de L'uomo di neve. Con un po' di timore, confesso.

The departed, quindi.
Forse.
Forse no.
Forse vaffanculo.
Siamo a Boston.
Il criminale Frank Costello, boss della malavita irlandese, prende a cuore le sorti di un ragazzino, Colin Sullivan. Vent'anni dopo ritroviamo Sullivan recluta del Massachusetts State Police. 
Sullivan ha la faccia da primo della classe di Matt Damon. E il suo personaggio è presuntuoso, ambizioso, amorale e senza scrupoli. 
Mentre Sullivan inizia a far carriera nella polizia, un altro ragazzo, cresciuto negli stessi sobborghi, tenta di entrare in polizia. E' Billy Costigan (Leonardo Di Caprio, secondo me in una delle sue interpretazioni migliori), che, provenendo da una famiglia irlandese legata a Costello, verrà privato della sua vera identità e infiltrato nell'organizzazione del boss. 
Così, mentre Sullivan passa informazioni a Costello, dall'altra parte Costigan passa informazioni ai suoi capi, gli unici due che sanno chi è davvero: il comandante Queenan e il sergente Dignam.
Quando Costigan inizia a sospettare che ci sia una talpa all'interno della polizia, informa Queenan, ma contemporaneamente Sullivan e Costello scoprono che c'è un informatore all'interno dell'organizzazione criminale. E quando sembra che tutti i tasselli stiano per incastrarsi alla perfezione, ecco il colpo di scena e il ribaltamento della situazione. 
E, quando tutto sembra finito e tu sei lì che pensi "ma chi, ma come, ma che cazzo"... arriva l'ennesimo colpo di scena a ristabilire le cose.
E io, grazie a quest'ultima scena, godo sempre un po'.
Dignam rules!


29 marzo 2013

M - Il mostro di Düsseldorf (M - Eine Stadt sucht einen Mörder)

...scap-pa scap-pa 
mo-nel-lac-cio
se no vie-ne
l'uo-mo ne-ro...














Schermo nero e un fischiettare fuoricampo, che si apre poi su un gruppo di bambini che fanno la "conta" recitando la macabra filastrocca. 
E nel frattempo la signora Beckmann attende sempre più terrorizzata che la piccola Elsie faccia ritorno a casa. 
Ma la piccola Elsie non tornerà più.
Ennesima vittima di Hans Beckert, un maniaco omicida seriale che ha già ammazzato 8 bambine.
La polizia non ha indizi, nemmeno dopo che il mostro scrive una lettera che verrà pubblicata dai giornali, nè sembra essere d'aiuto la sostanziosa taglia che pende sulla testa dell'assassino.
Tra la popolazione il sospetto e la paura crescenti scatenano gli istinti più biechi, e tutti pensano di aver riconosciuto l'assassino, arrivando ad accusarsi a vicenda o ad accusare il prossimo, attività sempre di moda.
Le indagini della polizia, che inizia a battere a tappeto i quartieri più malfamati della città iniziano a creare dei problemi alla malavita organizzata, che, per evitare che la polizia mandi a monte i loro traffici, organizzerà una caccia all'uomo parallela, avvalendosi dell'aiuto dei mendicanti che vivono per strada. 
Sarà proprio un mendicante cieco a riconoscerlo, grazie al motivetto fischiato da Beckert, e all'uomo verrà scritta la lettera M (come Mörder, - assassino) con un gessetto sulla schiena. Vistosi scoperto, l'uomo - dall'aspetto tutt'altro che pericoloso, a dispetto di ogni teoria Lombrosiana - troverà rifugio in un palazzo, ma qua verrà raggiunto dai criminali, che - di fronte ad un tribunale estemporaneo, formato da ladri, assassini e prostitute - lo sottoporranno ad un processo improvvisato, dove chi giudica non può certo definirsi migliore di chi sta giudicando. E qua parte lo "splendido" monologo del Mostro, che con un trasporto incredibile spiegherà i motivi che lo portano a compiere crimini di cui sembra non rendersi conto:

"Quando cammino per le strade ho sempre la sensazione che qualcuno mi stia seguendo, ma sono invece io che inseguo me stesso. Silenzioso, ma io lo sento. Spesso ho l'impressione di correre dietro a me stesso. Allora voglio scappare, scappare, ma non posso fuggire! Devo uscire ed essere inseguito. Devo correre, correre per strade senza fine.Voglio andare via, ma con me corrono i fantasmi di madri, di bambini. Non mi lasciano un momento, sono sempre là, sempre, sempre. Soltanto quando uccido, solo allora... E poi non mi ricordo più nulla..."

Il film inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi "Mörder unter uns" (gli assassini fra noi), ma venne censurato dal  NSDAP. Strano, eh?
Invece in Italia riuscì ad arrivare con appena una trentina d'anni di ritardo. 
Niente di nuovo sotto il sole.
In ogni caso, capolavoro.




28 marzo 2013

Beginners

"Hai un cancro al quarto stadio!"
"Non è terribile come sembra."
"Non esiste un quinto stadio!"

Di Mike Mills avevo visto, una manciata di anni fa, Thumbsucker. Lo confesso, solo per la presenza di Keanu Reeves nel cast. E ne conservo un discreto ricordo. Quindi, leggendone qua e là solo pareri positivi, mi è venuta voglia di recuperare anche questo suo secondo (e per ora ultimo) lavoro, fra l'altro vagamente autobiografico, e, non vorrei dire cazzate, mai distribuito in sala qua da noi. Ma correggetemi se sbaglio.  
A partire dal delizioso jack russel Arthur, i cui pensieri vengono sottotitolati, ci troviamo di fronte ad una pellicola intelligente, delicata, sincera e sagace. Uno splendido sguardo su complessità e intensità dei rapporti umani, che siano quelli fra genitori e figli, amici, amanti, animali e tutto il resto.
Oliver (Ewan McGregor) si trova ad affrontare, dopo la morte della madre, l'improvviso quanto inaspettato coming out del padre, che, a più di 70 anni, gli confessa di essere (sempre stato) gay. Contemporaneamente gli viene diagnosticato un cancro quasi allo stadio terminale, ma, nonostante questo, Hal (un intenso Christopher Plummer che per questo film ha vinto l'oscar come miglior attore non protagonista nel 2012) sembrerà rinascere a nuova vita, frequentando amici, organizzando feste, iniziando una relazione con il giovane Andy (il sempre notevole Goran Višnjić) e aprendosi in tutta sincerità al figlio. Che, successivamente alla morte del padre, ad una festa in maschera (in cui si presenterà "vestito" da Freud e gli toccherà psicanalizzare un discreto numero di partecipanti) conoscerà Anne  (Mélanie Laurent), malinconica attrice con cui inizierà una storia che forse - grazie anche agli ultimi periodi trascorsi con suo padre - riuscirà a vivere con una nuova quanto inaspettata consapevolezza.
Bello.
Bello.
Bello.
Cosa che mi piacerebbe poter dire anche riguardo alle uscite in sala di questa settimana.
Ma, come quella scorsa, mi prende lo sconforto.
Va a finire che mi toccherà andare a vedere G.I.Joe - La vendetta.
Ma verrà il giorno in cui scoprirò cosa ho fatto di male nella mia vita precedente, per meritarmi questo.


