21 marzo 2017

Condominio.
Homo condomini lupus.

E infatti ieri sera, pur non abitandoci ancora, ho partecipato alla mia prima assemblea di condominio. 
Che è iniziata alle 18.10 ed è terminata alle 20.20. E' stato molto bello. 
E niente, sono davvero contenta. Molto contenta. 
A giudicare dai presenti, credo di essere la più giovane lì dentro. E, considerato che ho la metà degli anni di Rockfeller, fatevi due conti. Praticamente il condominio è la versione sabauda della Baggina. 
Ho il dubbio che la signora che abita sotto di me sia una rompicoglioni da competizione. E' riuscita a lamentarsi perché in giardino c'è, da DUE giorni, un contenitore con dentro delle macerie. Che, nella fattispecie, provengono dalla fabbrica del duomo dal mio appartamento. E che sono in un angolo del giardino e non rompono il cazzo a nessuno.
Quasi a nessuno.
Lei è riuscita a dire che, quando apre la finestra, quel sacco le rovina il panorama. Se a qualcuno fosse venuto qualche dubbio, no, non ho preso casa nel parco della Mandria, né a Villa della Regina, ma in una via con pochissimo appeal e, soprattutto, ZERO panorama. Ma tant'è. Ovviamente stamattina le macerie sono scomparse.
Per dirvi la simpatia, quando è andata via non mi ha nemmeno guardato in faccia, figuriamoci salutarmi. 
Credo che una delle prime cose che farò - appena mi sarò trasferita - sarà alzarmi di notte e camminare coi tacchi a spillo per tutta casa, così, per dimostrarle il mio affetto.
A parte questo, ho scoperto (con immenso piacere, ça va sans dire) che quando piove le cantine diventano la succursale torinese di Yerebatan Sarayi, solo un po' più brutte, che sottoterra c'è una cisterna piena di scorie, e che il cortile ha delle pendenze fatte a cazzo (scusate se non mi viene un termine più tecnico) per cui, sempre quando piove,  ci si possono fare i fanghi.
E quindi non vogliamo riparare tutte cose? Ma minchia, certo, facciamolo subito!
Quanto costa? 
Bah, tra una roba e l'altra son 30mila euro malcontati. 
Nonostante tutto continuo ad essere pervasa da un ingiustificato ottimismo, e mi consolo pensando che, se fossi rimasta a poisonville, avrei dovuto comunque sostituire la caldaia. 

Yerebatan Sarayi, Istambul

20 marzo 2017

La realizzazione di un progetto mal pianificato richiede il triplo del tempo previsto; quella di un progetto pianificato con la massima attenzione solo il doppio.

Ciao, sono la poison, quella con un blog che non aggiorna da prima della notte degli oscar, dove, con sommo godimento, anche se con una figura da cioccolatai, ha vinto il mio film preferito. E pronosticato. Ma chissenefrega, anche.. 
Perchè non scrivo? Mica perchè abbia smesso di andare al cinema, sia chiaro. Semplicemente ho smesso di parlarne, perchè nel frattempo, dopo lallero, ho visto Jackie, Manchester by the sea, T2Trainspotting, Fences, Hidden Figures, e, come ogni cinefila che si rispetti, financo John Wick capitolo 2. Magari quando esce il terzo, riprendo a scrivere. 
Al momento sono soltanto una donna che corre. Corre per arrivare in ufficio in tempo, corre abbandonando l'ufficio per recarsi a vedere come procedono i lavori di ristrutturazione, cagando il cazzo a muratori, elettricisti, idraulici e piastrellisti.
Mi sono resa conto che, inconsapevolmente, ho comprato la fabbrica del duomo(*). I lavori proseguono, ma con un po' di ritardo. E io non riuscirò ad abbandonare la residenza di poisonville nel tempo stabilito. Per fortuna che i signori che hanno comprato casa mia sono dei signori davvero, e mi lasciano "slittare" di una settimana. Altrimenti ero nella melma. Ma, a parte questo, i due amanuensi della piastrella stanno facendo un bel lavoro. Quando, ingenuamente, la settimana scorsa chiesi: "ma per venerdì finite?" (era lunedì) loro mi hanno guardato nel modo in cui si guarda una merda sul tappeto del salotto e mi hanno risposto "venerdì? nnnnooooooooooo, questo dificile, forse mercoledì prosimo, giovedì... noo, venerdì nooo...".

E niente, quindi al momento, in un tempo in cui probabilmente un piastrellista normale sarebbe riuscito a pavimentare due volte la galleria di Diana, io non ho ancora il rivestimento del bagno. Ma so che gli amanuensi della piastrella faranno un gran lavoro. Con tutto il tempo che ci stanno mettendo voglio vedere se riescono pure a farlo male. 
In compenso ho già scelto i colori per le stanze. Il grigio in tutte le sue varianti, roba che le cinquanta sfumature sono roba per principianti. Nel frattempo la casa non più mia sembra un campo di battaglia, dove i mobili hanno lasciato il posto a montagne di scatoloni. Ogni tanto mi metto lì, li guardo e mi faccio prendere dallo sconforto pensando al momento - abbastanza prossimo, tra l'altro - in cui dovrò aprirli e disfarli. 
Che inscatolare in fin dei conti è facile. E dopo che viene il bello. Ma soprattutto mi chiedo come farò a stipare il contenuto di una casa di tre piani in un misero appartamento da 95. Credo che inizierò ad infilarmi roba nelle mutande come Eta Beta, non vedo altre soluzioni. 


(*) fabbrica del duomo
• Opera, situazione o azione che si trascina nel tempo senza mai concludersi.
Nel 1387 venne istituito a Milano un organismo che portava questo nome, composto di sette membri fra laici ed ecclesiastici, che aveva il compito di provvedere all'amministrazione, alla conservazione e alla disponibilità per il culto del Duomo. Approvato dal Ministero degli Interni, è tuttora operante e continua a curarsi delle opere di manutenzione che sono continuamente necessarie. Lo stesso tipo di organismo opera inoltre con gli stessi fini in molte altre città.