30 aprile 2014

gli ho detto che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino...

...mi guarda con la faccia un po' stravolta e mi dice "sono di Berlino Torino..."

Sabato io e la bionda siamo andate a Bologna. 
Chi mi segue su Instagram se ne sarà accorto, immagino. E no, non ci siamo perse.  
Il pretesto (un pretesto serve sempre) era la mostra Il mito della Golden Age (Da Vermeer a Rembrandt capolavori dal Mauritshuis) a Palazzo Fava, con esposizione del celebre dipinto "la ragazza con l'orecchino di perla", che pare sia, con la Gioconda di Leonardo e L’urlo di Munch, una delle tre opere d’arte più note, amate e riprodotte al mondo.
Il quadro, assieme ad un'altra trentina di opere del museo di Den Hag, fra cui altri lavori dello stesso Vermeer, oltre a quattro Rembrandt, è in tournée da un po' di anni, approfittando della chiusura per restauro del Mauritshuis, e quella bolognese è l'ultima occasione (fino al 25 maggio, tutte le informazioni le trovate qui) per poterlo ammirare prima del suo ritorno definitivo in Olanda. 
Io, che notoriamente non capisco niente d'arte (non capisco niente in generale, ma questa è un'altra storia) posso dire che la visione del dipinto non mi ha emozionato particolarmente, cosa che invece - ad esempio - mi era successa ammirando la sacra famiglia di Raffaello. Però l'illuminazione delle tele era davvero ottima, efficace e non invasiva. 
Avendo prenotato la visita alle 15.30, una volta arrivate abbiamo lasciato l'auto in un parcheggio dietro la stazione (prenotato a suo tempo anche quello) e ci siamo mosse con tutta calma verso il centro della città, dove abbiamo raggiunto il luogo che ci avrebbe sfamate in maniera eccellente, ovvero la Trattoria del Rosso, in via Righi 30, dove, con un piatto di ottime crescentine (si chiama "crescentina" a Bologna, "gnocco fritto" nella provincia di Reggio Emilia, e credo anche in quella di Modena, mentre su come si chiami a Parma o Piacenza non mi pronuncio perché non lo so, ma il risultato, comunque la vogliate chiamare, non cambia: è buonissima. O buonissimo, appunto) ci siamo tolte la fame fino a sera.
Il locale non se la tira da posto "figo", i camerieri sono gentili e veloci e i prezzi onesti. I primi piatti che ho visto passare avevano un bellissimo aspetto, ma vi assicuro che se ordinate le crescentine con misto di affettati e squaquerone non riuscirete a mangiare altro. Ok, noi abbiamo preso anche il dolce perché siamo golose come due merde, ma per quello un posto si trova sempre. Infatti anche lui, dopo che si sarà posizionato sulle vostre chiappe deciderà di stabilirsi lì. Per sempre.
Per il caffè invece ci siamo spostate in via Oberdan, da Terzi. Locale che offre caffè di diverse provenienze, e per tutti i gusti. Noi abbiamo scelto una miscela del Guatemala, che ci è piaciuta.
Quindi, con tutta calma, ci siamo incamminate verso Palazzo Fava per visitare la mostra, e, una volta uscite da lì ci siamo date al cazzeggio libero e selvaggio, attività in cui sia io sia la bionda siamo decisamente portate, camminando senza meta per le vie e viette del centro storico di Bologna, che, a mio parere, è una città bellissima.
Siamo state pure fortunate perché le previsioni meteo in nostro possesso davano tutte, chi prima, chi dopo, chi più, chi meno, la possibilità di pioggia. Ma per una volta c'ha detto culo, e abbiamo trovato una splendida e calda giornata di sole.
Ero stata a Bologna l'ultima volta nell'autunno del 2011, ma in quell'occasione ero in compagnia di parecchia altra gente e quindi avevamo camminato poco. Invece questa volta non ci siamo risparmiate, e da piazza Maggiore (dopo essere entrate in San Petronio) ci siamo mosse su via Orefici (la walk of fame cittadina), via delle Drapperie, via Farini, piazza Santo Stefano, San Vitale, fino a quando, praticamente senza accorgercene, abbiamo guardato l'ora ed erano già le 19.30... e abbiamo deciso che potevamo quasi tornare alla nostra auto e tornare a casa...


29 aprile 2014

Blood ties

Guillaume Canet dirige questo film, remake di un film francese del 2008, Les liens du sang, in cui era uno degli attori protagonisti. 
Tratto dal romanzo di Bruno e Michel Papet, Canet l'ha sceneggiato assieme a quell'allegrone di James Gray. 
Co-produzione francese-americana, può vantare un cast di tutto rispetto: Clive Owen, Billy Crudup, Marion Cotillard, Mila Kunis, Zoe Saldana, Matthias Schoenaerts, James Caan, Noah Emmerich e Lili Taylor. 
Ambientato a metà anni 70 a New York la storia è quella di due fratelli camuffata da gangster movie. Il rapporto conflittuale tra il poliziotto Frank (Billy Crudup, bravo) e il fratello criminale Chris (Clive Owen, che forse gigioneggia un po' troppo), dal momento in cui quest'ultimo esce di galera, dopo aver scontato una condanna di una decina d'anni per omicidio.
Nonostante il film parta col botto, con irruzione della polizia - Frank compreso - in casa di Scarfo (Matthias Schoenaerts) con tanto di sparatoria e morti ammazzati, poi si placa, raccontandoci un'epopea familiare. Scopriamo così che Scarfo sta con Vanessa, da cui ha avuto una figlia. Ma Vanessa altri non è che la donna che Frank ha lasciato anni prima, pur continuando ad essere attratto da lei. E, mentre aiuterà controvoglia Chris a rifarsi una vita, ospitandolo a casa sua nonostante questa cosa non sia ben vista al distretto, nel tempo libero continua a seguire la donna.
Chris nel frattempo è andato a trovare il padre malato in ospedale, quindi i suoi due figli - che non lo riconoscono - avuti da Monica, che fa l'entraineuse in un locale di un vecchio amico di Chris.
Intenzionato a cambiare vita, trova lavoro, sempre grazie a Frank, in un'officina, dove conosce Natalie di cui si innamora. Ma cambiare vita, per uno che è entrato in riformatorio per la prima volta a 12 anni, si rivela più complicato del previsto, e ben presto l'uomo rientrerà nei vecchi giri.
Frank capisce tutto, e affronta il fratello, che abbandona casa sua, sposa Natalie, organizza un grosso colpo e col bottino mette su un giro di prostituzione che farà gestire a Monica, mentre Frank, che è tornato con Vanessa che ha lasciato Scarfo, abbandona la polizia. 
E tu, che inizi a sentire tutti quei 144 minuti, complice lo zampino di Gray, ti aspetti sempre che la tragedia, che sembra sempre imminente, stia per compiersi. 


28 aprile 2014

Rigore è quando arbitro fischia.



Vujadin Boškov
16.05.1931 - 27.04.2014

Nymphomaniac (vol. II)

Come ti gira dopo un colpo di pistola 
Ti vedo un po' a corto di numeri ...