27 marzo 2013

The loved ones


Horror australiano passato un paio di anni fa al TFF (e anche al TIFF, così, giusto per confondervi un po' le idee), che io mi son guardata bene dal vedere, essendo che non amo particolarmente i film "de paura"
Infatti (coherence, walk with me) l'ho visto lunedì sera, a casa, comodamente spalmata sul divano, dopo che la Tiz mi ha prestato il DVD. Ovviamente lei, che invece i film de paura li guarda, l'aveva già visto al TFF all'epoca.
Inutile dire che il terrore si è impossessato di me ancora prima che iniziasse il film, non appena scoperto che era sprovvisto di sottotitoli.
Se avete una vaga idea di come sia l'inglese parlato dagli australiani, capirete perfettamente cosa intendo.
Sei mesi dopo l'incidente stradale in cui, mentre lui era alla guida, suo padre ha perso la vita, Brent torna a scuola, introverso e dedito all'autolesionismo, come scoprirà la sua fidanzata durante una seduta di petting estremo in auto. Siamo alla vigilia del ballo di fine anno e Lola, sua compagna di scuola, lo invita. Il ragazzo rifiuta gentilmente, rispondendole che al ballo ci andrà con Holly, la sua ragazza.
Errrrrrrrrore, Brent. Fottutissimo errrrrrrrrore. 
Il giorno dopo infatti Brent viene rapito dal padre di Lola Stone, che è una psicopatica coi controcazzi maiuscoli e in stampatello, e portato a casa della ragazza, dove lei e il padre (la madre sembra sia stata sottoposta ad una lobotomia artigianale, chissà da chi?) - una coppia di disturbati da antologia - gliene combineranno di ogni. Ovviamente lo pseudo-ballo si svolgerà nel salotto di casa Stone tirato a lucido, dopo che il padre avrà regalato tanto di vestito regolamentare alla sua principessa, che a un certo punto afferrerà una coscia di pollo e si dirigerà verso il ragazzo. William mi leggi? Ne vogliamo parlare?
Brent tenterà la fuga ma verrà catturato quasi subito e sottoposto a un'altra incredibile sequela di torture, finché, mentre lo stanno sottoponendo a lobotomia, che sembra essere la specialità della casa, riuscirà a reagire e ad uccidere il padre di Lola, ma la ragazza riuscirà a rinchiuderlo in una botola. Qua Brent scoprirà che non è solo: lì sotto ci sono tutti gli accompagnatori prescelti da Lola per i balli degli anni precedenti... E mi fermo, prima che mi scappi una spoileratina.
Abbastanza cattivo. Anzi, cattivo proprio. Nonostante alcune scene utili solo ad allungare il brodo, ovvero tutte quelle che mostrano l'amico un po' goffo di Brent in compagnia della ragazza goth-stragnocca che nella vita vera l'amichetto sfigato di Brent lo rimbalzerebbe nei giorni pari e pure in quelli dispari.
Ma, a parte ciò, sai che c'è? Che mi è piaciuto.
E Brent (Xavier Samuel) ha pure un gran bel faccino. 
Finché non gli bucano la fronte per lobomotizzarlo, perlomeno. 

Lola corre? Ma vaffanculo! 

26 marzo 2013

Walker

Walker non è un brutto film.
Walker, purtroppo, non è nemmeno un bel film.
Walker è, fondamentalmente, un film strano. 
In rete ho trovato la definizione di "acid western". Nel senso che forse per apprezzarlo devi imbottirti di acido prima di vederlo. Ma, essendo io contraria agli acidi, l'ho visto in una piovosa domenica primaverile. Magari era acida la pioggia? Va a sapere. Io - tanto per cambiare - lo ero di sicuro. Talmente acida che ho telefonato a un'amica perché mi andasse a comprare le sigarette, che nemmeno avevo voglia di vestirmi e uscire. Lei è arrivata. Con le sigarette. E il ramoscello di ulivo, pure.  
Ma torniamo al film. Che alla fine è la storia più o meno verosimile di William Walker, personaggio realmente esistito. Non guardate me, io in storia ero una capra abbonata al 4 fisso, e in rete potete trovare informazioni sicuramente più precise di quanto io non sia in grado di fornirvi.
Con l'idea di esportare la democrazia (è più forte di loro, evidentemente) venne ingaggiato come mercenario  per ristabilire l'ordine in Nicaragua (siamo attorno al 1850, più o meno) all'epoca alle prese con la guerra civile. Walker, personaggio simpatico come un dito al culo quando hai le emorroidi infiammate, interpretato da Ed Harris, che è uno dei motivi per cui ho deciso di vedere il film, prima conquistò il Nicaragua, poi si fece prendere un po' la mano, autoproclamandosi presidente dello stato e progettando di conquistare anche Guatemala, Salvador, Honduras e Costa Rica.  
Alex Cox dirige quest'opera a metà strada fra Peckinpah e Tarantino, infilandoci dentro anacronismi a manciate, dal sorpasso di una carovana da parte di una mercedes al salvataggio in elicottero delle truppe durante la battaglia finale. Delirante.
Ma, oltre a Ed Harris, la cosa più pregevole del film, è la colonna sonora. Firmata da Joe Strummer.


25 marzo 2013

Liebster award. Reprise



Siccome il mio amore per le catene inizia ad essere noto, Frank (romantico) e Frank (manila) hanno ben pensato di omaggiarmi di un’altra coppia di Liebster.
Io ovviamente li ringrazio, perché questo significa che si ricordano di me e mi fa piacere, anche (e/o soprattutto) quando non dovrebbero. Poi, come già spiegato l’altro giorno, io non proseguirò la catena perché la mia religione - qualunque essa sia - me lo impedisce. 
Però, siccome mi piace rispondere alle domande, mi presto volentieri.

Le domande di Frank Manila:
1) Secondo te, Adamo aveva l'ombelico?
A parte il fatto che secondo me Adamo è un personaggio di fantasia come Superciuk, già gli mancava una costola, pure senza ombelico me lo lasci?
2) Potrei diventare ricco mettendo in commercio cibo per gatti al sapore di topo?
Lo escludo. Se fosse stato possibile ci avrebbe già pensato qualcun altro.
3) Mi devo comprare uno smartphone e ho un budget di 150€, quale mi consigli?
Non me ne intendo.
4) Secondo te, come fa Clark Kent a fare sesso con Lois senza ucciderla?
Perché, Clark Kent fa sesso?
5) Lo sapevi che è nato prima l'accendino dei fiammiferi?
Naturalmente no. Sono anni che vado in giro a dire che sono ignorante, detesto essere smentita.
6) Secondo te, perché Bugs Bunny si chiama così quando in realtà è una lepre?
Perché c’è un sacco di gente come me che non è in grado di accorgersi della differenza.
7) Beatles o Rolling Stones?
Rolling Stones tutta la vita.
8) Sei mai stato/stata al cinema da solo/sola? Perché?
Perché a volte nessuno vuole vedere i film che voglio vedere io. Ma anche perché mi piace.
9) Sto cercando di diffondere la nuova parola Giasca (tasca della giacca). Secondo te, prenderà mai piede?
Preferisci la verità o una pietosa bugia?
10) Parli mai da solo/sola?
No, ho un sacco di amici invisibili.
11) Hai mai detto "Stavi dormendo?" a una persona che hai appena svegliato? Ti rendi conto che è una domanda stupida?
Assolutamente sì, infatti generalmente più che farla me la sento rivolgere.

E quelle di Frank Romantico
1) Quante volte al giorno è bene mangiare frutta fresca? E quella secca?
Ci sono diverse scuole di pensiero. Se sei allergico una può essere sufficiente. Nonché definitiva.
2) Tra il dire e il fare c'è di mezzo?
E il
3) Qual è quella canzone che ti fa cambiare stazione (o canale) appena la senti?
Una qualsiasi trai: Ramazzotti, Vasco, Ligabue, Zucchero, ecc.
4) Qual è un film che ami ma di cui ti vergogni?
Lo specchio della vita.
5) Qual è un libro che non hai mai finito di leggere?
Il signore degli anelli.
6) Qual è la parolaccia che dici più spesso?
Se “cazzo” è una parolaccia, direi cazzo. Se non lo è, tutte le altre.
7) Mi suggeriresti una domanda da farti?
No.
8) Quante domande mancano alla fine di questa stupida intervista?
Già è difficile rispondere, se mi metto anche a contare finisce che mi confondo
9) Preferisci il mare o la montagna?
Mare. Tutta la vita
10) Qual è il gruppo o il cantante più sottovalutato nella storia della musica?
Non ne ho la più pallida idea.
11) Qual è il film di cui vorresti essere il protagonista e perché?
Uno qualunque dove si spari tantissimo. Per togliermi la soddisfazione di sparare con un fucile a pompa.