Dopo aver visto la prima parte dell'ultimo inutilmente controverso e inutilmente discusso film di Lars Von Trier, di cui ho inutilmente parlato qui, ovvio che aspettassi l'uscita in sala della seconda parte per sapere come andava a finire l'ultimo delirio solipsistico del nostro amato regista danese. 
Può essere che ci scappi lo spoiler, io ve lo dico. 
Eravamo rimasti con la povera Joe che, sempre amorevolmente accudita dal buon samaritano Seligman a cui aveva inutilmente deciso di raccontare la sua storia, non riusciva più a provare un orgasmo che fosse uno, ma del resto, se hai a che fare con uno che ha la faccia di Scialabof, come darle torto?
Nel frattempo era comunque riuscita a rimanere incinta, e a dare alla luce - rigorosamente con parto cesareo, metti che col parto naturale potesse perdere sensibilità (!?!) - e a disinteressarsi completamente del bambino, incompatibile con la sua personale ed ossessiva ricerca dell'orgasmo perduto. 
Dopo aver scomodato un interprete (???) per far sapere ad un ne(g)ro che vedeva dalla finestra del suo appartamento che avrebbe voluto accoppiarsi con lui (e questa mi è sembrata una stronzata grossa come una casa, che trovare un extracomunitario - in Inghilterra - che non sappia una mezza parola di inglese e si esprima solo nella sua lingua, l'ho trovato a dir poco ridicolo. Ma, anche nel caso fosse possibile, un semplice gesto con la mano sarebbe bastato a far capire all'uomo le intenzioni della donna, senza il bisogno di scomodare un interprete). Comunque.
L'interprete parla con l'uomo, che si presenta da Joe in compagnia del fratello. E qua, parlando una specie di alfabeto farfallino del cazzo, i due inizieranno a discutere sul dove sul come sul quando, mentre Joe se ne va sconsolata. 
E il racconto, fra una disquisizione fra iconografia russa e differenze tra la chiesa d'oriente e quella di occidente, intervallato dalle solite dissertazioni di Seligman, ma molto più deboli rispetto all'inizio, continua. 
Decide di entrare in un gruppo di alcolisti anonimi ninfomani anonime, le suggeriscono di occultare qualsiasi immagine le ricordi un oggetto sessuale, e la donna passa ore ad imballare la qualunque, compresi rubinetti, abat jour, maniglie, spigoli dei comodini (spigoli dei comodini? vabbè, lasciamo perdere) e, dopo aver resistito per tre settimane, capisce che non ce la potrà mai fare, e si presenta da K. per provare a ritrovare il piacere attraverso il dolore. Però K, dai, niente safeword? ma che cattivone che sei... 
Il racconto prosegue, Joe parla, Seligman ascolta, noi scopriamo assieme a Joe che l'uomo non ha mai avuto un'esperienza sessuale, ed è forse questo il motivo per cui il racconto della donna sembra non turbarlo minimamente. 
Nel frattempo Joe, grazie ad L. entra nel giro del recupero crediti, compito che assolve in maniera impeccabile grazie alla sua sconfinata conoscenza dell'universo maschile (e vabbè), sconfinata conoscenza che la porta a provare compassione per un pedofilo, e qua ci sarebbe da discutere per settimane, ma preferisco lasciar perdere perché tutta la spiegazione "logica" di Joe mi è sembrata un po' tirata per i capelli. A questo punto facciamo un monumento al pedofilo che non esercita solo perché riesce a tenere a bada i suoi istinti, e vissero tutti felici e contenti e vaffanculo. Bah.
L. consiglia a Joe di trovarsi un'erede, visto che sta invecchiando, suggerendole di interessarsi a P. Cosa che avviene, bla bla bla, P. affianca Joe nel suo lavoro, finché una sera, recandosi da un creditore, siccome il mondo è piccolo, Joe scopre che si tratta di Jerome. 
Non riesce ad affrontare l'idea di rivedere l'uomo e manda P. da sola a compiere il lavoro.
E P. lo compie, pure troppo. Diventando l'amante dell'uomo (che non è più Scialabof, ma un altro attore, se possibile ancora più insignificante ed anonimo. E io mi chiedo: perché?), fino a quando Joe lo scopre e decide di uccidere l'uomo, che incontrerà nel vicolo in cui tutto è iniziato. E in cui tutto sembra finire, come un cerchio che si chiude. 
Ma non ancora. Non pago, LVT insiste, aggiungendo un finale alquanto improbabile.
Se la prima parte era riuscita ad essere in qualche modo interessante, con momenti a volte commoventi e a volte ironici, questa seconda parte mi è sembrata molto più piatta e noiosa, quasi banale.
Vai Lars, vai, vai. Ciao. 




26 aprile 2014

Ricordi di viaggio: Portogallo

L'altro giorno leggevo, sul blog di Elena (che - se come me amate i viaggi - vi consiglio di leggere) un suo racconto su Porto. O Oporto, se preferite.
I suoi ricordi probabilmente sono più recenti dei miei, ma mi ha colpito il fatto che pure lei, sorpresa dal vento, abbia dovuto acquistare un maglioncino al volo. Cosa che dovetti fare pure io, entrando in un negozietto che era più una merceria che un negozio di abbigliamento, e meno male che c'era quello, da dove uscì con un orribile maglioncino che, oltre ad essere di un improbabile color ciclamino, sembrava già infeltrito. 
Quando io e la bionda andammo in Portogallo, all'inizio degli anni 90, non esistevano i blog. Forse non esisteva nemmeno internet. In compenso il Portogallo esisteva già. E anche Paulo Sousa, anche se lui in quegli anni non era ancora approdato a Torino. Vi ho mai raccontato di quella volta che me lo sono trovato di fronte all'apertura delle porte dell'ascensore del Sitea? Credo di aver assunto la stessa espressione estasiata di Bernadette Soubirous, ma questa è un'altra storia.


Viaggio itinerante, e, se non ricordo male, fu il nostro primo viaggio in coppia. Formula fly & drive, con arrivo all'aeroporto di Faro e una splendida Fiat Uno granata a portarci in giro per il paese. 
Ricordo le autostrade con le rampe di emergenza, che qua non ci sono, e mi avevano colpito. 
Di Porto ricordo poco, solo che mi era sembrata una città bellissima, e mi piacerebbe tornarci per trovare conferme ai miei ricordi un po' sbiaditi. Il mattino che andammo in visita alle cantine uscimmo mediamente ubriache, che all'epoca eravamo giovani e ci ubriacavamo ancora con una certa facilità. Durante le nostre passeggiate alla scoperta della città avevamo adocchiato un ristorantino carinissimo sulla riva del Douro, e decidemmo di tornarci a cena. Mangiammo bene, come in tutto paese, peccato che, compreso nel prezzo, ci toccò sorbirci uno spettacolo di fado, musica popolare portoghese. Tristissima. Siamo uscite dal locale e volevamo morire. Anche perché, grazie allo spettacolo, i prezzi, normalmente abbordabilissimi, erano raddoppiati. Ricordiamo ancora quella cena con l'affettuoso nome di "inculata". 
Ci era piaciuta tantissimo anche Coimbra, città universitaria molto vivace.
Per non parlare di Evora e la sua "Capela dos Ossos", con l'iscrizione all'ingresso Nós ossos que aqui estamos pelos vossos esperamos. 
Arrivate a Lisbona trovammo un albergo vicino alla piazza del Rossio, parcheggiando la macchina nella piazza stessa. Una sera rincasando notammo un foglietto sul parabrezza. E pensammo ad una multa, ovviamente fregandocene totalmente. Il mattino successivo dovevamo ripartire, non ricordo quale fosse la tappa successiva, ma, uscendo dall'hotel con le valigie, dove fino alla sera prima era parcheggiata la nostra auto, c'era uno spazio vuoto. 
Ci guardiamo in giro un po' smarrite, finché non compare all'orizzonte quello che sembrava un vigile urbano. Noi non parliamo portoghese, lui non parla inglese. 
Ne uscì un dialogo surreale. 
Noi che cerchiamo di fargli capire che avevamo parcheggiato lì e che la nostra macchina non c'era più.
Lui ci spiega che non si può parcheggiare lì e noi a provare a spiegargli a nostra volta che, purtroppo, avevamo già parcheggiato lì, ma che la macchina non c'era più. Il teatrino è andato avanti per un po' fino a che, per qualche strana congiunzione astrale, abbiamo capito che quel fogliettino sul parabrezza non era una multa, ma una specie di invito, sul genere "o la spostate voi, o ve la spostiamo noi". In buona sostanza, probabilmente durante il week end si poteva parcheggiare nella piazza, ma nei giorni feriali era proibito. Quindi la nostra macchina era stata rimossa e portata in un deposito periferico. Recuperato faticosamente l'indirizzo, le due mentecatte presero un taxi e si fecero portare alla depositeria a recuperare l'auto. Per fortuna ce la cavammo con una cifra abbastanza ridicola, all'epoca. E, una volta rientrate in possesso della potente Uno granata, riprendemmo il viaggio. 
Un'altra cosa che mi aveva colpito, oltre alle vie di fuga in autostrada, era il fatto che ogni distributore di benzina fosse dotato di una pompa dell'acqua. 
Dopo il nostro arrivo ad Albufeira, quando al mattino successivo ritrovammo l'auto ricoperta di escrementi di uccello (roba da dover riconoscere l'auto leggendo la targa) ho immediatamente capito perchè.
Dopo aver visitato il paese da Nord a Sud, arrivammo in Algarve, per qualche giorno di mare, facendo tappa a Lagos.
Giornate in spiaggia a ustionarci le chiappe (sempre per colpa del famoso vento), ma non per modo di dire: ricordo che una sera sia io sia la bionda uscimmo senza mutande per l'insopportabile fastidio da sfregamento che, se mai vi siete ustionate le chiappe in vita vostra, sapete di cosa sto parlando...
Ma ad anestetizzare il nostro "dolore" c'era un grazioso localino (ancora mi ricordo quanto erano buoni i cocktail in quel locale, fate voi!) che, all'happy hour, ti dava due litri di sangria al prezzo di uno.
Generalmente poi si andava a cena barcollando.
Prima o poi ci voglio tornare.




25 aprile 2014

Il Jazz della Liberazione


IL JAZZ DELLA LIBERAZIONE
Venerdì 25 aprile a partire dalle ore 15,30

Al Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà


La concomitanza dell’inizio del Torino Jazz Festival con il giorno della Festa della Liberazione è frutto di una precisa scelta. Da musica clandestina sotto il regime fascista, il jazz è divenuto dopo il 25 aprile sinonimo di libertà.
A partire dal tema della Liberazione è stato organizzato un percorso storico e musicale che calerà il pubblico nell’atmosfera degli anni ’40 e della musica swing, accompagnandolo verso gli appuntamenti di Piazza Castello di Trovesi & Filarmonica Mousiké nel pomeriggio e di quello serale di Daniele Sepe con i quali si aprirà ufficialmente il Festival.
A partire dalle ore 15,30 presso il porticato del Museo si svolgeranno letture storiche intervallate dallo swing della big band Theory. Il pomeriggio sarà poi arricchito dalla possibilità di visitare il Museo e gli Istituti Ancr, Istoreto e Centro studi Primo Levi, con approfondimenti tematici. Il programma organizzato per celebrare la Liberazione, proseguirà poi con la visione del film Serenata a Vallechiara presso il Cinema Massimo e con la proiezione presso la sala post –it del Museo diffuso della Resistenza di un breve video che racconterà per immagini la Resistenza e la Liberazione di Torino sulle note di In the Mood di Glenn Miller. Lo stesso video verrà infine proiettato sugli schermi di Piazza Castello poco prima dell’inizio ufficiale del Jazz Festival.

www.torinojazzfestival.it

24 aprile 2014

Holy Ghost People

A un certo punto mi sono detta "cazzo, ma questo è il secondo episodio di True Detective, ci sono gli invasati che pregano con le braccia al cielo ascoltando in estasi il sedicente predicatore!". 
E invece.
No.
Non siamo in Louisiana ma in Tennessee. 
Al posto di Rust abbiamo Wayne. Che è un ex marine coi baffi, e qualche problema con l'alcool. 
Il film inizia con lui che si sveglia con la faccia insanguinata, si alza, e trova una sconosciuta nella doccia. 
"E tu chi cazzo sei?" 
E lei gli spiega chi cazzo è. E - assieme alla mia recensione cazzara - parte il flash back con lui fuori da un locale (il cui nome è saints and sinner, ma sul serio?) che viene corcato di mazzate non si capisce per quale motivo da tre energumeni. Lei, che fa la barista nel locale di santi e peccatori di cui sopra, più peccatori che santi, così ad occhio e croce, interviene in sua difesa. Lei avrà una taglia trentotto e due dei tre hanno il fisico da rugbysti di seconda linea, ma che ci frega? Lui allora ha un rigurgito di orgoglio maschiAle e inizia a menar cazzotti come Tyson quand'è di buonumore. Ma siamo sempre tre contro uno, e alla fine i tre si stancano di prenderlo a calci e se ne vanno. 
E a te viene anche il dubbio che il film possa prendere una piega interessante.
E invece.
No. 
La ragazza (Charlotte) ci racconta, con voce fuori campo, la triste storia sua e di sua sorella Liz da quando è morta la madre. E torna da Wayne chiedendogli di prestarle la macchina. 
Wayne, che sarà alcolizzato ma non scemo, le risponde che se lo può scordare.
Allora lei gli chiede di accompagnarla in un posto. Perché la mamma sta poco bene e lei deve assolutamente riportare a casa sua sorella.
E lui accetta.
Mi correggo. Forse, a ben pensarci, lui è anche scemo.
Charlotte, sempre con la voce fuori campo, ci spiega - casomai non l'avessimo capito prima - che la mamma è morta e che a volte raccontare una balla può servire. Grazie per averci illuminato Charlotte, davvero.
Il problema - vero questa volta - è che Liz, che nel frattempo è diventata una tossica che Christiane F. al confronto sembra un'orsolina, è entrata a far parte della Chiesa del Comune Accordo, e ha scritto una lettera a Charlotte affinché vada a salvarla.
Charlotte, devastata dai sensi di colpa, a colpi di unghiate si procura stimmate sui palmi delle mani e i due si mettono in viaggio attraverso una strada panoramica, finché giungono in prossimità dell'accogliente Chiesa del Comune Accordo (Mezzo Gaudio).
strada panoramica



Tripadvisor's hospitality award 2013
Scendono dall'auto e sembra di nuovo di essere tornati sul set di True Detective, quando Rust e Marty arrivano nel bordello di montagna. 
E invece.
No.
I due arrivano nella comunità pentecostale (che fosse pentecostale l'ho letto in giro) fingendosi padre e figlia alla ricerca della fede. 
Qualcuno adesso vada a prendere i popcorn, la scatola dei cliché, i sacchetti dei luoghi comuni e li porti tutti qui, subito!
Fatto? 
Bene, riprendiamo. 
Trovano Fratello Billy (uno che ha un po' la faccia da disturbato di Giovanni Ribisi. ma non è lui) che, fra un sermone, una ballata rock e un'esibizione di serpenti viene acclamato dalla folla di fedeli, compresa misteriosa ragazza sfregiata, scemo del villaggio che ride sempre, uomo di colore malato di cancro e reduce del Vietnam (nient'altro?), oltre al presunto braccio destro di fratello Billy, uno con la faccia a metà strada tra il minchione e il serial killer sociopatico.

Billy e il serpente tentatore


Assistiamo random ad un battesimo nel lago con tanto di immersione, a Charlotte che si guarda in giro ma ovviamente non c'è traccia di sua sorella, a Wayne che si guarda in giro ma ovviamente non c'è traccia di una bottiglia, i due vengono ospitati in una baracca e Charlotte si trasforma da ragazzina in anfibi short e canotta in un clone di Laura Ingalls, che tu ti chiedi da dove cazzo ha tirato fuori quel vestito giallino da holly hobbie. La prima notte ha gli incubi lei, la seconda notte ha gli incubi Wayne. Se ci fosse stata una terza notte avrei avuto gli incubi io, probabilmente.
Ma, per non farci mancare nulla, fra un altro giro tra i serpenti, un'altra ballata e un altro sermone, ecco che arriva la fustigazione sul palco del serial killer sociopatico perché, nonostante sia sposato ad una donna meravigliosa ha spesso e volentieri pensieri impuri nei confronti di altre donne, e questo non va bene. 
No no no. E no.
Sì. Sono la donna meravigliosa. E allora?