Visto che anche Arwen Lynch mi ha attribuito un Liebster, risponderò anche alle sue domande, che - l'avrete capito - qua non ci si sottrae mai agli impegni! 

1) Cosa stai facendo in questo momento?
Sto rispondendo alle tue domande.
2) Se ti invitassero a diventare un recensore per la tv rinunceresti al tuo blog?
Non sono in grado di recensire nemmeno la lista della spesa, nessuno sano di mente mi inviterebbe a farlo.
3) caffè o sigaretta?
Caffè. E sigaretta. Non transigo.
4) Hai frequentato forum? Se si perchè hai smesso?
Sì, era un forum di cinema. E ho smesso perchè è stato chiuso. Quindi ho aperto un blog. 
5) Faresti un gesto di altruismo verso un altro blogger per fargli guadagnare followers?
Se solo sapessi in che modo non vedo perchè no.
6) Se incontrassi il tuo regista preferito quali sono le tre domande principali che gli faresti?
Il problema è che io non sono sicura nemmeno di avercelo, un regista preferito.
7) Sei alla prima del film che hai agognato di presenziare, ma all'ultimo minuto arriva una telefonata in cui il regista è morto, ci vai lo stesso?
The show must go on, dicono. Quindi...
8) Hai vinto un biglietto per l'overlook hotel, ci andresti comunque oppure faresti due più due e resteresti a casa tua? 
L'Overlook hotel non esiste, ma una notte all'Awhanee Hotel nello Yosemite National Park in California, a cui si ispira il salone in cui Torrance scrive a macchina... perchè no? Considerato che costa l'animaccia de li mortacci luccicanti, pure!
9) Un tuo vicino spara a tutto volume la colonna sonora di un film che hai odiato, qual'è la prima cosa che ti viene in mente di fare?
Sparare al mio vicino?
10) Sei esperto di un regista e ti ritrovi incrociato in una persona che dice che non capisci niente di tale regista come reagiresti?
Fregandomene allegramente, di sicuro. 
11) Qual'è il tuo desiderio irrealizzato?
...

Ecco. Non avevo ancora finito di rispondere che anche Denny B. mi ha liebsterato... 
e quindi, ecco qua le sue domande. E le mie (imprescindibili) risposte.

1) Sei orgoglioso del tuo blog? o faresti a cambio con qualcuno?
Orgogliosa no, però sarei bugiarda se dicessi che non mi piace.
2)Se avessi la possibilità di portare con te su un'isola deserta solo un libro e un film, quale porteresti?
Solo uno? Libro: Il signore degli anelli, così è la volta buona che - volente o nolente - riesco a leggerlo. Film: Un mercoledì da leoni. Che non mi stanco mai di vederlo.  
3)Cos'è veramente bello per te?
La notte nel deserto. E la profondità di certi sguardi.
4)Qual è la canzone che ti commuove fino alle lacrime?
Nessuna, ma quelle che mi emozionano sono parecchie. 
5)Cosa ti da veramente sui nervi?
Troppe cose. L'ignoranza, principalmente. Anche la mia.
6)Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Fare il giro del mondo.
7)Qual è il personaggio cinematografico e/o letterario di cui ti sei innamorato/a?
Al momento stravedo per Harry Hole. 
8)La figura di merda più grossa che ti sei fatto/a?
Non ho memoria, ma sono sicura di doverla ancora fare. 
9)Ti stai stufando di rispondere alle domande? Ancora due e la tortura è finita.
No no, mi piacciono le domande. 
10)Il libro che hai sul comodino?
Il leopardo di Jo Nesbø.
11)Il capolavoro del cinema che ti ha annoiato/a morte?
Effetto notte. Che non è detto che sia un capolavoro. 


Gli amanti passeggeri


Ricordo che fino a un po' di anni fa aspettavo l'uscita dei film di Almodovar con impazienza.
Fino a un po' di anni fa, appunto.
Già l'ultimo lavoro del regista spagnolo, "la pelle che abito" mi aveva deluso parecchio, perché Almodovar mi aveva abituato bene. E alle cose belle ci si abitua in fretta, e quando ti vengono a mancare tu ci rimani male. O almeno, io ci rimango male. E questo suo ultimo lavoro - dal trailer - non sembrava promettere nulla di buono. Ma in queste ultime settimane, in cui in sala sembra sia scoppiata la carestia, le alternative erano inesistenti. Così sabato sera io e la bionda si è deciso di dargli comunque una chance.
Una commedia che, se fossimo ancora negli anni 80, potrebbe anche risultare interessante se non addirittura "trasgressiva", ma siamo nel 2013, e l'odore di naftalina si sente da lontano.
Il regista dice che si tratta di una metafora della situazione spagnola (e non solo spagnola): un aereo che, a causa di un problema tecnico, è costretto a girare in tondo sui cieli di Toledo in attesa che venga autorizzato l'atterraggio di emergenza.
A bordo, mentre in classe turistica i passeggeri vengono drogati dalle assistenti di volo affinché dormano inconsapevoli di quello che sta succedendo e non si scateni il panico, nella business class un microcosmo composto da un banchiere in fuga, una sensitiva smaniosa di perdere la verginità, un attore decaduto, un killer, una coppia di sposi tossici in viaggio di nozze e una pornodiva, vengono assistiti da un trittico di steward dediti all'alcool e ad ogni tipo di droga, smaccatamente gay da risultare macchiette tristemente stereotipate, che cercano di stemperare la tensione crescente esibendosi in balletti, preparazione di cocktail corretti alla mescalina e racconti dei cazzi di tutti, compresi i gusti sessuali dei due piloti. Non mancano sveltine nei cessi, sesso in volo e pompini in cabina di pilotaggio.
Io, che sono notoriamente una deficiente, la metafora della situazione spagnola non l'ho colta, e ho visto un film a mio giudizio abbastanza inutile. Non al punto da risultare fastidioso (ma poco ci manca), ma di cui non si sentiva certo il bisogno.


24 marzo 2013

Non ce la faccio

Ricominciamo.

Dead man's shoes _ 5 giorni di vendetta

Arrivo al venerdì sera e, anche se non lavoro in miniera, sono esausta. E inevitabilmente crollo sul divano ad orari indecenti. Infatti mi sono addormentata alle 22.00. E alle 3.00 ero sveglia. E non c'è più stato verso di dormire. Tanto vale guardare un film.
Questo. Del 2004. Diretto da Shane Meadows, da queste parti apprezzato per il mockumentary "Le Donk & Scor-Zay-zee" ma soprattutto per il pregevole "this is England" arrivato nelle sale italiane con un ritardo che definire imbarazzante è quasi riduttivo, sceneggiato dallo stesso Meadows e dall'ottimo Paddy Considine, qua anche interprete, è la storia di Richard (Considine) e di suo fratello Anthony, affetto da ritardo mentale. Quando Richard si arruola nell'esercito, il ragazzo inizia a frequentare Sonny, spacciatore di professione ed emerita testa di cazzo per predisposizione genetica, e la sua banda.
Il ragazzo diventa inevitabilmente il passatempo del gruppo, vittima sacrificale e predestinata a subire ogni tipo di angheria e sopruso, così ingenuo, succube ed incapace di difendersi.
Ma un giorno - dopo sette anni - Richard torna in paese. E nell'arco di cinque giorni tutto si compie.
In un percorso di terrore, dolore e vendetta.
E lacrime.
Le mie.
Perché comunque this is England, too.





















Dead man, dead man don't cry
Dead man, dead man don't cry, don't cry
When you die it ain't the end
It ain't the end when you die
Dead man, dead man be brave
Dead man, dead man be brave, be brave
You shall be saved by and by
By and by you shall be saved
Dead man, dead man believe
Dead man, dead man believe, believe
You're a free man at last
At last dead man you are free
Dead man, dead man don't cry
Dead man, dead man don't cry, don't cry
When you die it ain't the end
It ain't the end when you die


(M.Ward - Dead Man)

23 marzo 2013

Oltre la frontiera del rimorchio 2.0

Sarà che davvero, io sono una mente semplice, o, come ho già avuto modo di dire più e più volte, sono troppo vecchia per queste stronzate, ma davvero, a volte faccio fatica a credere alle cose.
Ma non solo a quelle che mi raccontano, che lì insomma, solitamente ho le mie regole comportamentali.
Che si possono riassumere in tre casi tipo:
A) La persona che mi sta dicendo la cosa é un amico/a: ci credo. Di default.
B) La persona che mi sta dicendo la cosa è un conoscente: lo ascolto, senza dare molta importanza alla cosa.
C) La persona che mi sta dicendo la cosa è un collega: fingo di ascoltarlo, continuando a lavorare.
Poi ci sono le cose che accadono a me personalmente e, siccome non soffro (non credo, almeno) di allucinazioni, fatico a capacitarmene, perché non so se il limite sia mio o della persona dall'altra parte.
Il punto è questo: ma che, davero davero c'è gente che usa Ruzzle per rimorchiare?
Ma come cazzo siete messi?


Liebster award (Qu'est-ce que c'est?)


La cara Lisa Costa, conoscendo il mio amore per le catene, mi ha assegnato il Liebster Award.
Io ovviamente la ringrazio, ma, come mio solito, perché se una è stronza qualche motivo dovrà pur esserci, la interromperò. O meglio, la lascerò aperta, a chi vorrà appropriarsene in totale ed assoluta libertà.
Che poi, ci sarebbe anche da discutere sul mio essere stronza, se proprio vogliamo fare i pignoli. Sono una fottutissima dilettante. Una misera wannabe del cazzo. Ma questo è un problema mio, in fondo.
Veniamo al premio.
Come funziona codesto award
Facile.
Ringraziare chi ha assegnato il premio citandolo nel post (e siamo a posto).
Rispondere alle 11 domande che ti sono state poste (forse ce la posso fare).
Scrivere 11 cose su me stessa (ci provo).
Premiare 11 blog che hanno meno di 200 followers.
Formulare altre 11 domande a cui dovranno rispondere gli 11 blogger da te nominati.
Informarli della grandiosa botta di culo dell'assegnazione dell'award.
Ecco, davvero, io mi scuso, ma non ce la faccio. 
Quindi, anche no.
Però chi vuole può approfittarne, come sempre.  
Ma veniamo alle domande di Lisa:

1) Ultimo film visto?
2) La serie che più avete amato e ora vi manca?
3) Il personaggio filmico che più vi rappresenta?
4) Quello telefilmico invece?
5) Cosa volevate fare da grandi?
6) La canzone che avete bisogno di sentire per sentirvi meglio?
7) Quella che più vi vergognate di amare?
8) Il film che tutti reputano un capolavoro ma che voi ritenete una cagata pazzesca?
9) Un film che E' una cagata pazzesca ma che a voi piace tanto lo stesso?
10) Il film da tutti ritenuto un pilastro del cinema ma che non avete ancora visto?
11) Come stai?

1) Al momento in cui ho scritto questo post, Gambit. Aiutatemi a dire brutto.
2) Non riesco mai ad appassionarmi a tal punto alle serie TV. Arriva un momento in cui mi rompo i coglioni. Colpo di fulmine per Lost, senza dubbio, fin quando sembrava normale. Poi mancava solo l'invasione dei mimimmi e io non ce l'ho più fatta a stargli dietro. O forse è possibile che ad un certo punto siano arrivati anche loro. I mimimmi, dico. Ecco, forse mi manca la prima stagione di Lost.  
3) A parte la signora Pina non me ne viene in mente mezzo. Il che significherà ben qualcosa, no?
4) Tjorven. Sempre stata una silfide, io. 
5) Non me lo ricordo. Nulla di ambizioso, comunque. 
6) Basket Case dei Green Day mi mette immediatamente di buonumore. Ieri mattina l'ho sentita in auto andando al lavoro e ho alzato il volume al massimo, come le peggio tamarre. Se mi chiedete se avevo anche il finestrino abbassato e il gomito fuori vi rispondo di sì. Poi la canzone finisce, abbasso il volume e torno del mio solito umore di merda. Ma, visto che sono anche una persona seria, a volte, Redemption Song nella versione di Johnny Cash e Joe Strummer. Brividi come se diluviasse. 
7) Ok. se dobbiamo sputtanarci, sputtaniamoci. A cosa servono le mani, di Umberto Tozzi. Ecco, l'ho detto.
8) Guerre stellari? 
9) L'ultimo Boy Scout
10) Ehm. 2001 odissea nello spazioE giuro che ci ho provato. 
11) Di merda. Grazie.

Ah già. Ci sono le 11 cose di me. 
1) Devo smetterla di fidarmi delle persone.
2) Devo smetterla di fidarmi delle persone.
3) Devo smetterla di fidarmi delle persone.
4) Devo smetterla di fidarmi delle persone.
5) Devo smetterla di fidarmi delle persone.
6) Devo smetterla di fidarmi delle persone.
7) Devo smetterla di fidarmi delle persone.
8) Devo smetterla di fidarmi delle persone.
9) Devo smetterla di fidarmi delle persone.
10) Devo smetterla di fidarmi delle persone.
11) Devo smetterla di fidarmi delle persone.