Ovviamente la coppia, il cui comportamento rende sospettosi i membri della comunità, si ritroverà ad interrogarsi e ad affrontare vecchie paure e nuovi dubbi, fino al momento in cui, quello che è successo alla sorella di Charlotte diventa fin troppo chiaro.
Una tematica interessante quanto inquietante, oltre che sempre attuale.
Peccato che, nonostante il film ogni tanto abbia del momenti (miracolosamente) interessanti, la sceneggiatura debole e farcita di stereotipi  fa sì che il film si trascini in una via crucis di vorrei ma non posso, con i personaggi, alcuni dei quali avrebbero meritato senz'altro un maggior approfondimento, messi lì quasi per caso. 
Il regista (Mitchell Altieri) si è ispirato all'omonimo documentario girato nel 1967 da Peter Adair, e infatti nel film vengono utilizzati anche brevi spezzoni del documentario stesso. Ma non è sufficiente. Ed è un vero peccato, perché, sceneggiato in un altro modo, avrebbe senz'altro potuto essere molto più interessante.
E invece.
No.

E' finito? 

23 aprile 2014

Fading gigolo (Gigolò per caso)


Donde hay amor hay dolor




In questa scena dalla bocca della poison è scappato un "ooooh".
Le succede sempre, quando incappa in un paio di Louboutin. Soprattutto perché difficilmente potrà mai permettersene l'acquisto. Però anche solo vederle le procura piacere. Tanto.
Perché qua siamo oltre il concetto di "scarpa". Qua siamo dalle parti dell'opera d'arte. 
Ma veniamo al film.
Che ho visto soltanto grazie alla programmazione del Cinema Centrale, che l'ha proposto in lingua originale. 
Perché vedendo il trailer, nonostante il film sembrasse grazioso, il fastidioso doppiaggio di Woody Allen versione Gullotta ma, soprattutto, quell'inverecondo accento spagnoleggiante che tocca sempre alla povera Sofia Vergara, roba da farla sembrare la sorella scema di Antonio Banderas versione mugnaio, lo rendeva inascoltabile. E, di conseguenza, inguardabile. E quello "strap-on" trasformato in "el pissstolone" chiede giustizia. 
Fading gigolo è una dichiarazione d'amore nei confronti delle donne. 
Quelle donne che, come dice Selima, devono essere guardate. Altrimenti si spengono. 
Siamo in una (splendida) New York avvolta dai colori autunnali, e Murray sta chiudendo la sua libreria. Gli affari vanno male, perché solo gli uomini rari comprano libri rari. 
E, mentre parla della crisi e di tante altre cose con il suo amico Fioravante, infila nel discorso, in maniera apparentemente casuale, la conversazione avuta con la sua dermatologa, la quale gli ha rivelato il suo desiderio di sperimentare un menage a trois con la sua amica Selima e un altro uomo. Murray cerca quindi di convincere Fioravante ad essere quell'uomo.
Siccome anche Fioravante, che fa il fioraio part-time, economicamente non se la passa certo bene, dopo aver provato ad opporre una debole resistenza, accetta la proposta dell'amico e inizia la sua carriera alle prese con la professione più antica del mondo.
Riscuotendo in breve, grazie al passaparola, un ottimo successo di pubblico.
Fino al momento in cui non si troverà di fronte Avigal, la giovane vedova di un rabbino della comunità chassidica, che, naturalmente, insorgerà indignata gridando alla scandalo.
Commedia romantica, ironica, malinconica e sarcastica.
Da vedere obbligatoriamente in lingua originale. Per caso l'ho già detto?
Ecco.
Lo ripeto.



22 aprile 2014

Una rosa di libri



UNA ROSA DI LIBRI
23 aprile 2014 dalle 10 alle 20 
Piazza Palazzo di Città - Torino
Portici di carta per Sant Jordi

Un’iniziativa promossa dai librai di Portici di Carta, dalla Città di Torino e dalla Generalitat de Catalunya.

Una piazza piena di bancarelle, capita spesso a Torino. 
Ma mercoledì 23 aprile, in Piazza Palazzo di Città, succederà qualcosa di più: 53 librerie indipendenti festeggiano la Giornata Mondiale del Libro.
Torino è la città con la maggiore densità di librerie in Italia: un patrimonio da promuovere e far conoscere. A partire dall'esperienza condivisa di Portici di Carta, i librai indipendenti torinesi hanno collaborato nella creazione di un’iniziativa comune che rispecchi la ricchezza dell'offerta culturale di più di cinquanta case editrici, piccole, medie e grandi.
Ogni libreria ha scelto un titolo e una casa editrice, che presenterà ai lettori che parteciperanno all’iniziativa. La Giornata Mondiale del Libro, a Torino, sarà la festa delle librerie indipendenti e della bibliodiversità, con musica, letture, e incontri per tutto il giorno all'interno dell'Urban Center Metropolitano, partner del progetto. Inoltre Portici di Carta diventa per l'occasione Una rosa di libri, perché la Generalitat de Catalunya, coinvolta nell'iniziativa, ha donato 1500 rose che verranno regalate a tutti coloro che acquisteranno un libro, altre 1500 rose saranno donate nelle biblioteche civiche.
Il 23 Aprile è la Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore, evento patrocinato dall’UNESCO che ha origine in una radicata tradizione catalana. La Festa di Sant Jordi, patrono della Catalogna, è una ricorrenza importante e sentita: fiumi di persone passeggiano per le strade tra bancarelle di libri e rose, i veri protagonisti della manifestazione.. La tradizione consiste nel regalare un libro o una rosa (o entrambi) a un familiare o a una persona amata. 
Quest’anno, anche grazie ai librai di Portici di Carta, al Comune di Torino, alla Generalitat de Catalunya, e in collaborazione con le Biblioteche civiche torinesi e le circoscrizioni cittadine, 53 librerie fanno festa in piazza e invitano la città a lasciarsi coinvolgere da una tradizione popolare che vede nei libri e nella cultura i doni più belli. 
La giornata inizierà alle 10,30 con la partenza della tappa ToMi del Giro d'Italia in 80 librerie. Atleti, Marco Zapparoli e Simone Sacco, portabandiera dell’associazione Letteratura Rinnovabile che, dopo una lauta "colazione dei campioni" insieme ai librai, racconteranno l’avventura del Giro d’Italia in 80 Librerie (per non parlar di scuole e biblioteche): una ciclostaffetta che metterà sul sellino e sulla via Francigena il mondo dell’editoria italiana di qualità. L’arrivo è previsto in serata alla Libreria Trovalibri di Milano, che regalerà rose alle lettrici e premierà il vincitore di una speciale lotteria con una bella bicicletta. 

1 Libreria Il Ponte sulla Dora Christopher Clark I sonnambuli Laterza
2 Libreria Borgopo' Julia Deck Viviane Elisabeth Fauville Adelphi
3 Trebisonda Adriana Lisboa Blu corvino La Nuova Frontiera
4 Gang del Pensiero Marco Ballestracci Il dio della Bicicletta Instar libri
5 Libreria Gulliver Clara Uson La figlia Sellerio
6 Angolo Manzoni Giorgio Caponetti Venivano da lontano Marcos y Marcos
7 Libreria Therese Daniel Sada Quasi mai Del Vecchio
8 Libreria Capo Horn Sepulveda Un'idea di felicità Guanda
9 Libreria Pecore Elettriche Commessatti Femmine un giorno Bebert edizioni - Brunetti Taccuino di viaggio Ediciclo
10 Casa delle note Ossola Romanzo del toro Priuli e Verlucca – Pastonesi Pantani era un dio 66thand2nd
11 Odissea Libri e arte Fenoglio Una questione privata Einaudi
12 Linea 451 Gipi Una storia Coconino press
13 Libreria Diorama Marjane Satrapi I mostri hanno paura della luna Rizzoli
14 Il gatto immaginario Piumini La casa del tempo La margherita
15 Luna'storta Catalano La donna che si baciava con i lupi Miraggi
16 Libreria Fontana La fortuna dei Wise Bollati Boringhieri
17 La casa dei libri - Avigliana Catozzella Non dirmi che hai paura Feltrinelli
18 Libreria Byblos StAubyn I Melrose Neri Pozza
19 Librida Bottega Schmitt La giostra del piacere E/O
20 Libreria Golem Nardone Psicotrappole Ponte alle Grazie
21 Libreria Millevolti Nelle nebbie del gambero d'oro Ed. Angolo Manzoni
22 Libreria Setsu-bun Le 5 ferite e come guarirle edizioni Amrita
23 Libreria NB Gli uomini di pensiero tornano alla bicicletta di Alberto Savinio Henry Beyle
24 Libreria Dante Alighieri Anacleto Verrecchia, La stufa dell'anticristo, edizione Fogola
25 Libreria della Montagna Paolo Cognetti, Il ragazzo selvatico. Quaderno di montagna. Terre di mezzo
26 Libreria dei ragazzi Il mio nome è strano di Alberto Arato e Anna Parola, Lapis Editore
27 Libreria Psiche La tigre e l'ombra della luna di Chicca Morone, Psiche
28 Casa dei libri - Rivalta Istruzioni per l'uso del futuro di Tomaso Montanari Minimum Fax
29 Libreria Braccini Mathieu Reynès e Valérie Vernay La memoria dell'acqua Tunuè
30 Libreria Mercurio Reinventare i libri Logos
31 Galleria del libro Luca Giachi Oltre le parole Hacca edizioni
32 Città del sole Smith Come diventare un esploratore del mondo Corraini
33 Il Banco Sanchez Le cose che sai di me Garzanti
34 Comunardi Luca Rastello I buoni Chiarelettere
35 Libreria Borgo Sanpaolo Vita perfetta di W. Sidis Iperborea
36 Giramondo Torino e il Piemonte EDT
37 La casa della Bibbia La Sacra Bibbia versione Nuova Riveduta, Ed. Società Biblica di Ginevra
38 Libreria Celid Rovelli la realtà non è come appare Cortina ed
39 Belgravia Gudrún Eva Mínervudóttir Tutto si risveglia con un bacio Scritturapura
40 Tempo Ritrovato Lombardi Hot jazz Daniela Piazza
41 Libreria Il Punto Come nuvole nel vento Il punto
42 Libreria Farfalla di Snipe La cosa più importante Fatatrac
43 Libreria Bartlebook La Biblioteca di Gould L'orma Editore
44 Pianeta Fantasia Paris mon Amour Taschen Editore
45 Libreria Paravia Maia Centro Graphot
46 Il Libraccio (Via S. Teresa) Ragazze di campagna Elliot
47 Verde Libri Smettila di reprimere tuo figlio Uno editore
48 Libreria Fenice Governo globale Macro edizioni
49 Il gatto che pesca Culicchia Tutti giù per terra Remixed A.Mondadori
50 Il mondo delle meraviglie Vivarelli Il mistero del dente perduto Notes
51 Belgravia Bolano 2666 Anagrama in spagnolo
52 Libreria Cossavella Adriano Olivetti. La biografia Ed. di comunità
53 Il Libraccio (Via Ormea) Nothomb La nostalgia felice Voland

Programma
(dove non diversamente specificato, gli incontri avverranno nell'Urban Center di Piazza Palazzo di Città)
Ore 10,30 Partenza della gara ciclistica TO-MI con Marco Zapparoli e Simone Sacco.
Ore 11,00 Torino e il Piemonte (edizioni EDT Marco Polo) con l'autrice Annette Rübesamen, a cura della Libreria Giramondo.
Ore 12,00Femmine un giorno (Bébert edizioni) con l'autrice Elena Commesatti, a cura della Libreria Pecore Elettriche.
Ore 13,00 La storia di ciò che mangiamo (edizioni Daniela Piazza) con l'autore Renzo Pellati, a cura della Libreria Il tempo ritrovato.
Ore 14,00 Marco Peroni, autore di Adriano Olivetti. Un secolo troppo presto (edizioni Becco Giallo) racconta Adriano Olivetti, a cura della Libreria Cossavella. 
Ore 15,00 Tagliate gli alberi alti. Per non dimenticare il Ruanda. Incontro sul ventennale del genocidio con il professor Marco Cena, a cura della Libreria Trebisonda.
Ore 16,00 I buoni (edizioni Chiarelettere) con l'autore Luca Rastello, a cura della Libreria Comunardi.
Ore 17,00 Sala delle Colonne. Presentazione dell’iniziativa alla presenza del Sindaco Piero Fassino.
Nell’occasione interverranno Marisa Michieli che parlerà del marito poeta Andrea Zanzotto e Angel Miguelsanz, autore di Radici piemontesi dell’industria alberghiera di Barcellona, 1571 - 1936. 
Ore 18,00 Maria Nicola, traduttrice, racconterà l'autrice catalana Mercè Rodoreda. Incontro in collaborazione con la Regione Autonoma di Catalogna.
Ore 18,30 La tigre e l'ombra della luna (edizioni Psiche) con l'autrice Chicca Morone, a cura della Libreria Psiche.
Ore 19,15 Concerto a quattro mani per pianoforte di Roberto Cognazzo e Maria Grazia Pavignano.

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Letteratura rinnovabile, Ali, Sil, Ascom, Urban Center, Biblioteche civiche torinesi, Fondazione Teatro Nuovo, Liceo Teatro Nuovo, Radio Flash e Scuola Holden.

21 aprile 2014

Barefoot

Con Ewan Rachel Wood ho lo stesso problema che ho con Naomi Watts. Nel senso che non le riconosco mai, se non quando i loro nomi compaiono nei titoli di coda alla fine del film. E così è stato anche in questo caso. Ho pure scoperto che è sposata con Jamie Bell, che, come già dicevo qualche giorno fa, ormai "incontro" un po' ovunque. 
Invece Scott Speedman, protagonista maschile di questo film, non lo conoscevo proprio. Né, aggiungerei purtroppo, non l'ho mai incontrato, visto che è decisamente un bel vedere. 