22 marzo 2013

Gambit

Niente.
Non ce la posso fare. 
Le uscite dei film in sala al giovedì ancora non le ho digerite, peggio che la peperonata con le cozze andate a male accompagnata dal cappuccino (quando a me sarebbe sufficiente il cappuccino, per inciso). 
Nel solito consulto mattutino, la bionda, la Tiz ed io abbiamo decretato ufficialmente che questa settimana era lammmmmerda. La bionda ci ha tenuto a sottolineare che era LAMMMMMERDA. Maiuscola. Roba che nemmeno ad agosto c'è tanta miseria. 
Io e la bionda avevamo una mezza intenzione di recuperare il film con ColinTamarroFarrell. Ma non c'era più. Già il fatto che sia rimasto in sala una sola settimana potrebbe essere in qualche modo indicativo della bellezza intrinseca del film istesso. 
Sconsolate abbiamo optato per il recupero del recupero del recupero. Che io non avevo nemmeno intenzione di recuperare, fra le altre cose.
L'alternativa sarebbe stata andare a casa e piangere ancora un po' sul divano.
Quindi ho deciso di andare al cinema. 
Che se mi fosse venuto da piangere - che io ci metto un attimo - avrei pure avuto l'alibi della bruttezza del film. Anche perché quando parto prevenuta non ci sono cazzi. Mettici pure che in questi giorni sono inversa e selvatica come una iena con la rogna e fatti due conti. 
Il vantaggio è che all'Alfieri, storico teatro cittadino che quando non fa il teatro si traveste da cinema, il biglietto costa 2.50€. Mal che vada avrai visto un brutto film, ma avrai speso poco.
Che dire?
La noia. A partire dai titoli di testa, fino alla fine. Che il film iniziava alle 20.00 e io alle 21.00 avrei voluto uscire dalla sala. La fiera del cliché, dalla bionda ragazza Texana sguaiata e col cappello da cowboy che partecipa ai rodei (e taccio per decenza sul tristissimo spettacolo con le scimmie) vive in una roulotte con la lurida nonna che mastica tabacco e sputa più di un allevamento di lama che al confronto Licia la lercia sembra Coco Chanel, l'esperto d'arte dall'eloquio forbito, il viscido riccone dall'ego smisurato, l'esperto d'arte di Colonia doppiato come le sturmtruppen, un gruppo di giapponesi finto idioti and so on. Mettici pure Cameron Diaz che sembra non riesca a tenersi lontana dal karaoke e avrai il quadro completo. Ad eccezione di alcune sequenze con i due impeccabili impiegati dell'hotel Savoy che mi hanno fatto anche ridere, più che dai fratelli Coen sembra sceneggiato dai fratelli Vanzina e diretto da Neri Parenti. Imbarazzante al punto che mi sarei aspettata di veder comparire da un momento all'altro Paolo Villaggio e Renato Pozzetto ne "le comiche", perché più o meno il livello quello è. E mentre aspettavo la fine cercavo di distrarmi col pensiero positivo, pregustandomi il trittico di carni crude che avrei mangiato di lì a poco.
È probabile che io abbia trovato il peggio film del 2013. Come? Siamo solo a marzo ed è prematuro dirlo adesso?
Lascia fare. Che dal podio dei primi tre Gambit non lo scalza nessuno.
Lammerda.


21 marzo 2013

L'uomo di neve.

Devo prendermi una pausa da Nesbø, prima di affrontare gli ultimi due volumi che mi rimangono ancora da leggere, il leopardo e lo spettro.
E l'uscita, un paio di settimane fa, di "una coppia perfetta" di Lansdale è - giustappunto - perfetta.
Perché i racconti di quei due cazzoni di Hap Collins e Leonard Pine, che iniziavano anche a mancarmi, fra l'altro, sono davvero quello che ci vuole adesso.
Perché le ultime 50 pagine dell'uomo di neve mi hanno fatto venire i brividi.
E il batticuore.
No, l'ansia non mi è venuta.
Quella ce l'avevo già.
"No, non basta. Non fa abbastanza male".
Peccato che a me in questi giorni faccia male tutto, invece.
E come era già successo con il pettirosso, per cui una sera ero rimasta sveglia fino alle tre perché DOVEVO finirlo e non potevo aspettare, ieri me ne sono fregata del fatto che la mia pausa pranzo fosse terminata, e ho proseguito la lettura, fino a quando non ho chiuso il libro.

"Quando pensi di tornare?"
"Mai. Io non torno mai indietro."

20 marzo 2013

19 marzo 2013

un anno fa

a quest'ora, era lunedì. Stavo tornando a casa dall'ospedale, dove ti ho vista viva per l'ultima volta. Anche se forse la vita - come la intendo io - ti aveva già abbandonato.
Poi la telefonata. 
Un numero sconosciuto, ma il prefisso era quello dell'ospedale. Una voce di donna. "la sua mamma è mancata, cinque minuti fa. Vuole tornare a vederla?"
No, grazie.
Tanto non avrebbe fatto alcuna differenza.
L'unica differenza fra il prima e il dopo era il respiro.
Presente.
Assente.
Te ne sei andata, nel giorno della festa del papà. Avevi iniziato ad andartene quando se n'è andato lui, si era portato via anche la tua voglia di vivere. E forse un po' anche la mia.
Un amico mi disse, qualche giorno dopo: "se è l'amore a ridurti così, io spero di non innamorarmi mai in questo modo". 
Avevi smesso di uscire di casa, avevi smesso di fare tutte quelle cose che hai sempre fatto, tu, sempre attiva e in movimento, sempre con mille cose da fare, le tende, la casa, i fiori, il giardino, la cucina, la bicicletta, le passeggiate, la pettinatrice, la palestra, la mamma. 
Sono stati anni difficili, gli ultimi. 
Io, che non riuscivo ad accettare che una persona potesse annullarsi ed annientarsi in questo modo, perché è inutile, razionalmente non lo accetti, per quanti sforzi tu possa fare. Tu, sempre più apatica, avevi smesso anche di parlare, rispondevi a monosillabi, non mi guardavi nemmeno più negli occhi. Quelle rare volte che ancora riuscivo a farti sorridere per una delle tante cazzate che ti dicevo mi si spezzava il cuore. 
E io che mi chiedevo quanto ancora avresti potuto resistere. Quanto ancora avrei potuto resistere io, egoisticamente.
Fino a quel sabato sera.
Ero andata al cinema, come sempre. "Magnifica presenza".
Sono tornata a casa, e, dopo aver messo l'auto in garage, ti ho vista. 
Distesa, sulle scale, rantolante, immobile, incosciente. 
Una pozza di sangue dietro la tua testa.
Devo aver urlato così forte che ho svegliato anche i vicini. Ma non ne ho memoria, io non me lo ricordo, di aver urlato.
La chiamata al 118, io che andavo avanti e indietro tra le scale e la veranda, dopo averti tolto il sangue dalla faccia. Da quanto tempo eri lì?
Aspettavo, tremavo e fumavo, i medici dell'ambulanza che hanno tentato di rianimarti per più di un'ora.
La corsa all'ospedale. 
Io in auto. Sono arrivata prima dell'ambulanza, che quando è arrivata non aveva nemmeno più le sirene accese.
L'ingresso al pronto soccorso, il codice rosso, l'attesa.
Un primo colloquio con i medici: "la situazione è disperata".
"Attenda qua nella saletta, non stia fuori con tutti gli altri."
L'attesa. L'angoscia. La paura. 
Un secondo colloquio, parole che rimbombavano fino a quel: "non c'è più niente da fare".
Le lacrime. Sono arrivate solo in quel momento.
Il ritorno a casa.
L'attesa, senza nemmeno la speranza.
Io non lo so se lo sapevi, anche negli ultimi tempi, che ti volevo bene, che te ne ho sempre voluto.
Anche se forse non riuscivo a dimostrartelo come avrei dovuto.
Non ci sono mai riuscita.
Non ci riesco mai, io.

Brusuillisday - R.E.D.


Ed eccoci nuovamente qua, uniti a celebrare l'ennesimo mito di Hollywood. 
Dopo Nicolas Cage e il suo parrucchino, dopo John Travolta (che è stato celebrato solo dagli altri perché io mi sono svegliata in ritardo, tanto per cambiare) vuoi non celebrare degnamente Brusuillis? Che oggi compie 58 minuti per morire anni, portati più che dignitosamente, fra l'altro. 
Come ho avuto modo di dire poco tempo fa, da queste parti a Brusuillis gli si vuole TANTO bene. Perché bisogna proprio volergli bene per andare a vedere praticamente tutto quello che fa. Ho visto cose con BW che voi umani... e fra le ultime cose, in attesa che arrivi RED2, ho visto anche RED, che è un film del 2010.
L'acronimo starebbe, nella versione originale, per Retired Exremely Dangerous, che sono riusciti a riadattare, nella versione italiana, in Reduce Estremamente Distruttivo. Poteva andar peggio, ne converrete.
Questo perchè tutto il cast non è propriamente di primo pelo, perchè, oltre a BW troviamo, nell'ordine:
Mary Louise Parker, 1964. Giovanissima (ha la mia età, del resto)
Morgan Freeman, 1937
Ernest Borgnine, 1917 (W 2012)
John Malkovich, 1953
Helen Mirren, 1945
Richard Dreyfuss, 1947