A conti fatti il film non è niente più di una favoletta bimbominkiosa, ma ho senz'altro visto di peggio. Qualcuno ha detto Allacciate le cinture? 
Diciamo che mi sono fatta fregare dalla scena iniziale in cui Scott Speedman si infila la t.shirt, che ci posso fare se sono romantica? 
Abbiamo Jay (il bellimbusto lì sopra) che è in libertà vigilata per qualche piccolo incidente con la giustizia, ha un sacco di debiti di gioco e, visto che ancora mancava al curriculum, viene arrestato per aggressione. Ma invece del carcere, viene affidato ai servizi sociali (vi ricorda qualcuno?) e finisce a fare l'inserviente in un ospedale psichiatrico, dove allieta i pazienti raccontando barzellette distribuendo alcol e riviste pornografiche. 
Un giorno nell'ospedale viene ricoverata Daisy, rimasta sola alla morte della madre, che l'aveva protetta segregandola in casa per tutta la vita.
La ragazza è scalza, altrimenti il titolo come lo giustifichi? Tremo all'idea del suo arrivo in Italia, anche se non credo, e già mi immagino un abominevole "a piedi nudi nel manicomio" o cose del genere. 
Daisy è spaesata, confusa e disorientata, e una sera Jay la salva dall'aggressione di un paziente che si finge dottore, e lei, per ringraziarlo, siccome è spaesata, confusa e disorientata, raccatta i suoi due stracci e lo segue. 
Logica vorrebbe che Jay, quando se ne accorge, la prendesse e riportasse in ospedale. Ma, che te lo dico a fare, la cosa non avviene. 
Anzi, siccome deve tornare a New Orleans per il matrimonio del fratello (e la libertà vigilata?), e che, a causa di vecchi problemi col ricchissimo padre (Treat Williams) è considerato la pecora nera della famiglia, decide di portarla al matrimonio, spacciandola per la sua fidanzata.
Daisy, a cui Jay ha recuperato un guardaroba de classe facendosi prestare abiti dalle ballerine di lap dance del locale in cui passa le serate, è ovviamente frastornata, e si rende protagonista di figure più o meno imbarazzanti durante il viaggio aereo nonché una volta arrivata a casa di Jay (carina la scena in cui a tavola viene servito il foie gras), ma lui sembra non prendere in considerazione che lei, di qualunque cosa soffra, è comunque una paziente psichiatrica, e, dopo il volo, vuole insegnarle a guidare, mandarla a fare la spesa e altre cose banalissime che per Daisy, a cui il mondo esterno è totalmente estraneo, rappresentano comunque una novità. 
Nonostante questo, Daisy, con la sua disarmante ingenuità, e i suoi occhioni sbarrati sul mondo, specialmente, va a capire perchè, sui lampadari di cristallo, viene apprezzata dai genitori di Jay, soprattutto dalla madre, che, per la cerimonia, la vestirà come una principessa, sandalo tacco 14 compreso, che barefoot Daisy indossa senza fare una piega e, that's incredible, riesce pure a camminarci come se niente fosse. Facciamo finta che sia vero, come tutto il resto del film, e andiamo avanti.
Si fa per dire. Perché poi succedono cose, scoppia l'ammore, succedono altre cose, tutto è bene quel che finisce bene, altrimenti che razza di favoletta bimbominkiosa sarebbe, l'amore trionfa, vissero tutti felici e contenti e... THE END. 



19 aprile 2014

Appunti preventivi di viaggio
(sempre in Vietnam)

La programmazione del viaggio prosegue.
Ormai l'itinerario è praticamente definito, abbiamo acquistato altri due voli interni, un paio di escursioni (baia di Halong con un pernottamento in barca e 3 giorni nel nord del paese, con trekking fra le risaie di Sapa e visita al mercato di Bac Ha) e prenotato un po' di stanze di hotel. Abbiamo ancora da organizzare l'ultima settimana, ma - anche se non si direbbe - non abbiamo fretta.
Siccome sono un po' ansiosa e vagamente scassacazzo (roba che Furio Zòccano mi fa una pippa carpiata a due mani), l'altro giorno sono andata sulla pagina della compagnia aerea low cost con cui abbiamo preso il primo volo interno che da HCMC alle 16.35 ci avrebbe portato ad Hanoi. Arrivo previsto ad Hanoi 18.40.
Ma, oVVoVe, scopro che il volo delle 16.35 magicamente è diventato, senza che nessuno si preoccupasse di avvisarci, il volo delle 18.10, con conseguente arrivo ad Hanoi alle 20.15. 
E lo so che 2 ore di fronte all'eternità non sono un cazzo, ma se nelle ultime 24 ore non hai visto altro che hostess, duty free, pranzi in vaschette cuki alluminio, posate di plastica, cielo blu sopra le nuvole and so on, credi a me, posare le chiappe in un letto vero due ore prima fa comunque la differenza.
Ho cercato un indirizzo e.mail a cui esprimere tutto il mio disappunto, ma ho trovato solo il numero telefonico di un call center. A mali estremi estremi rimedi, la poison chiama il call center vietnamita, mettendo le mani avanti, dicendo che chiama dall'italia e scusandosi per il suo inglese. 
La signorina si scusa a sua volta per il disguido, ripete N volte che è tanto tanto dispiaciuta (ma tanto proprio, eh?) ma tutto quello che può fare è spostarci sul volo delle 12.40. Peccato che noi, alle 12.40, si debba ancora atterrare. 
Mentre riattacco autofanculizzandomi mi ricordo che chi più spende meno spende e ringrazio che gli altri voli interni li abbiamo acquistati con la Vietnam Airlines. 
Ma, siccome oltre che ansiosa e scassacazzo sono anche cocciuta, continuo a cercare un indirizzo a cui scrivere a questi signori, e finalmente lo trovo. 
Verba volant, scripta manent, espongo il mio problema come l'avevo raccontato a miss call center, lamentandomi del fatto che nessuno ci avesse avvisato, e dicendo che se avessi voluto volare alle 18.00 avrei comprato il volo delle 18.00 e chiedo (gentilmente, perché, anche se non sembra, so essere molto diplomatica) di venire spostata sul loro volo delle 16.20, visto che ci sono ancora posti disponibili (anche se costano esattamente il doppio rispetto a quanto abbiamo speso noi inizialmente, ma questo non ritengo sia un problema nostro) without payment of any penalty or additional tax. 
E la compagnia ha prontamente risposto, spostandoci, without payment of any penalty or additional tax, sul volo delle 16.20. 
Sperando che non decidano di cambiare nuovamente orario. 
Ma ormai ho il loro indirizzo.

18 aprile 2014

40 carati

Solitamente quando torno a casa dall'ufficio - mai prima delle 19.30 - nutro il gatto, mi preparo cena, allontano il gatto dalla mia cena, lavo i piatti, sistemo due cose, e, come per incanto sono arrivate, e passate, le 21.00.
Mi spalmo sul divano e può succedere, anzi, succede molto spesso, che io perda conoscenza nel giro di cinque minuti.
Qualche sera fa, dopo tutta la routine di cui sopra, prendo possesso del divano e, mentre penso a che cosa guardare, faccio un giro di zapping. E trovo questo film di cui ricordavo l'esistenza, ma, che all'epoca della sua uscita in sala, non avevo minimamente preso in considerazione.
Ho iniziato a guardarlo, e, incredibilmente, l'ho visto fino alla fine senza addormentarmi.
Con questo non sto affatto dicendo che si tratti di un film epocale, anzi. Tutt'altro. Un classico film da tv e divano. Storia abbastanza banale e sviluppo prevedibile, ma nel complesso, si lascia guardare senza far troppi danni. 
Il cast non è nemmeno fra i più scarsi, ci sono Sam Worthington (sì, vabbè), Anthony Mackie, Elizabet Banks, Jamie Bell (oh, l'avevo abbandonato 14enne che faceva le piroette in Billy Eliott e in meno di un mese me lo sono ritrovato in Filth, Snowpiercer, e a breve nella seconda parte di Nymphomaniac. Mah.), Edward Burns, Kyra Sedgwik, Ed Harris e Gènesis Rodriguez, che ignoro chi sia ma è decisamente bella. 
Nick Cassidy è un poliziotto finito in carcere anche se è innocente. Alla prima occasione evade e, per dimostrare a tutti la sua innocenza, dopo aver preso una stanza al Roosvelt Hotel (dimenticavo, siamo a New York) si sistema sul cornicione del 26° piano, minacciando di buttarsi. 
La folla inizia ad accalcarsi in strada, mentre Nick richiede l'intervento di Lydia Anderson, psicologa della polizia, a far da negoziatore. 
Ma Nick non ha realmente intenzione di buttarsi (nonostante dalla strada qualcuno fra la folla lo inciti a farlo), anzi. Tramite un auricolare è in contatto con il fratello, che, aiutato dalla sua ragazza, dovrà introdursi nel palazzo di fronte, dove ha sede la gioielleria di Englander, per rubare un diamante da 40 carati, lo stesso diamante che era stato rubato in precedenza, e per il cui furto era stato accusato proprio Nick. 


17 aprile 2014

lentamente muoro (dal ridere)



E sono certa che Martha Medeiros mi perdonerà.
Tanto sono 14 anni che la signora tenta invano di spiegare al mondo che quella poesia l'ha scritta lei e non Pablo Neruda (che, fra le altre cose, nel 2000 era morto da 27 anni, giorno più, giorno meno) quindi sono certa che non se la prenderà. 
L'altro giorno leggevo un articolo in cui venivano prese in esame le ricerche che laggente fanno su google, diventato ormai a tutti gli effetti il succedaneo dell'oracolo della Sibilla. 
Ma devo dire che nel mio piccolo, anche questo blog mi dà sempre un sacco di soddisfazioni. 


The broken circle breakdown




Come lo spieghi a una bambina di poco più di sei anni dove vanno gli uccelli quando muoiono?


Basato sulla piece teatrale The Broken Circle Breakdown Featuring The Cover-Ups of Alabama, questo film del regista fiammingo Felix van Groeningen faceva parte della cinquina candidata a miglior film straniero agli ultimi oscar. Ma, ahimè, grazie a Fellini, ai Talking Heads, a Scorsese e a Diego Armando Maradona, non ha vinto.
In Italia dovrebbe arrivare in sala fra poco meno di un mese, quindi, signori miei, se non avete ancora avuto modo di vederlo, fatelo. Ovviamente da noi hanno ben pensato di farlo diventare "Alabama Monroe - Una storia d'amore" e no, non voglio né fare commenti né rilasciare dichiarazioni. 
The broken circle breakdown è un film forte e devastante, come devastante può essere la vita, nella sua elementare complessità. 
E' la storia di Didier ed Elise, dagli inizi del loro rapporto alla fine.
Ovviamente diversi ma complementari.
Lei ha uno studio di tatuaggi, e ogni occasione è buona per incidere sul corpo un ricordo, un emozione, un nuovo amore. E quando l'amore finisce lo puoi coprire (cover-up, appunto) con un tatuaggio più grande. Didier non crede che ci sia nulla nella sua vita che valga la pena imprimersi sulla pelle. E' ateo, ama l'America, suona il banjo in un gruppo che fa bluegrass.
Si amano, e nasce Maybelle.
Ma Maybelle si ammala di cancro e la malattia manda in frantumi le loro vite. A partire da quella di Maybelle, per cui tutte le cure si rivelano inutili.
Il cerchio si spezza.
Perché la perdita di un figlio è un fatto talmente innaturale ed inaccettabile da spezzare qualsiasi equilibrio.
E chi rimane si interroga senza trovare una risposta, e cerca di sopravvivere attaccandosi a quello che gli resta. La fede per Elise, la musica per Didier.
Entrambi alla vana ricerca di una spiegazione, o di un colpevole.
Mi è piaciuto parecchio.
Nonostante le scene onirico/visionarie nella parte finale, di cui avrei fatto volentieri a meno, che per fortuna vengono riscattate dalla splendida sequenza finale.





Oh Alabama 
Banjos playing through the broken glass 
Windows down in Alabama. 
See the old folks tied in white ropes 
Hear the banjo. 
Don't it take you down home? 


16 aprile 2014

The Grand Budapest Hotel

Orso d'argento a Berlino, l'ultimo film di Wes Anderson è una favola colorata e nostalgica, in un'Europa immaginaria e immaginata (la repubblica di Zubrowka) ed è, ancora una volta, la storia di un viaggio (o di una fuga), che ci viene raccontata attraverso i ricordi di uno scrittore (Anderson, come viene riportato nei titoli di coda, si è ispirato alle opere di Stefan Zweig) che, durante un suo soggiorno nell'ormai decaduto e lontano dai fasti del passato Grand Budapest Hotel ha occasione di cenare nientemeno che con il misterioso miliardario Moustafa, che gli racconterà la storia di Gustave H., portiere d'albergo ai tempi in cui al G.B. transitava tutta la nobiltà dell'epoca. 
Quando una facoltosa cliente dell'hotel, Madame D. (anche amante di Gustave) viene misteriosamente uccisa, per l'uomo, a cui la donna ha lasciato in eredità un dipinto di inestimabile valore, accusato del suo omicidio, inizierà una rocambolesca fuga, mentre, con l'aiuto dal suo giovane lobby boy Zero, cercherà di provare la sua innocenza e far catturare i veri colpevoli.


La storia è quasi un pretesto per permettere ad Anderson di sbizzarrirsi con le sue invenzioni, ed è per questo - oltre che per non togliervi il piacere durante la visione, che non vi dico di più.
Come sempre la cura maniacale per i dettagli, i colori, i costumi è fondamentale, e qua veramente Wes Anderson è insuperabile. Altrettanto fantastiche sono le caratterizzazioni di tutti i personaggi, su tutti un Willem Dafoe sdentato ed inanellato nel ruolo del cattivissimo Jopling, che, nonostante sia una merda vestita di pelle fa morir dal ridere. E, se anche non mancano morti ammazzati e sparatorie, tutto è trattato in maniera lieve (quasi - in senso buono - frivola) e divertente. Tilda Swinton sembra che abbia firmato un contratto per cui deve rendersi irriconoscibile ad ogni film. Dopo la petulante Mason di Snowpiercer qua interpreta l'84enne Madame D.
Ottimo Ralph Fiennes nella parte di Gustave H, deliziosa come sempre Saoirse Ronan nel ruolo di Agatha, con "una voglia a forma di Messico sulla guancia". 
Nel cast ci sono anche, oltre agli attori già citati, F. Murray Abraham, Edward Norton, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Léa Seydoux, Jeff Goldblum (e il gatto di Jeff Goldblum), Jason Schwartzman, Jude Law, Harvey Keitel, Tom Wilkinson, Bill Murray, Owen Wilson.


15 aprile 2014

Mr. Morgan's last love

L'indifferenza uccide poco a poco, 
ma la dolcezza è assassina.




















Lo so, avevo già parlato di questo film, a dicembre, all'epoca della sua visione.
Ma, approfittando del fatto che non se l'era filato nessuno, io lo riciclo e ve lo ripropongo.
Perché riciclare è politicamente corretto e fa bene. E perché Mr.Morgan è arrivato nelle sale italiane.
Pensate un po', da Mr.Morgan's last love sono riusciti a farlo diventare Mister Morgan - Non è mai troppo tardi per ricominciare. 
Non è mai troppo tardi nemmeno per sperare che la smettiate di tradurre i titoli a cazzo, quindi?
O in questo caso ci dobbiamo rassegnare?
Comunque, in qualunque modo lo si voglia chiamare, secondo me una visione se la merita tutta. Per quanto mi riguarda, io avevo deciso di vederlo perché il protagonista è Michael Caine, che è sempre bravissimo, ma anche perché la vicenda è ambientata a Parigi. E io amo Parigi.
Punto.
Tratto dal romanzo "La Douceur Assassine" di Françoise Dorner, per quanto ne so inedito in Italia (ma potrei sbagliarmi) racconta la storia di un'amicizia profonda, quella che si instaura tra Matthew (Michael Caine) e Pauline (Clémence Poésy, molto brava).
Matthew è americano, anziano professore di filosofia in pensione che vive a Parigi, ma senza aver mai imparato a parlare francese. Tanto lo parlava sua moglie. Ma Matthew è rimasto vedovo, e con la morte della sua amata Joan (Jane Alexander)  lui ha perso l'entusiasmo e la voglia di vivere. 
L'incontro con Pauline, che avviene casualmente su un autobus, risveglierà nell'uomo un minimo interesse per la vita, e la ragazza, sempre sorridente e ottimista, gli farà riscoprire i piccoli piaceri della quotidianità, dalla passeggiata nel parco all'hot dog mangiato su una panchina. 
Nessun rapporto morboso, non c'è sesso, non c'è seduzione. Solo l'incontro di due solitudini differenti.
Ma la dolcezza di Pauline è in qualche modo devastante per Matthew, che, una sera, tornato a casa, prenderà una dose massiccia di sonniferi.
Ricoverato in ospedale verrà raggiunto dai due figli, con i quali ha un rapporto conflittuale, soprattutto con Miles, che, incontrando Pauline in ospedale, la accuserà di voler sedurre l'anziano padre. 
Una commedia malinconica ed agrodolce, che riesce a far riflettere e commuovere (fortunatamente senza diventare un melodrammone strappalacrime), nonostante sul finale si perda un po' la spontaneità che si vede all'inizio. 