Il film inizia con la sveglia di Frank Moses, (il nostro eroe, in forma strepitosa, con quell'espressione a cazzo di uno che non si prende mai troppo sul serio) che suona alle 6.00.
Anche la mia suona alla stessa ora, così, tanto per dire.
Il nostro eroe è un agente della CIA ormai in pensione, e, mentre intrattiene una liaison telefonica quotidiana con Sarah, un’impiegata dell’ufficio pensioni, i segreti di cui è a conoscenza sembra abbiano iniziato a dare fastidio a qualcuno, che cerca di ucciderlo.
Così, dopo aver sterminato un commando di mercenari che gli ha distrutto casa, si presenta a casa di Sarah, che è appena rientrata da quella che aveva tutti i presupposti per essere una serata romantica con un emerito  minchione (“Sarah, posso salire da te?” “No” “Ma come? Ti ho pure pagato la cena!!!”) e, sfuggendo nuovamente ad un altro manipolo di killer, inizia la fuga…
Dopo aver collegato i tentativi di eliminarlo all’omicidio di una giornalista, ricontatta i componenti della sua vecchia squadra e, mentre tutti i nodi vengono al pettine, scoprendo chi è il nemico, sulla scena si susseguono, da Chicago a New Orleans passando per New York e Pensacola, sparatorie, esplosioni, inseguimenti e si scopre anche qualche altarino. 
Dite quello che volete, ma a me questi film - divertiti e divertenti - piacciono un sacco. 
Ed è (anche) per questo che noi a Brusuillis CI vogliamo bene, e aspettiamo che arrivi RED2.
I soliti ignoti che partecipano al Brusuillisday sono loro:

50/50 Thriller
Alhoa Los Pescadores
Biondaggini
Cinquecentofilminsieme
Cipolla pensierosa
Combinazione Casuale
Ho voglia di cinema
Il Bollalmanacco di Cinema
Il cinema spiccio
In Central Perk
La fabbrica dei sogni
Le maratone di un bradipo cinefilo
Life Functions Terminated
Midian
Montecristo
Movies Maniac
Pensieri cannibali
TriccoTraccoFobia
White Russian







18 marzo 2013

La Frode (Arbitrage)


Una specie di Margin Call in formato famiglia, se vogliamo.
Perché qua non c'è la bolla globale che sta esplodendo innescando una reazione a catena dalle proporzioni catastrofiche, qua c'è Robert Miller, a capo di un impero finanziario che - in seguito ad un investimento sbagliato - e in vista di un'importantissima operazione finanziaria, si trova a dover coprire un piccolo "buco" di 400 milioni di dollari, milione più, milione meno, cercando di non far trapelare nulla in famiglia, mentre la moglie lo martella affinché stacchi il solito assegno benefico: "Sono SOLO due milioni!".
Ovviamente Miller ha altri cazzi  a cui pensare, vuoi perché la controparte nella tanto ambita acquisizione con cui dovrebbe sanare il disavanzo evitando una condanna per frode si fa desiderare, continuando a non presentarsi agli appuntamenti concordati, vuoi perché la rampante figlia, alle sue dipendenze, ha trovato qualcosa che non quadra nei bilanci della società e vuole capirci di più e vuoi anche perché la giovane amante, un'aspirante artista francese (una Laetitia Casta abbastanza fastidiosa, diciamocelo) gli straccia i maroni a livelli insostenibili, che, bella mia, se ti metti con un uomo sposato non è che puoi pretendere molto di più che i ritagli di tempo, quindi zitta e cuccia. 
Ma.
Siccome le cose non vanno mai come uno vorrebbe, una notte, a seguito di un incidente stradale, la ragazza muore, mentre Miller, ferito ma non abbastanza, abbandona la scena, cercando di cancellare ogni traccia della sua presenza sul luogo. 
Ma non ha fatto i conti con il detective Bryer, che non può sopportare che l'ennesimo uomo ricco e potente la passi liscia grazie ai soldi, e farà di tutto per inchiodarlo. 


17 marzo 2013

E niente

"Quando i duri crollano, crollano seriamente."
"Perché?"
"Forse perché non sono allenati a farlo."

(Jo Nesbø - L'uomo di neve)


16 marzo 2013

Il figlio dell'altra

Questo film avrei voluto vederlo all'ultimo Torino Film Festival. Ma, per i soliti problemi spazio/tempo/assenza del teletrasporto, non ero riuscita ad incastrarlo nella programmazione. Mi ha quindi fatto parecchio piacere scoprire che sarebbe uscito in sala. E giovedì lo si è finalmente visto.
Tutto ha inizio quando, dagli esami medici che Joseph sta facendo per arruolarsi nell'esercito israeliano, si scopre che il suo gruppo sanguigno (A+) non è assolutamente compatibile con quello dei genitori, entrambi A-. 
Orith, la madre, vuole scoprire la verità che solo sospetta, mentre il marito, Alon, rigido colonnello dell'esercito, pensa inevitabilmente ad un tradimento della donna. 
La notte in cui nacque Joseph, l'ospedale di Haifa venne evacuato a seguito di un attacco. E nella concitazione del momento, Joseph e un altro bambino vennero scambiati.
L'altro bambino è Yacine, figlio di una coppia palestinese che vive nei territori occupati della Cisgiordania. 
La scena in cui le due famiglie vengono convocate in ospedale per le spiegazioni del caso, unite alle  giustificazioni e ad un'imbarazzante ed imbarazzata richiesta di scuse (!) è emozionante e drammatica.
Oltre al dramma umano si aggiunge tutta la complessità religioso/storica/culturale nell'appartenere a due popoli che si odiano e si combattono da anni. E, mentre i due padri sono bravissimi a rappresentare la chiusura verso l'altro, le due donne, attraverso un gioco di sguardi straziante, lanciano le premesse verso una reciproca apertura. 
Il problema sarà doverlo comunicare ai figli. Mentre Joseph lo scopre interrompendo una discussione animata fra i genitori, e la sorellina (pragmatismo femminile) dice "dobbiamo darlo indietro?", lui si domanda se dovrà sostituire la sua kippah con una cintura esplosiva. 
Dall'altra parte, Said, il padre di Yacine è intenzionato a non rivelare nulla al figlio, che sta tornando a casa dopo essersi brillantemente diplomato a Parigi. Ma anche Yacine lo scoprirà, più o meno allo stesso modo. Bilal, il fratello maggiore, non riesce ad accettare che suo fratello sia un ebreo a tutti gli effetti, e di conseguenza, il nemico da sempre odiato. Lo stesso sconcerto assale Joseph a colloquio dal rabbino, quando gli spiega che per continuare ad essere ebreo, dovrà convertirsi mentre l'altro nonostante sia cresciuto abbracciando un altra religione, è un ebreo a tutti gli effetti.
Ci saranno ovviamente tentativi di apertura e dialogo, con le due famiglie che si incontrano, in un imbarazzo quasi palpabile, mentre i ragazzi, iniziando a frequentarsi, scopriranno tutte le diversità e i contrasti di due culture così lontane fra loro. E, se l'amore dei genitori per quei figli scambiati non accenna mai a diminuire, nemmeno per un istante, il finale resta aperto ad ogni possibilità, lasciando però presagire che difficilmente qualcosa potrà cambiare.
Un dramma trattato in maniera lieve e delicata, forse un po' troppo ottimista, ma, nel complesso, assolutamente gradevole.

15 marzo 2013

Full Metal Jacket


Soldato semplice Jocker, tu credi alla vergine Maria?
Signorno, signore!
Soldato Joker, io credo di non aver sentito quello che hai detto!
Signore, il soldato ha risposto no, no signore!
Brutto verme, mi fai venir voglia di vomitare! 
Brutto ateo comunista adesso mi dici immediatamente
che tu vuoi bene alla vergine Maria altrimenti io ti strappo le budella! 
Allora vuoi bene alla vergine Maria, vero o no?!
Signorno, negativo, signore!

Ci sono sere in cui potresti prendere la TV e usarla come vassoio per il sushi, piuttosto che come tagliere per salumi e formaggi, o per appoggiarci il bicchiere di Santa Teresa 1796, o, più semplicemente, ignorare di possederla e dedicarti alla lettura di un libro, di un estratto conto, di un preventivo del carrozziere, e/o usarla per vederti un film in dvd. 
Poi ci sono sere come mercoledì in cui i signori del palinsesto, veri geGni del male, fenomeni della concorrenza sleale, ma a discapito del povero spettatore, si organizzano in maniera per cui il povero spettatore, nella fattispecie la sottoscritta, intenta a fare il solito inutile giro di zapping isterico dopo che il clamore da nuntio vobis gaudim magnum: habemus Papam! si è appena placato, ma soprattutto dopo che, addentando un pomodoro è riuscita ad inghiottire una capsula (le mie sfighe della settimana, con cui non intendo assolutamente sfrancicarvi i maroni - iniziate venerdì sera - si possono riassumere con la legge di Murphy: «Se qualcosa può andar male, lo farà.») cosa ti trova? Full Metal Jacket su un canale, e Winter's bone su un altro. Che tu pensi di essere vittima di una visione mistica, tipo quella che hai avuto mezz'ora prima quando hai ricevuto una foto su what's up e ancora un po' e ti saresti messa a piangere. 
E invece. 
E' tutto vero.
Cioè, no, intendiamoci, anche la foto su what's up era vera. Ma lasciamo stare, che è meglio.
Mi sono fatta prendere un attimo dal dubbio, poi ho deciso che, siccome il ricordo di Winter's bone era relativamente fresco  avendo visto il film un paio di anni fa, era senz'altro meglio rivedere FMJ, che ho sicuramente rivisto dai tempi della sua uscita in sala (1987), ma comunque mancava all'appello da un sacco di anni.
E, come sempre, ho provato una sensazione di fastidio mista a sofferenza nel rivedere l'odioso, nonchè fanatico e invasato, sergente Hartman vessare in maniera terrificante il povero Lawrence "Palla di Lardo", un giovanissimo Vincent D'Onofrio  in quella che è senz'altro la sua interpretazione migliore, durante il periodo nel campo di addestramento dei Marines a Parris Island.
L'altro protagonista su cui Kubrick concentra la sua attenzione è Jocker, (Matthew Modine, che, dopo un inizio carriera scoppiettante, si è un po' perso per strada nel corso degli anni) che, per aver tenuto testa ad Hartman, verrà promosso caposquadra, e si ritroverà ad aiutare Lawrence, preoccupandosi soprattutto per il suo sempre più precario equilibrio mentale.
Sarà proprio Jocker, l'ultima notte di addestramento, a trovare Lawrence nei bagni, con il suo fucile (caricato con proiettili Full Metal Jacket, come gli farà notare lo stesso Lawrence), e a rimanere immobile fino all'arrivo di Hartman, che insulterà per l'ennesima (nonchè ultima) volta Palla di Lardo, che lo ucciderà prima di suicidarsi, sotto lo sguardo terrorizzato e impotente di Jocker.
Ritroviamo poi Jocker in Vietnam, ma a De Nang, lontano dal fronte, impiegato come giornalista assieme al fotografo Rafterman. Stanchi di quella tranquillità riusciranno a farsi mandare al fronte, dove troveranno quei Marines addestrati secondo i desideri di Hartman (Il corpo dei Marines non vuole dei robot. Il corpo dei Marines vuole dei killer!), ormai completamente avvezzi agli orrori della guerra.
Un film sul Vietnam dove quasi il Vietnam scompare, un film sulla malvagità e sulla violenza dell'uomo, sulla sua irrazionalità.
La guerra.
L'orrore.
L'orrore della guerra.
E della nostra natura.

14 marzo 2013

La trilogia della vendetta _ Lady Vendetta (Sympathy for Lady Vengeance)


Park Chan-Wook, dopo i due episodi precedenti ha sentito il bisogno di un punto di vista femminile, e ha scelto di analizzare come si compie la vendetta di una donna, ispirandosi ad una storia vera accaduta in Corea a metà degli anni '90, in cui una ragazza incinta aveva ucciso un bambino.
Forse il più algido dei tre film facenti parti dell'ipotetica "trilogia della vendetta", ma, non per questo meno emozionante e sconvolgente. 
Splendidi poi - a differenza dei precedenti - i titoli di testa. 
Geum-Ja ha vent'anni, e, in seguito al rapimento e all'uccisione di un bambino, viene condannata a 13 anni di carcere. 
Durante i quali grazie alla sua condotta esemplare e quasi misericordiosa verrà considerata alla stregua di una "santa", amata da tutte le compagne di detenzione. Sì, insomma, più o meno tutte. Perché la Strega,  accusata di aver ucciso marito e amante e di esserseli grigliati prima, e mangiati poi, non avrà modo di beneficiare della bontà della ragazza. 
Uscita dal carcere Geum-Ja si trasforma, da angelica creatura ad angelo sterminatore, una dark lady spietata e in cerca di vendetta. Che porterà a termine con lucida determinazione, cercando il vero colpevole nonché chi, come lei, ha lo stesso diritto di vendicarsi, ovvero i genitori di tutti i bimbi che, accusandosi di un delitto non commesso, il viscido vero colpevole ha potuto continuare a compiere indisturbato durante gli anni della prigionia della ragazza.   

* Anche per questo film, come per "Old Boy" si parla di un remake americano, con Charlize Theron nella parte della protagonista. 
  
Perché ti trucchi gli occhi di rosso?
Per sembrare meno buona. 

13 marzo 2013

The ultimate Conclave t.shirt

La trilogia della vendetta _ Old Boy

Ridi, e il mondo riderà con te, 
piangi, e piangerai da solo.

Conosciamo Oh-Dae-Su in una stazione di polizia dove è stato portato presumibilmente in seguito a una rissa, piuttosto che ubriachezza molesta o quant'altro.
Non ha nessuna caratteristica dell'eroe positivo con cui scatta immediata l'empatia. Anzi.
E' verosimilmente fastidioso e attaccabrighe, ma in buona sostanza un uomo qualunque, con una moglie e una figlia, a cui ha comprato un regalo.
Rilasciato dalla polizia, fa ritorno a casa, quando improvvisamente viene sequestrato, e segregato in una misteriosa prigione clandestina.
Per quindici anni. 
Non sa chi l'abbia rapito, ma soprattutto perché. 
I giorni, le settimane, i mesi, gli anni passano. 
Nel frattempo, grazie alla tv che ha in cella, ha scoperto di essere ritenuto il responsabile dell'omicidio di sua moglie e della scomparsa della figlia. 
Un giorno, altrettanto inspiegabilmente, viene liberato sul tetto di un palazzo costruito esattamente nel luogo in cui era stato rapito. 
Da quel momento l'unico desiderio di Dae-Su è vendicarsi di chi gli ha sottratto quindici anni della sua vita. Ma prima deve scoprire chi è. 
E sarà proprio l'organizzatore del suo sequestro a contattarlo, mentre l'uomo si trova al bancone di un sushi bar, dopo aver chiesto alla ragazza dietro il bancone, la giovane Mi-Do, di poter mangiare qualcosa di vivo.
Quando finalmente Dae-Su incontra Woo-Jin, il suo aguzzino, che per tutti questi anni l'ha tenuto sotto controllo, manipolandolo come un gatto che gioca col topo, e, in un allucinante ed allucinato crescendo di violenza, dopo che gli sono stati concessi 5 giorni per scoprire non tanto il motivo per cui è stato sequestrato  ma quello per cui è stato liberato, alcuni tasselli iniziano ad incastrarsi nella mente dell'uomo, e Dae-Su scoprirà che l'oggetto della sua vendetta si sta a sua volta vendicando di lui, per qualcosa di terribile successo nel passato. E che lui - come in un incubo ad occhi aperti - ha appena iniziato a rivivere.
Terrificante.
Tragico.
Bellissimo. 
Ricorda: sia un granello di sabbia che una roccia, 
nell'acqua affondano allo stesso modo.