14 aprile 2014

L'importanza di chiamarsi Ernesto



Ho letto tutto Oscar Wilde attorno ai 20 anni. 
E, sempre a 20 anni entravo per la prima volta al Père-Lachaise, per il mio pellegrinaggio fra le tombe di Jim Morrison, Edith Piaf, Marcel Proust, Moliere, Chopin, Isadora Duncan, e, ovviamente Oscar Wilde.
Confesso che rimasi un po' interdetta di fronte a quel monumento funebre, con quella che a me sembrava una brutta sfinge, e ancora oggi resto dell'idea che se fosse vera la frase che gli viene attribuita in punto di morte, "O se ne va questa carta da parati o me ne vado io!" (Either this wallpaper goes, or I do!), riferendosi alla brutta tappezzeria della camera in cui si trovava, avrebbe preso a martellate questo obbrobrio. All'epoca non era ancora di moda ricoprire la tomba di baci col rossetto, pratica che ha avuto inizio nel 1990, e il 30 novembre del 2011 (anniversario della morte di Wilde) è stata posta davanti alla tomba una vetrata protettiva, dato che i numerosi interventi di pulizia delle tracce d’inchiostro e di rossetto avrebbero danneggiato gravemente la pietra facendola diventare molto porosa e fragile.
Ma torniamo a noi.
Questa commedia in tre atti venne rappresentata per la prima volta a Londra nel 1985 e riscosse un successo strepitoso, ma breve. Infatti venne tolta dal cartellone dopo appena 6 repliche, a causa dello scandalo in cui rimase coinvolto Wilde, dopo aver querelato Lord Queensberry che lo aveva accusato pubblicamente di sodomia.
Ovviamente la traduzione in italiano non ha alcun senso, in quanto il titolo originale (The importance of being Earnest) usa un gioco di parole tra il termine "earnest" (serio, sincero) e il nome "Ernest", che, in inglese, si pronunciano nello stesso modo. 
Ma la commedia rimane assolutamente godibile, con il gusto del paradosso e permeata di quel sano cinismo che si prende gioco del periodo vittoriano, ma che, incredibilmente, risulta attuale ancora oggi.
E infatti la settimana scorsa sono andata a vederla a teatro.
La storia, per chi non la conoscesse, è questa
Portata in scena da Geppy Gleijeses, definito dalla critica teatrale "l'erede di Eduardo" (mah. Sarà), vede lo stesso Gleijeses nel ruolo di Worthing, e, scelta che io ho trovato alquanto bizzarra, e che, sinceramente, mi ha convinto davvero poco, Marianella Bargilli nel ruolo di Algernon. Siccome questa cosa mi incuriosiva (possibile che non si sia trovato un uomo che potesse ricoprire il ruolo?) sono andata a curiosare. Per scoprire che la Marianella in questione aveva partecipato alla terza edizione del Grande Fratello (e io me la ricordo grazie ai programmi della Gialappa's) e che, casualmente, è diventata la moglie di Gleijeses. E ditelo subito, no?
In ogni caso, superato lo stupore iniziale, ci si fa l'abitudine. 
E, appena compare in scena Lucia Poli nel ruolo di Lady Bracknell, si è disposti a perdonare tutto, Algernon versione Marianella compreso.
Semplicemente fantastica.
Infatti, non a caso, al termine gli applausi più fragorosi, sono stati riservati a lei.
Grandissima.


12 aprile 2014

True Detective #7

"Immagino che avrei potuto fare il pittore. Sai, tipo storico. Vecchie scene, nuovi dettagli."
"Sì, sì... Dipingi molto?"
"No
E' un po' tardi per intraprendere quella strada, immagino.
Una vita basta a malapena per diventare bravo in una cosa".


11 aprile 2014

Reazione a catena

La splendida Amore_Immaginato, che prima o poi devo decidermi ad andare a trovare ché da quando si è trasferita in terra lombarda non ci si vede più e io quando arriva il week end mi faccio prendere da tutta la pigrizia del mondo e passo il tempo a ciondolare per casa senza concludere nulla, forse per punirmi mi ha nominata a questo giochino dove tanto per cambiare non si vince nulla, ma ci si fa un po' i cazzi degli altri, che si sa, male non può fare. O forse sì, dipende. 
In ogni modo, le regole, gira e rigira, son più o meno sempre quelle, ovvero:

1) rispondere alle 10 domande
2) nominare altri 3 fortunati blogger(s) che a loro volta nomineranno altri 3 blogger(s) che a loro volta... (ad libitum)
3) inventarsi 10 domande da fare ai nominati (che a loro volta inventeranno 10 domande ecc.ecc.)
4) avvisarli nei loro blog e sperare che non ti mandino a cagare.


Ed ecco le domande di A_I a cui non vedevo l'ora di rispondere:
1) Sei felice?
Felice è una parola grossa. Diciamo che a volte sono serena. E il resto del tempo cerco di non pensarci.
2) Se potessi tornare indietro nel tempo cosa faresti che non hai fatto?
Il liceo artistico. E inizierei a tatuarmi prima. 
3) Ti piaci?
Nì. Ogni tanto sì, dai. 
4) Quanti anni hai?
Fanculo. 49.
5) Se potessi salvare un solo libro o un solo film, quale sceglieresti?
Questa è davvero difficile. Come film direi quello che potrei guardare tutti i giorni senza stancarmi mai, ovvero Un mercoledì da leoni. Almeno vado sul sicuro. Per il libro oggi mi viene da rispondere Norvegian Wood di Haruki Murakami. Domani potrebbe cambiare. 
6) A cosa pensi prima di dormire? 
Cerco di non pensare a nulla, altrimenti rischio di non addormentarmi. 
7) Hai un profilo facebook? Se no perchè? Se si perché?
L'avevo. Poi ho smesso quando mi ha chiesto l'amicizia un collega che quando mi incontra nei corridoi dell'ufficio nemmeno mi saluta. Voglio dire, ma sei scemo o mangi sassi? 
8) Quanto mi stai odiando da 1 a 10?
6. Ché la sufficienza non si nega a nessuno.
9) Se potessi vivere in un tempo diverso, quale sceglieresti?
1850, nel selvaggio west. La Calamity Jane dei poveri. 
10) Ti è costato fatica rispondere a queste domande?
No, figurati. Non vedevo l'ora! 

E adesso veniamo alle 10 domande che pongo a... uh, che roba difficile. 
Diciamo che chi passa di qua e ha voglia di rispondere lo può fare, che poi se no A_I si incazza che ho tirato spezzato la catena.

1) Muori. Ma hai la possibilità di reincarnarti. Se potessi scegliere, chi o cosa vorresti diventare? 
2) Devi emigrare. Dove vai? 
3) Toglietemi tutto ma non... 
4) Cioccolato al latte o fondente? 
5) L'onorevole Razzi ci è o ci fa? 
6) Il film più brutto che tu abbia mai visto.
7) Sauna o bagno turco? 
8) Di cosa hai paura?
9) Cosa ti manca?