12 marzo 2013

La trilogia della vendetta _ Mr. Vendetta (Sympathy for Mr. Vengeance)

Non c'è spazio per ironia e sentimento.
Non esiste pietà, né redenzione. Per nessuno.
Ryu, giovane sordomuto dai capelli verdi, vive con la sorella maggiore gravemente malata, che ha bisogno di un trapianto di rene per sopravvivere. Ma l'organo non si trova e Ryu - disposto a donare un rene alla sorella - non è compatibile. Quando viene licenziato per le troppe assenze si rivolge a un'organizzazione di trafficanti di organi, che, oltre a espiantargli un rene, gli ruba i soldi della liquidazione. Ritroviamo Ryut tre settimane dopo, alle prese con la sua routine, mentre dall'ospedale - definendolo un fatto quasi miracoloso - lo informano che si è reso disponibile un organo per la sorella, ma è troppo tardi.
La ragazza di Ryu gli propone di rapire la figlia di un uomo ricco, giustificando la cosa - in una sorta di autoassoluzione - affermando che "rapire qualcuno a fin di bene non è un crimine".
La giovane vittima, Yoosun, è la figlia di Dongjin, un industriale che è stato lasciato dalla moglie, e l'unica cosa che gli resta è appunto la bambina. Che viene rapita, facendo recapitare al padre, come prova, una sua fotografia. L'uomo decide di non rivolgersi alla polizia, ma quando il cadavere della piccola verrà trovato nel fiume, dove è affogata cercando di richiamare l'attenzione di Ryu, che - in quanto sordo - non poteva sentirla, Dongjin decide che è arrivato il momento di iniziare la caccia, in un disperato bisogno di giustizia.
E vendetta.
Ma.
Non c'è pietà.
Non c'è perdono.
Per nessuno.
E non ci sono vincitori.


11 marzo 2013

The night of the hunter (La morte corre sul fiume)

E/O la Poison rispolvera i classici. Sabato sera ero già d'accordo con la bionda per andare al cinema (a vedere "just like a woman") più perché era in programmazione nella sala che noi frequentiamo al sabato che per reale interesse, ma, dopo una sontuosa cena a base di bresaola e un pacchetto di cracker, una fastidiosa sensazione di nausea, come se avessi inghiottito una cassapanca in rovere, ma senza masticarla bene,  si è impossessata della sottoscritta, e solo l'idea di mettersi in macchina non faceva che aumentare il malessere. Telefonata in extremis alla bionda, naturalmente comprensiva, e riappropriazione del divano, dopo aver scelto un film dallo scaffale.
E ho deciso di vedere un'altra opera unica. Nel senso che, come Dalton Trumbo, anche Charles Laughton ha diretto un unico film, con protagonista un Robert Mitchum - con le nocche delle mani tatuate con "love" e "hate" - in grande spolvero nella parte di Harry Powell, un sedicente predicatore, a suo modo carismatico, con una particolare predilezione  nei confronti delle vedove. Non propriamente un inno al femminismo, perché, eccezion fatta per Rachel Cooper (Lilian Gish, che io ricordo per la sua interpretazione in quello che credo sia il suo ultimo film, Le balene di agosto), le donne sono rappresentate generalmente come superficiali, volubili e mediamente stupide.
In ogni modo, condannato a 30 giorni di carcere, Powell si ritrova a dividere la cella con Ben Harper (no, non il cantante), condannato a morte per rapina e omicidio. Prima di essere arrestato Ben dice ai suoi figli, John e Pearl, dove ha nascosto il bottino della rapina, facendoli giurare di non rivelarlo a nessuno. Ma l'uomo, parlando nel sonno, citerà un passo della Bibbia, e questo sarà sufficiente ad Harry per convincerlo che i figli sanno dov'è nascosto il denaro. Uscito dal carcere - a differenza di Ben - si metterà in cerca di Willa, la vedova, e la sposerà. Mentre la piccola Pearl, alla ricerca di una figura paterna, si mostrerà subito ben disposta nei confronti dell'uomo, John è giustamente sospettoso.
Quando anche Willa scoprirà le reali intenzioni dell'uomo, Harry la uccide, raccontando a tutti che la donna se n'è andata. E i due ragazzini fuggono, in barca, sul fiume. Arriveranno alla fattoria di Rachel Cooper, che si prenderà amorevolmente cura di loro. Powell, come il più feroce dei predatori, riesce comunque a trovarli. Ma Rachel sa il fatto suo, e non si farà abbindolare dalle parole dell'uomo e dai suoi modi suadenti, riuscendo finalmente a farlo catturare. Durante il processo per l'omicidio di Willa si scoprirà quante sono le vittime di Powell, e l'uomo rischierà il linciaggio da parte di quelle stesse persone che, affascinate dalla sua parlantina, fino al giorno prima lo consideravano come una specie di nuovo messia.
Esattamente come le parole che Rachel, citando Matteo, pronuncia a inizio film, "guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi"
E Harry Powell è quel lupo.


10 marzo 2013

Johnny got his gun (e Johnny prese il fucile)

"Quando il paese chiama, si deve andare"
"Nessuno dovrebbe farlo"

Tutti invece dovrebbero vedere questo film.
Dalton Trumbo ha scritto l'omonimo romanzo (che io, tanto per cambiare, non ho letto) nel 1939, e nel 1971 ne diresse l'adattamento cinematografico. Fu il suo unico film da regista, mentre come sceneggiatore spesso sotto falso nome, in quanto sospettato di essere anti-americano nonché comunista (!) nell'America maccartista, ha firmato cose come Exodus, Spartacus, Papillon, giusto per citarne alcune. Suo è il soggetto di "vacanze romane", per il quale vinse l'Oscar.
Con questo film ci consegna uno dei più importanti manifesti pacifisti di tutti i tempi.
Joe Bonham, vittima di guerra, viene portato in ospedale. Sordo, cieco, privato dell'uso della parola, senza più né braccia né gambe, ma incredibilmente vivo, é, contrariamente a quello che pensano i dottori che lo credono soltanto un vegetale che respira, ancora in grado di pensare, e soprattutto di capire quello che succede attorno a lui, ma non può comunicarlo a nessuno.
Viene sistemato in un ripostiglio dell'ospedale, dove nessuno possa vederlo. Si affida pertanto all'unica cosa che gli rimane: i suoi pensieri, alternando momenti felici della sua vita, a sogni in cui non riesce a capire se è lui a dominarli o se sono i sogni stessi a condizionarlo. E sarà grazie a uno di questi sogni che troverà il modo di comunicare con l'esterno, tramite l'alfabeto Morse. La sua "gioia" ha vita breve, perché dopo aver comunicato allo staff medico il suo desiderio di essere mostrato al mondo affinché tutti possano vedere gli orrori generati dalla guerra, capisce che i dottori non lo accontenteranno mai, preferendo mantenere il segreto. Chiederà inutilmente di venire ucciso, ma anche questa volta le sue richieste non verranno esaudite.